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Perisic ritrova Conte e chiude il cerchio: lui e l'Inter non avranno rimpianti

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Perisic Getty

"Stiamo lavorando, ma le risposte non sono positive. Non penso sia adatto per fare il ruolo che gli chiedo. L'unico posto in cui in questo momento può giocare è da attaccante". Era iniziato tutto così. Estate 2019, Antonio Conte in uno dei suoi classici tackle in conferenza stampa aveva praticamente accompagnato alla porta Ivan Perisic. A poche settimane dal suo arrivo all'Inter, l'ex commissario tecnico era rimasto già deluso dai primi tentativi di incastonare il croato nel suo mosaico. Da quinto non funzionava (pur sembrando perfetto per doti atletiche e tecniche), in attacco gli obiettivi erano sicuramente altri. Strano, si diceva in giro. Conte non è certo uno che getta la spugna dopo così poco tempo. In quel caso, però, era evidente che nulla potesse fargli cambiare idea. 


Il ritorno in Germania

Come se, al di là delle questioni tattiche, non vedesse in Perisic la disponibilità al confronto e all'ascolto. Era un'Inter quella con meno certezze di ora, nello spogliatoio c'erano ancora questioni irrisolte e per lavorare sulla mentalità di alcuni elementi serviva del tempo che Conte, ossessionato dalla vittoria, non intendeva dare nemmeno a se stesso. Inevitabile quindi la separazione, in prestito solo perché in giro per l'Europa non c'erano club disposti a scommettere sull'ex Wolfsburg con tanta convinzione. Il Bayern Monaco se lo aggiudicò forse senza nemmeno rendersi del tutto conto del colpo fatto. Al ritorno in Germania, con 10 gol e 8 assist in 32 presenze, ci fu modo di ritrovare il sorriso e mettere la firma su un Triplete neanche lontanamente nei piani nell'estate in cui Conte all'Inter lo aveva accompagnato alla porta.

Perisic

Sliding doors

Al ritorno all'Inter non trovò un tappeto rosso ad accoglierlo. Buona parte di tifosi e addetti ai lavori consideravano il rapporto con la piazza compromesso, ma lo spirito di Perisic rispetto ad un anno prima era diverso e questo alla lunga ha iniziato a fare la differenza. Conte decise di tenerlo in rosa, preferendogli all'inizio Ashley Young, fino all'harakiri dell'inglese in Coppa Italia contro la Juventus. Il fallo da rigore su Cuadrado fu ingenuità che il tecnico non riuscì a perdonare: quell'episodio cambiò le gerarchie lì a sinistra in stagione e non solo. Da quel momento Perisic è diventato padrone della corsia mancina, lavorando quotidianamente sui suoi limiti e mostrando progressi in grado di far stropicciare gli occhi allo stesso Conte. Quello successivo, è stato l'anno della consapevolezza e della definitiva consacrazione da esperto del ruolo. Arretrando di qualche metro, praticamente mai tradito dal proprio fisico, il croato ha garantito copertura in difesa e appoggio incondizionato alla fase offensiva. Una risorsa che in pochi possono permettersi in Serie A e che al giorno d'oggi può fare davvero la differenza.

Da Conte a Inzaghi

Sembrava fosse l'allenatore il segreto della sua rinascita e probabilmente lo è. Ma non il solo. Perché il cambio di panchina della scorsa estate ha portato addirittura ulteriori vantaggi a Perisic, all'alba dei suoi 33 anni. La stagione appena conclusa è la migliore della sua carriera. 9 gol e 10 assist indicano che il vero cambiamento è partito proprio da lui e che la voglia di mettersi in gioco in un nuovo spartito ha fatto davvero la differenza. Inzaghi non è riuscito a fare a meno di lui, nemmeno quando dal mercato è arrivato un altro specialista del ruolo come Robin Gosens. Perisic è stato trascinatore, uomo della provvidenza nei momenti di difficoltà, perfino risolutore quando l'attacco ha faticato a fare il suo dovere. La doppietta in finale di Coppa Italia con la Juventus l'apice di un percorso tra diverse difficoltà e una continuità di rendimento a lungo inseguita e raggiunta solo nell'ultimo anno e mezzo. 

Ora il cerchio si chiude: zero rimpianti per lui e per l'Inter

Sul più bello, però, le strade sembrano ormai destinate a dividersi. Con un contratto in scadenza a giugno, Perisic è finito nel mirino di diversi club in Germania e in Inghilterra e l'ipotesi di una esperienza in Premier League sembra avergli procurato nuovi stimoli difficili da ignorare. Assolutamente legittimo. Ad attenderlo al Tottenham c'è proprio Antonio Conte, che prima lo aveva esiliato e poi lo ha riaccolto all'Inter e anche grazie a lui ha vinto lo scudetto in nerazzurro. Il ricongiungimento tra i due è chiusura di un cerchio che non lascia alcun rimpianto. Né per Perisic, che strapperà l'ultimo contratto importante della carriera e si cimenterà in un nuovo campionato con un tecnico che lo conosce e (ora) ha piena fiducia in lui, né per l'Inter, consapevole di aver fatto il massimo per provare a trattenerlo. Un biennale a 5 milioni (poco più dell'ingaggio percepito finora) più bonus era il massimo che Marotta e Ausilio, costretti a ragionare in prospettiva e fare i conti con i diktat della proprietà, potessero proporgli. Toccherà a Inzaghi lanciare definitivamente Robin Gosens, tenuto in naftalina finora. Con una grande consapevolezza: nella sua miglior stagione in Italia (12 gol e 8 assist nel 20/21), il tedesco ha già dimostrato di poter far meglio di chi gli adesso gli ha lasciato il posto.

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