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Backstage - Un papà “Campione” e la Romagna nel sangue: Filippo Bertaccini e un sogno chiamato Cesena

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Su GOAL arriva Backstage: il racconto delle storie più curiose, dei retroscena e dei personaggi più cool della Serie B

Un Cavalluccio come stile di vita e un sogno da realizzare. Filippo Bertaccini è l’ultimo luminoso prodotto del settore giovanile del Cesena, reduce dai primi minuti collezionati in Prima squadra. Romagnolo doc, il suo sogno di arrivare a vestire la maglia bianconera si è coronato lo scorso 23 novembre, dopo una vita a prepararsi per l’appuntamento.

“Vengo dalle giovanili, ho iniziato a giocare nel Cesena quando avevo sette anni. Sono sempre stato tifoso, andavo allo stadio con mio padre e con mio zio. Mi divertivo, era un momento bellissimo”.

I colori di questo club scorrono nelle sue vene sin dalla tenere età, come Bertaccini racconta in esclusiva a GOAL.

“Tu entri nel Cesena e sogni di arrivare a quel momento: non si entra in questo club per arrivare a farti notare da altre società, ma per giungere a quelle emozioni lì”.




CHI È FILIPPO BERTACCINI

Filippo Bertaccini nasce il 4 marzo del 2007. Cesenate doc, sin da piccolo, grazie al papà, vive di pallone, iniziando a giocare nella Nuova Virtus Cesena, prima di approdare al suo attuale club a soli 7 album ben 2014.

Centrocampista con ottime doti offensive, oggi Filippo è uno di quei calciatori che rappresentano il futuro del Cesena, come testimoniato dalla fiducia con cui Mignani, allenatore dei romagnoli, lo ha fatto esordire nel finale della gara contro il Monza. 

LA GIOIA DELL’ESORDIO

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L’esordio è arrivato al minuto 83 di Monza-Cesena. Con il Cavalluccio sotto di un goal e a caccia del pareggio, Mignani ha deciso di buttare Filippo nella mischia: un segnale della grande fiducia riposa nei suoi confronti dal club e dal suo allenatore. 

”.Quando sono entrato - racconta Bertaccini - avevo proprio l’emozione di rappresentare il mio popolo, la mia città, di difendere i colori della maglia. È inspiegabile quello che prova un ragazzo di Cesena che gioca per la squadra della sua città”.

TRE CAMBI DI RUOLO

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Sebbene oggi sia centrocampista, Bertaccini ha una storia calcistica molto curiosa: da bambino faceva il portiere come il papà, suo mentore indiscusso: 

"È stato mio padre a dirmi di cambiare ruolo. Io in porta mi divertivo, L’anno prima che mi prendesse il Cesena un giorno torna a casa e mi dice che, se avessi voluto fare il calciatore, avrei dovuto togliermi i guantoni”

Il consiglio viene preso immediatamente alla lettera, passando dal ruolo di chi dovrebbe evitare le reti avversarie a chi, le porte, le vuol gonfiare.

“Dopo aver lasciato la porta, ho iniziato a fare l’attaccante, ruolo che ho svolto fino a 17 anni, con una media goal di 12/13 a stagione. Nell’Under 18 arriva mister Lampignotti e dopo avermi osservato in allenamento mi chiede se me la sentissi di fare il mediano. Inizialmente non ero molto convinto, perchè passi dal vedere la porta al vederla molto meno. Poi mi sono reso conto mi piacesse, mi ha trovato il ruolo…”

 


LO SCUDETTO DA MATCHWINNER

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Bertaccini col Cesena vince due Scudetti nelle giovanili, di cui uno in cui fu decisivo nella Finale contro il Vicenza, con la rete che regalò il tricolore ai romagnoli. 

”Fu un successo che ho particolarmente a cuore. Mio padre venne esonerato dalla società biancorossa quell’anno, faceva il preparatore dei portieri, Mettere la firma su quel trionfo fu particolare, anche perchè vincere con il Cesena, ottenere il secondo Scudetto consecutivo, fu incredibile”.

IL PAPÀ DAVIDE NEL CERVIA DEI “CAMPIONI”

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Il papà Davide, oltre a essere stella polare nella carriera di Filippo, è stato anche un calciatore. Fra i pro ha giocato con Civitanovese, Fermana e Fiorenzuola ma è stata l’esperienza al Cervia a farlo conoscere al grande pubblico. Bertaccini sr, infatti, difese la porta del club nella prima edizione di “Campioni, il Sogno”, reality show andato in onda su Mediaset nei primi anni duemila, conclusa con la promozione in Serie D dei gialloblu.

”Mio padre è stato fondamentale per me e per il mio percorso - sottolinea Filippo”. È molto competente, sia per quanto riguarda il calcio che tutto il resto. È un valore aggiunto e molto del merito di quanto io abbia ottenuto fin qui lo devo a lui e a mia madre”

CESENA, MODELLO SIMILE AL BILBAO

Quella cesenate, comunque, si conferma una scuola formidabile. Negli ultimi anni sono stati diversi i calciatori usciti dall’Academy bianconera: da Berti ai fratelli Shpendi. Un modus operandi che, con i dovuti parallelismi, ricalca quanto fatto dall’Athletic Club di Bilbao: puntare su giocatori del territorio. Per i biancorossi sono i baschi, per il Cesena sono romagnoli, come sottolineato da Bertaccini: 

“I giocatori sono quasi tutti della zona, magari si fanno 2-3 acquisti aggiuntivi, da fuori. Ma il club punta tanto sull’appartenenza alla maglia, possiamo dire un po’ che siamo l’Athletic Club d’Italia".

 

SOGNARE? "SI PUÒ"

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Il Cesena, quarto in Serie B, sogna il ritorno in Serie A. 

”“Io penso che questo Cesena sia una squadra molto giovane con qualche elemento come Castagnetti e Arrigoni che è utilissimo per equilibrare il gruppo. Mister Mignani è bravissimo, l’ambiente è spettacolare e replica l’appartenenza che c’era nelle giovanili”

È possibile coltivare grandi ambizioni dunque?

“Sognare bisogna sognare, ma il campionato è ancora lungo. Ce la mettiamo tutta per la piazza e per tutti quelli che ci vogliono bene”.

Parole da giovane leader, firmate Filippo Bertaccini.