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Chi è Devin Ozek, il direttore sportivo del Fenerbahce: dal Bayer Leverkusen “invincibile” al nuovo progetto vincente in Turchia

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A 28 anni ha costruito il Leverkusen campione di Germania e finalista di Europa League: ora, a 30 anni, guida il club turco, in lotta per la vittoria del campionato e protagonista in Europa.

Un lavoro incredibile dietro le quinte. Dietro ogni grande squadra e un grande allenatore c’è sempre la mano di un direttore sportivo e la sua impronta. Un fattore. 

A 28 anni Devin Ozek, classe 1995, ha scritto la storia del Bayer Leverkusen che “ha lasciato un’impronta nel calcio europeo”, vincendo la Bundesliga e fermandosi soltanto in finale di Europa League contro l’Atalanta. Oggi è al timone del Fenerbache, in piena corsa per la vittoria del titolo di Super Lig in Turchia, in un duello serrato e avvincente con il Galatasaray, e per la qualificazione agli ottavi di finale di Europa League

Alla spinta tedesca su organizzazione e processi, Ozek ha unito un profilo internazionale fatto di viaggi, relazioni e negoziazioni.

“Il mio prossimo passo sarà diventare il direttore sportivo di una società”, aveva detto Ozek spiegando di “considerare diverse opzioni”. 

La sua nuova ‘creatura’ si chiama Fenerbahçe, che lo ha nominato Football Director dopo la separazione dal precedente ds Mario Branco.

DAL CAMPO ALLA SCRIVANIA

Nato nel 1995 in Germania, Ozek è figlio di madre tedesca e padre turco, con un passato da calciatore nelle categorie inferiori tedesche e un ritiro precoce nel 2016 a 21 anni. 

Nel 2017 inizia la carriera dirigenziale come scout e football career manager presso Rolfes & Elsasser, società legata a Simon Rolfes. Nel 2021 Ozek entra al Bayer Leverkusen come scout e poi come responsabile delle relazioni internazionali, fino al ruolo assunto nell’estate 2022 da assistente direttore al fianco del DS Simon Rolfes. 

Ozek possiede licenza UEFA B e parla fluentemente turco, tedesco e inglese.

IL MODELLO BAYER: STRUTTURA, RUOLI E METODO

Nell’avventura al Bayer Leverkusen, Devin Ozek opera sotto Simon Rolfes, CEO per l’area sportiva. 

In quel periodo lavora al fianco di Kim Falkenberg per quanto riguarda scouting e ricerca e si occupa di ciò che riguarda la pianificazione della prima squadra: l’individuazione dei profili necessari, le trattative in mercati specifici, la gestione dei prestiti e lo sviluppo delle relazioni internazionali 

Tra i meriti di Ozek nei suoi quattro anni al Bayer c’è quello legato al mercato in uscita, come ha sottolineato lui stesso in un’intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio

“Abbiamo lavorato molto per ottimizzare il meccanismo della cessione dei calciatori”, ricordando che “prima avevamo problemi nel vendere”, soprattutto nel piazzare i profili fuori dal progetto.

“DIREZIONE CHIARA E IDENTITÀ”

Ozek ha provato a descrivere il ruolo del direttore sportivo, definendolo in continua evoluzione: “Deve dare una direzione chiara al progetto tecnico” e fare “un’analisi approfondita di tutti gli aspetti del club”. 

Nella sua definizione, è decisivo “capire il contesto” nazionale e internazionale, l’ambiente e la comunità dei tifosi per identificare uno stile di gioco; poi bisogna “creare un’identità calcistica” che possa funzionare nel campionato e nel budget. 

Una volta definito lo stile, nella filosofia di Ozek si stabiliscono profili specifici per ruolo e si sceglie un allenatore “perfettamente allineato” ai principi del progetto, così da consentire al club di cambiare tecnico nel tempo “partendo da un sistema di base”.

SCOUTING E GIOVANI: DATI, CAMPO E PIANIFICAZIONE

Nella fase di ricerca e scouting, Ozek descrive un modello in due aree: “dimensione legata ai dati” e “sensazioni reali” percepite dal vivo, sottolineando però che “lo scouting tecnico, quello dal vivo, è il lato più importante”. 

Per Ozek servono “intuito e fantasia” sia sui giovani sia sui calciatori affermati, ma la premessa è conoscere bene la propria squadra e “di cosa hai realmente bisogno”, così da immaginare l’inserimento dei profili in rosa. 

La gestione dei giovani, aggiunge, richiede coerenza: se un club intende far crescere un attaccante come “numero nove” o come alternativa, non può poi “ingaggiare due centravanti nella stagione precedente”, perché serve un piano medio-lungo per la prima squadra. 

Ozek insiste anche sulla necessità di allenare i talenti con i “grandi”, lavorando talvolta in modo individuale per colmare gap tecnici o fisici, e sul principio di non tenere “un giovane in panchina per due anni”, valutando anche il prestito per fargli vivere intensità e pressione del professionismo.

“CREATIVITÀ ED ESUBERI”

Ozek sintetizza la sua filosofia trasferimenti in due punti: “Provare a reclutare giocatori che normalmente non potresti ingaggiare” e “cercare di vendere con successo i giocatori fuori dal progetto”. 

Nel suo bilancio, rivendica che prima della sua esperienza “le squadre tedesche facevano molta fatica a smaltire gli esuberi”, mentre nel lavoro al Bayer il tema è diventato centrale. 

Tra le operazioni più importanti, Ozek indica il prestito di Kossounou all’Atalanta per 5,5 milioni come “prestito secco più oneroso” e lo collega alle relazioni nate durante la finale di Europa League. 

Sul perché le uscite contino quanto le entrate, Ozek spiega che vendere chi non rientra più nei piani “crea spazio in rosa”, riduce il monte ingaggi e genera profitto extra, alzando il livello medio e migliorando l’ambiente nello spogliatoio.

DALL’ITALIA AL MEDIO ORIENTE

L’Italia, per Ozek, è “uno dei mercati più stimolanti” perché qui “il calciatore è ancora visto come una stella”. 

"Ci si incontra molte volte prima di chiudere una trattativa” e la frase tipica è “Vieni a Milano e poi vediamo”, mentre in Germania “si preferiscono le call”; aggiunge che può accadere di ritrovarsi con “il triplo delle persone” attese e, senza appuntamenti fissati, anche “10 appuntamenti in un giorno”. 

Ozek osserva inoltre che in Italia circolano “moltissime informazioni pubbliche” sui calciatori e che il giudizio sulla persona incide su quello delle prestazioni, e torna sul tema degli esuberi sostenendo che le squadre italiane hanno spesso difficoltà a liberarsene, nella sua valutazione riportata dall’intervista.

Sul Medio Oriente, Ozek spiega di essersi specializzato in un mercato con dinamiche diverse: “Non trattano per telefono, devi essere lì di persona”, e racconta di aver avuto anche 5 incontri senza parlare di calcio, per poi chiudere “in 5 minuti” al sesto. 

Secondo il DS del Fenerbahce, l’idea “Ho un esubero, lo piazzo in Arabia” è sbagliata perché, avendo risorse enormi, “sono loro a poter scegliere” chi comprare, considerando il vincolo delle liste di calciatori locali da schierare. 

In tema di operazioni, Ozek è stato l’artefice della prima cessione del Leverkusen verso quell’area, con l'ex Roma Sardar Azmoun ceduto allo Shabab Al-Ahli di Dubai, oggi allenato da Paulo Sousa.

LE RELAZIONI

Ozek lega il suo metodo alle pubblica relazioni sviluppate nella precedente esperienza nella società di Rolfes. 

Avere un’ampia rete di relazioni mi permette di trovare la soluzione migliore per club, calciatori e agenti”, spiegando che il background da procuratore lo ha portato a ritenere il ds “proattivo” e non in attesa delle proposte degli agenti. 

Nel suo approccio, la società deve muoversi per “sistemare le varie situazioni” - anche perché il giocatore ha un contratto - e deve lavorare in modo attivo con agenti e calciatori.

LA SCINTILLA CON ROLFES E IL TEST IN AZERBAIGAN

La svolta che lo ha portato vicino a Simon Rolfes nasce da una scelta istintiva: Ozek racconta che vide Rolfes in tv annunciare il ritiro e l’intenzione di diventare manager, e decise di scrivergli senza avere contatti, provando indirizzi e-mail “a caso”, come ha raccontato lui stesso nell’intervista a Cronache di Spogliatoio

A una di quelle mail arrivò davvero risposta: dopo una chiamata Skype, Rolfes lo testò per mesi e lo mandò a seguire un torneo in Azerbaigian chiedendogli i tre migliori giocatori; poi confrontarono le liste e “i tre nomi erano uguali”, episodio che Ozek ricorda come il “match perfetto” e inizio della collaborazione. 

Quando Rolfes entrò nel management del Bayer, Ozek è stato chiamato a lavorare con lui, con confronti continui su ricerca, acquisti e cessioni insieme al team scouting e recruiting.

XABI ALONSO E LE CESSIONI TOP “IN 36 ORE”

Ozek attribuisce un ruolo decisivo a Xabi Alonso: “Appena l’ho incontrato, ho subito avuto chiaro che sarebbe stato un allenatore top”, descrivendone “aura” e accuratezza nei meeting, con conoscenza ampia dei calciatori e capacità di entrare in campo durante gli allenamenti per mostrare cosa voleva. 

Ozek ha avuto un ruolo nel processo di nomina di Alonso e in alcune operazioni di mercato, come quelle di Grimaldo e Boniface e alla cessione di Moussa Diaby all’Aston Villa.

Su Granit Xhaka, Ozek definisce l’operazione un “grande colpo” firmato da Carro e Rolfes e parla di lavoro di squadra anche sulle trattative chiuse “in 36 ore”: Kossounou ceduto all’Atalanta e Mukiele preso dal PSG, con Ozek ha definito l’affare “in Italia” mentre Rolfes e Falkenberg chiudevano a Parigi nello stesso momento.

L’APPRODO AL FENERBAHCE

L’approdo in Turchia nasce da una riorganizzazione del Fenerbahce: “Il nostro club ha implementato un’operazione di ristrutturazione per stabilire una gestione più efficace ed efficiente per la prima squadra”, ha spiegato il club turco nella nota ufficiale in cui nomina Devin Ozek Football Director

Il classe 1995 è stato definito “una delle stelle nascenti in chiave dirigenziale del calcio tedesco”, sottolineando il “ruolo fondamentale” ricoperto nella stagione del titolo di Bundesliga del Bayer 04 Leverkusen e nella crescita europea del club tedesco. 

Nella sua prima finestra di mercato Ozek è riuscito a chiudere operazioni di rilievo in entrata come Akturkoglu dal Benfica, Dorgeles Nene dal Salisburgo, Ederson dal Manchester City, Marco Asensio dal PSG e Archie Brown dal Gent (quest’ultimo soffiato al Milan in extremis) e in uscita come Akcicek all’Al-Hilal e Diego Carlos al Como.

E i risultati parlano chiaro: il Fenerbahce resta in piena corsa per la vittoria del titolo in Turchia, con zero sconfitte dopo 17 gare, e viaggia da alta velocità anche in Europa nella League Phase di Europa League.

Giovane ed esperto. Devin Ozek si sta confermando al Fenerbahce: per il classe 1995 la conferma in Turchia dopo il ‘miracolo’ Leverkusen.