La nuova Ferrari per il prossimo Mondiale di F1 si chiamerà SF-26. Ieri l’annuncio del nome della monoposto che sarà ufficialmente presentata il prossimo 23 gennaio. Una scelta evidentemente nel segno della concretezza, senza troppi slanci di fantasia, perché è dal 2023 che il Cavallino sceglie senza interruzioni la denominazione acronimo di Scuderia Ferrari con le due cifre dell’anno di gara. E come per le sorelle che l’hanno preceduta, anche questa monoposto sarà gravata di parecchie responsabilità, su tutte quella di lottare per un Mondiale piloti che Maranello insegue ormai dal lontano 2007, quando Kimi Raikkonen si laureò ultimo iridato della Ferrari. Ancora più urgente, a dir la verità, sarà il ritorno alla vittoria di un GP, visto che è dal Messico 2024 (con Carlos Sainz) che un pilota in rosso non sale sul gradino più alto del podio, una striscia negativa di 28 gare che è la quinta peggiore di sempre della sua storia.
Per dare un’idea di come i team stiano scalpitando per le prime verifiche progettuali in pista, basti pensare che ieri a Montmeló la nuova Audi F1 ha approfittato dei km regolamentari a disposizione per le riprese (il cosidetto “filming day”) ed è stata la prima a inaugurare la nuova stagione. Tre le sessioni di test per tutti: 26-30 gennaio a Montmeló, 11-13 febbraio e 18-20 febbraio in Bahrain. La prossima settimana, invece, via alle presentazioni con Racing Bulls e Red Bull prime a svelarsi il 15 gennaio a Detroit. Poi il 20 toccherà all’Audi, il 22 alla Mercedes, il 23 ad Alpine, Haas e, come detto, Ferrari. Poi si andrà a febbraio: il 3 ecco la Williams, l’8 toccherà alla debuttante Cadillac e il 9 ad Aston Martin e ai campioni del mondo della McLaren con un evento online direttamente dai test in Bahrain. Poi, l’8 marzo, il via della stagione in Australia, dove non ci si potrà più nascondere.
L’obiettivo principale è correggere le lacune più vistose mostrate invariabilmente nelle ultime stagioni: la difficoltà nel far lavorare correttamente gli pneumatici e la cronica mancanza di aderenza in condizioni critiche. Il cuore del cambiamento risiede nella dinamica del veicolo, un campo in cui Serra vanta una grande esperienza. L’idea è quella di ridisegnare completamente i gruppi sospensivi per ottenere una piattaforma meccanica più stabile e prevedibile rispetto all’attuale SF-25. In particolare, è stato previsto il passaggio allo schema “push rod” sia all’anteriore che al retrotreno, sostituendo il precedente sistema “pull rod”. Questa scelta tecnica mira a restituire ai piloti una vettura prevedibile e costante, che non perda efficienza o diventi ingestibile appena cambiano i livelli di grip in pista. Leclerc e Hamilton lo hanno ribadito spesso: servirà una Ferrari che reagisca, che si comporti in modo leggibile e che non perda efficienza al variare dei livelli di aderenza. La nuova monoposto dovrà inoltre adattarsi alle nuove regole: le auto saranno più corte (passo ridotto di 200 mm), più strette e, come detto, più leggere di 30 kg. Con l’eliminazione dei canali Venturi sul fondo e l’introduzione di ali con funzioni attive, l’aerodinamica sarà rivoluzionata. Anche la gestione del calore sarà fondamentale: la nuova power unit avrà un contributo elettrico triplicato rispetto a oggi, richiedendo prese d’aria più grandi e avanzate per raffreddare le batterie.
"Inizia una nuova era", il post social scelto dalla Ferrari per annunciare il nome del progetto 678, importante perché è quello con cui il Cavallino si lancia nel nuovo ciclo tecnico varato dalla F1. Il 2026 è l’anno della rivoluzione regolamentare, con vetture più leggere, aerodinamica attiva, niente più effetto suolo, aumento della potenza elettrica delle power unit, carburanti sostenibili. La SF-26 sarà dunque espressione dell’intero gruppo di lavoro diretto da Fred Vasseur, coordinato dalla guida tecnica di Loic Serra. Come sarà questa SF-26 con cui Charles Leclerc e Lewis Hamilton andranno alla ricerca di tante rivincite? La filosofia progettuale è che, tanto per cominciare, si è deciso di abbandonare i concetti seguiti negli ultimi anni per imboccare una strada totalmente diversa, auspicabilmente (e finalmente) vincente.