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Hamilton al fianco dei profughi palestinesi: "Colpito dal loro spirito di sopravvivenza. Doniamo tutti"

Gazzetta

Attraverso un lungo messaggio pubblicato sui suoi canali social Lewis Hamilton torna a esporsi in prima persona sulla guerra a Gaza, condividendo il racconto e la testimonianza di una recente visita in Giordania, dove ha potuto vedere da vicino il lavoro umanitario a sostegno della popolazione palestinese. "Il tempo che ho trascorso in Giordania visitando un ospedale e un centro logistico degli aiuti dedicato a sostenere le persone a Gaza mi ha cambiato la vita", ha scritto il sette volte campione del mondo di Formula 1. Un’esperienza che ha dato ancora più consapevolezza al pilota, da sempre attivo sul piano umanitario: "Quando vedi cosa sta succedendo sul campo, è facile sentirsi senza speranza, come se non ci fosse nulla che possiamo fare per aiutare". Hamilton ammette di essersi avvicinato al viaggio con questo stato d’animo: "Pensavo che questa sensazione di impotenza sarebbe stata ciò che mi sarei portato via da questa visita, ma non è stato così".

Hamilton chiude con un appello diretto: "Se puoi, unisciti a me nel donare alla Croce Rossa Britannica o a una delle incredibili organizzazioni che continuano a portare cure, dignità e speranza alle persone di Gaza. Per favore, non smettete di parlarne. Dobbiamo continuare a prestare le nostre voci e la nostra attenzione a questa crisi. Dobbiamo continuare a farci sentire per ciò che è giusto". Non è la prima volta che il sette volte iridato utilizza la propria visibilità per prendere posizione. Hamilton è da anni una delle voci più attive del mondo dello sport internazionale sui temi sociali e politici: dalla lotta contro il razzismo – di cui è diventato simbolo in Formula 1 – all’impegno per l’inclusione e la diversity, passando per la difesa dei diritti civili, le battaglie ambientali, l’uguaglianza di genere. Con questo nuovo intervento sulla situazione a Gaza, Hamilton conferma così il proprio ruolo di attivista, e mettendosi ancora una volta in prima linea per un impegno che va oltre lo sport.

Perché a toccarlo nel profondo sono state le condizioni di chi oggi vive questa realtà: "Quello che mi ha colpito di più è stato lo spirito di resilienza e di umanità. Lo spirito delle famiglie che lottano per la propria sopravvivenza. Lo spirito dei medici che lavorano instancabilmente per salvarle". E poi il lavoro delle organizzazioni umanitarie: "Lo spirito dei team della Croce Rossa Britannica, della Jordan Red Crescent e della Palestine Red Crescent Societies, che fanno tutto il possibile per consegnare gli aiuti". Un esempio che deve essere un monito e un esempio per chiunque, secondo il pilota: "Tutti noi trarremmo beneficio dal loro spirito di resilienza e dalla loro determinazione ad aiutare chi ne ha bisogno". Il campione della Ferrari, tornato in Europa dopo la pausa invernale per dedicarsi alla preparazione della nuova stagione di Formula 1, ricorda il valore del viaggio lanciando un messaggio chiaro sulla situazione nella Striscia: "Aiutare è possibile, porre fine a questa sofferenza è possibile, ma il flusso di aiuti che attualmente raggiunge Gaza è lontano dall’essere sufficiente". E aggiunge: "Le organizzazioni umanitarie devono poter raggiungere i luoghi dove c’è bisogno di aiuto", sottolineando quanto sia fondamentale il sostegno esterno: "Hanno disperatamente bisogno che usiamo le nostre voci e le nostre donazioni per sostenerle".