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L'incredibile finale di Vis Pesaro-Pianese: 18 minuti di recupero, un rigore sbagliato e un goal fallito

GOAL

Sul campo è andato in scena un anonimo 0-0, ma ciò non vuol dire che Vis Pesaro-Pianese sia stata una gara senza emozioni: tutt'altro.

La sfida valida per il girone B di Serie C ha regalato più di uno snodo cruciale nel corso di un finale che, definire 'al cardiopalma', è assolutamente corretto.

Il tutto condensato in un maxi recupero durato ben diciotto minuti, frutto di momenti concitati che ne hanno inevitabilmente modificato l'entità.

RECUPERO MAXI

Inizialmente l'arbitro concede otto minuti di recupero ma, ben presto, si capisce come non siano sufficienti per concludere il match.

'Colpa' delle due revisioni al Football Video Support che obbligano il direttore di gara ad allungare la contesa fino al minuto 108, arrivando così a una sorta di tempo supplementare prima del triplice fischio.

IL RIGORE

Il primo episodio riguarda il rigore in favore della Vis Pesaro: decisivo l'intervento di mister Stellone che sfrutta bene il jolly a disposizione, alla luce del parere favorevole dell'arbitro che decreta il penalty.

Sul dischetto si presenta, nel corso del sesto minuto di recupero, Nicastro: botta potente ma fin troppo angolata, col pallone che si perde sul fondo tra la gioia del portiere della Pianese.

RIMPIANTO PIANESE

Dalla gioia per lo scampato pericolo all'amarezza per l'occasione fallita al 103': la Pianese ha la chance del colpaccio, ma il nuovo entrato Peli se la divora calciando addosso all'estremo difensore avversario Pozzi.

Le emozioni, però, non sono affatto finite.

ALTRA REVISIONE, MA NIENTE RIGORE

Al 106' c'è ancora spazio per un altro caso da moviola con protagonista sempre Stellone, deciso a giocarsi l'ultimo jolly nel tentativo di conquistare un nuovo calcio di rigore per la Vis Pesaro proprio sul gong.

Arbitro ancora al monitor ma stavolta, a differenza di qualche minuto prima, l'assegnazione della massima punizione non avviene: si arriva così al diciottesimo minuto di recupero, l'ultimo di una partita davvero infinita.