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Perez e l'inferno Red Bull: "Lavorano solo per Max. Spesi 6mila sterline di psicologo, e mio figlio..."

Gazzetta

“Lo psicologo era arrivato a costarmi 6.000 sterline a seduta”. Tra poco meno di un mese Sergio Perez tornerà in pista con la sua Cadillac. Lo farà dopo un anno lontano dal volante ma, soprattutto, dopo quattro stagioni in Red Bull nello scomodo ruolo di “spalla” di Max Verstappen: “Una situazione difficile da sopportare, soltanto chi è davvero forte mentalmente può resistere a qualcosa di simile”. E allora il messicano ha deciso di parlare, rivelando segreti e difficoltà dei suoi anni a Milton Keynes. 

 Una storia, quella tra Red Bull e Sergio Perez, che si è interrotta bruscamente a fine 2024, quando la deludente stagione del messicano ha convinto Helmut Marko a stracciare il rinnovo biennale firmato pochi mesi prima. Che il clima all’interno della squadra non fosse dei più semplici, però, Perez l’aveva capito fin dai primi mesi: “Quando sono arrivato ho subito fatto tanta fatica – racconta il pilota al podcast Cracks – i risultati non arrivavano, al punto che mi consigliarono di andare da uno psicologo”. E Checo ci andò davvero. Peccato che “qualche mese dopo, in fabbrica mi arrivò una fattura di 6.000 sterline… per una sola seduta. Dissi di mandarla a Helmut Marko. E alla fine la pagò lui”. 

A complicare tutto era poi la scomoda convivenza con Max Verstappen. “Un vero inferno – racconta Perez – probabilmente il peggior ruolo che ti possa capitare in F1”. Ma le priorità del team erano chiare. “Nel nostro primo incontro, Horner mi spiegò che la macchina era costruita su misura per Max e che il team ne utilizzava due solamente perché era il regolamento a imporlo”. Una situazione evidente anche in pista: “Essere più veloce di Max era un problema, andare più lento ancora peggio… era tutto un problema. E quando ero io a vincere il clima era davvero molto teso”. 

Emblematico, poi, un episodio sul finire del mondiale 2023, quando Red Bull aveva imposto ai piloti la doppietta in campionato. “Sarebbe stata la prima volta nella storia del team – racconta Perez – e io ero in piena lotta con Hamilton per il secondo posto. La pressione era enorme e poco prima di uno dei Gran Premi decisivi, in Qatar, mio figlio si ammalò di polmonite. Dovevo scegliere, e quindi chiesi al medico se Emilio fosse in pericolo di morte. Alla fine, passai tutta la settimana al simulatore, mentre in fabbrica mi davano del pazzo. Questo fa capire quanto io abbia dato alla Red Bull: in pista e fuori, c’era sempre il 100% di me”. 

 Senza un contratto per il 2025, Perez ha visto il suo sedile in Red Bull affidato al neozelandese Liam Lawson, retrocesso poi in Racing Bulls dopo sole due gare. “Sapevo benissimo cosa sarebbe successo con Liam. Anche il team lo sapeva, e quando chiesi a Horner cosa avrebbero fatto in caso di difficoltà, la risposta fu semplicemente ‘useremo Yuki’. E se le cose non dovessero funzionare nemmeno con lui? ‘Abbiamo tanti piloti… li useremo tutti’ mi rispose". Una vera e propria roulette, che, con l’addio di Horner e Marko, potrebbe finalmente fermarsi.