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Sighel squalificato non ci sta: "C'è grande frustrazione. I giudici vedono cose diverse"

Gazzetta

Pietro Sighel è la faccia triste di serata, in questo gran giovedì dello sport italiano. Sighel era uno dei favoriti per la gara dei 1.000 metri dello short track, il migliore della specialità nelle quattro prove stagionali. A Milano però è uscito presto, già nei quarti di finale. Che cosa è successo? Sighel, con un cambio di traccia irregolare, ha ostacolato il polacco Niewinski, e la giuria ha deciso: l'azzurro squalificato, il polacco ammesso alle semifinali. Inutile quindi la parte finale del quarto di finale di Sighel, controllato e chiuso davanti al cinese Sun Long e al lettone Roberts Kruzbergs. Quando il pubblico del Forum di Assago ha capito, ha fischiato deluso. 

"C'è grande frustrazione, ma voglio guardare avanti - ha detto l'azzurro nel post gara -, ho altre due distanze e la staffetta. Sicuramente non sono felice, succede troppo spesso che le cose vengano viste in modo diverso da quello che vedono gli atleti. Di solito si avanza solo l'avversario, invece mi ritrovo escluso. C'è stato un contatto di lame e non un contatto diretto, io stesso ho subito un danno perché ho dovuto frenare e ripartire da zero: aveva senso avanzare lui, non la mia esclusione. Mi dispiace perché io ero molto rilassato e tranquillo, dopo l'oro. Sono partito col piede giusto anche in semifinale, ho cercato di risalire ed ero completamente davanti. Purtroppo con mille telecamere spesso ci sono delle decisioni caotiche, succede in tanti sport: nel calcio c'è un errore a giornata, in F1 e altrove ci sono problemi. Con tutte quelle telecamere ti aspetteresti maggiori certezze, ma non è così. Dispiace perché è la seconda squalifica dopo Pechino 2022, ma non entrerò in gara con eccessiva cautela nelle prossime prove. Se lo fai, hai già perso". 

Sighel aveva fatto salire le attese intorno a lui nelle ultime settimane per la grande prova nella staffetta mista, con l’arrivo iconico a marcia indietro: un'esultanza che era, è e resterà una delle foto di questa Olimpiade. Soprattutto, aveva colpito l'attenzione per alcune frasi forti. Sighel si era lamentato della indisponibilità dei biglietti per le gare – molto cari – per gli atleti e recentemente aveva spiegato: “La Federghiaccio ne ha comprato uno per ognuno di noi. Ho apprezzato molto. Ma i giorni di gara sono sei e l’eventuale spesa da sostenere è folle, se si pensa agli stipendi medi italiani. Non faccio polemiche, sottolineo una realtà”. Soprattutto, dopo l’oro nella staffetta mista, in una intervista con Repubblica aveva mandato un messaggio molto chiaro verso Arianna Fontana: “Fontana? Ma chi la conosce… Da otto anni si allena all’estero, è una sua scelta. Di sicuro con lei non siamo una squadra, se non per i due minuti e mezzo in pista. Quelle davvero brave sono le nostre ragazze, che hanno saputo fare squadra e crescere anche senza di lei”. Una polemica che non può non richiamare le antiche accuse di Fontana a due pattinatori azzurri, Andrea Cassinelli e Tommaso Dotti, accusati di averla fatta cadere volontariamente durante un allenamento del 2019 a Courmayeur. Una vicenda chiusa solo nel 2024, con l’assoluzione dei due atleti da parte del tribunale federale della Federghiaccio. "I due ragazzi sono stati assolti per non aver commesso il fatto", ha commentato Sighel. 

Sighel, 26enne finanziere trentino di Baselga di Piné, prima dell’oro di questa settimana aveva vinto l’argento e il bronzo con le staffette (mista e maschile) al debutto olimpico a Pechino 2022. Viene da una famiglia di pattini e vittorie. Papà Roberto è un ex iridato in pista lunga con cinque Olimpiadi all’attivo e 16 titoli italiani vinti, uno dei grandi della pista lunga italiana. Nonno Mario invece è stato campione italiano dei 3000 metri. Tutti hanno cominciato sul lago di Baselga, il Lago della Serraia, che d’inverno ghiaccia.