Dejan Stankovic inaugura la sua nuova avventura sulla panchina della Sampdoria con la consueta grinta e onestà. In un'intervista al canale ufficiale della società blucerchiata, l'allenatore ha pronunciato le sue prime parole da neo tecnico della squadra: "Non sono venuto per i due punti e la posizione in classifica. Io sono venuto per la Sampdoria".
Che la Samp avesse un grande ascendente nei Balcani a fine Novecento non era un mistero. E l'ex centrocampista di Lazio e Inter l'ha confermato: "In Serbia siamo cresciuti guardando la Sampdoria. Prima con Vujadin Boskov, dopo con Mihajlovic e Jugovic e infine con Sinisa in panchina seguendo anche il cammino in Coppa dei Campioni. Peccato che non potessi fare il raccattapalle, perché quella partita con la Stella Rossa si è giocata a Sofia. E lì noi siamo cresciuti con la Sampdoria. Io sono venuto per il club, non per la posizione in classifica".
Stankovic sembra non avere dubbi sull'atteggiamento da trasmettere alla squadra. "L'unica cosa sicura è che ci sarà sofferenza anche questa volta. Ma chi non sa soffrire e non sa neanche gioire e vincere. Ho visto la squadra. Materiale c'è ma dobbiamo cambiare la mentalità. Ci sono modi e modi per perdere una partita. Devo essere sincero, senza permettermi di giudicare nessun lavoro, ma ho visto l'ultima partita e l'atteggiamento non è piaciuto".
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"Non dobbiamo essere spaventati dalla forza che ci attacca. Dobbiamo sapere cosa andiamo a difendere", ha aggiunto Stankovic. "Perché l'orgoglio è importante e non ha prezzo. Io vengo da un Paese che ha sofferto e per prima cosa non ci spaventava la forza che ci attaccava ma l'importanza di difendere l'orgoglio. L'orgoglio della società, dei colori e il proprio non hanno prezzo e non ci deve spaventare nessuno".
L'allenatore della Samp si è quindi detto "molto fiducioso". "Non faccio promesse ma voglio lavorare. Voglio trasmettere tutto quell'entusiasmo che ho dentro, tutta quella forza e cattiveria agonistica che ho dentro perché ogni tanto lo specchio della squadra può essere lo specchio del carattere del proprio allenatore. Con l'aiuto di tutti, possiamo entrare nelle acque calme. Ogni partita deve essere l'ultima, deve essere una finale".
Stankovic ha infine citato un suo "vecchio allenatore e amico", José Mourinho. "Le finali vanno vinte non giocate. La vedo così anche io. Andiamo a Bologna, anche loro non stanno attraversando un momento felice ma noi guardiamo noi stessi. L'esito finale dipenderà da come andiamo in campo. Ci saranno due giorni di preparazione ma in un grande club bastano anche due giorni. Dobbiamo responsabilizzarci e i risultati arriveranno".