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Australian Open: la missione di Ashleigh Barty, la scalata di Danielle Collins

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Australian Open 2022, Danielle Collins Getty

ASHLEIGH BARTY, UN'ICONA IN MISSIONE

Sessantuno minuti separano l’australiana Ashleigh Barty, la numero 1 del tennis mondiale, dal vincere lo Slam di casa. Nel senso che per giungere all’annunciato epilogo, la campionessa in carica di Wimbledon ha impiegato una media di sessantuno minuti contro Tsurenko, Bronzetti, Giorgi, Anisimova, Pegula e oggi Madison Keys, eliminata in semifinale con un ancora nettissimo 6-1 6-3. Ancora: in 6 match disputati, Barty ha ceduto 21 game e uno solo di questi servendo (ad Anisimova).

Nata il 24 aprile 1996, australiana di origini aborigene come la mitica Evonne Goolagong, Ashleigh Barty ha vinto Wimbledon Junior nel 2015 prima di lasciare il tennis per crisi depressive e per tornare a giocare a cricket, che pare essere la sua vera grande passione. Niente male per chi comanda il ranking femminile dal 2019 e malgrado altrettanti Slam non disputati un anno dopo - il Roland Garros da campionessa in carica e lo US Open - per il divieto australiano di recarsi all’estero durante la prima pandemia covid. Sabato avrà in casa, sostenuta da una nazione-continente, il suo appuntamento con la storia.

DANIELLE COLLINS, L'AMERICANA D'AUSTRALIA

Ashleigh Barty affronterà in finale Danielle Collins, che è statunitense ma qui ha trovato la sua america, già semifinalista dell’Australian Open nel 2019. Classe 1993, Collins ha battuto Iga Swiatek (6-4 6-1) che a vent’anni ha un futuro da pluri-campionessa, e lo è già stata del Roland Garros, ma ancora non eccelle sul veloce.

Un anno fa le è stata diagnostica una endometriosi, operata per la rimozione di una ciste grande come una pallina da tennis. Sette settimane dopo l’intervento chirurgico è rientrata in campo e da allore le sue avversarie, come la francese Alize Cornet sconfitta ai quarti, giurano che è tornata più forte. «A parte i suoi miglioramenti fisici - spiega Ben Rothenberg sul New York Times - la sua crescita mentale è maturata alla fine del 2020 su una superficie molto diversa, quando la specialista di doppio Bethanie Mattek-Sands l'ha portata ad arrampicarsi sulla roccia in Arizona, visto che Collins ha una storica paura dell'altezza».

«La posta in gioco - commenta Collins - mi ha fatto sembrare il tennis una cosa rilassante a confronto. A metà scalata ho capito che in campo non è questione di vita o morte, come invece per certe persone che praticano l'arrampicata. È stata una grande consapevolezza e penso mi abbia aiutato a crescere e a uscire dalle mie certezze. Stavo facendo qualcosa che non avevo mai fatto prima, qualcosa che avevo paura di fare, ed è stato un grande momento di crescita». Battere Barty sarebbe come scalare un quattromila.

E stanotte, venerdì 28 gennaio alle 4:30, c'è la prima attesissima semifinale maschile dell'Australian Open fra Matteo Berrettini e Rafael Nadal: un match imperdibile per la storia del tennis italiano e in diretta integrale su Eurosport 1 (disponibile su DAZN) e discovery+.

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