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Antognoni ricorda Commisso: "Entusiasmo e grandi sogni, il Viola Park è il suo lascito"

Gazzetta

La forza, riconosciuta, di Giancarlo Antognoni è anche quella di onorare e rispettare un uomo nonostante l’andirivieni in viola nel corso degli anni recenti. Antognoni è simbolo e bandiera di Firenze, della fiorentinità, e in un momento come questo — lui che in Fiorentina è nato e che dalla Fiorentina è entrato e uscito con più o meno rumore — resta la forza di un totem che non mette il silenziatore ai momenti anche belli vissuti con Rocco Commisso. "Lo accolsi io quando arrivò in Italia" accenna Giancarlo. La bandiera sta andando a vedere una gara ad Empoli, lui che oggi è capodelegazione dell’Under 21, quadri federali che lo abbracciano in toto per statura e carriera: prima, però, proprio per la sua anima viola (è stato in dirigenza dal 2017 fino al luglio 2021: fra calcio e un po’ di scrivania sono 40 anni in viola, mezza vita davvero) vuole esprimere vicinanza per la scomparsa del presidente, un abbraccio alla città e alla famiglia di Rocco. Perché la sua Fiorentinità è sempre alla base di tutto: anche per questo il ricordo di Commisso non può mancare. Ieri il Viola Park, già dalle prime ore del mattino, è stato meta di pellegrinaggio dei tifosi: mazzi di fiori all’entrata sulla scritta “Rocco B. Commisso”. E si parte anche da qui. L’omaggio, il ricordo e il rispetto.                                                

Antognoni, il suo primo ricordo di Commisso? 

Lei a un certo punto uscì dalla Fiorentina.

La squadra, sul campo, è parsa in ripresa. 

"Quando Rocco arrivò a Firenze ero sostanzialmente l’unico dirigente viola, e fra l’altro accadde in un momento nemmeno semplice. Ero club manager, non ricordo esattamente, ma resta il fatto che lo accolsi in quanto punto di riferimento della società. Praticamente sono colui che lo ha introdotto a Firenze, lui e Joe Barone. E quel giorno, con diecimila tifosi della Fiorentina ad accoglierlo e io a fargli da Cicerone, beh, chi se lo scorda più". 

La prima sensazione che ebbe dell’uomo-Commisso? 

"Gli dissi: 'Vedrai che questa città ti coinvolgerà' e così è stato. E glielo dissi non solo in veste di trait d’union fra lui nuovo proprietario e Firenze, ma perché era pieno di entusiasmo e la città con lui".

Appena ha saputo della scomparsa cos’ha pensato? 

"Ho scoperto la notizia dal telegiornale. Commisso era venuto con buonissimi propositi e credo che lo abbia dimostrato con i fatti. Che poi i risultati sportivi non siano sempre stati all’altezza delle aspettative, ok; ma resta il fatto che la Fiorentina è arrivata anche a giocarsi tre finali, roba non da tutti e anche questo aspetto è giusto ricordarlo".

 Da quando lei è uscito dalla Fiorentina vi siete visti o sentiti poco o proprio mai?

"Ci siamo visti pochissimo in questi anni ma in passato mi ha interpellato più volte, per un parere su giocatori e anche dirigenti, per esempio Pradé. È sempre stato curioso e collaborativo. E io con lui".

"Mi proposero un ruolo che non ritenni opportuno. Senza entrare nel particolare ma si trattava di un ruolo un po’ troppo marginale. Rifiutai. Poco tempo dopo sarei potuto rientrare ma poi non se ne fece nulla. Ma sa una cosa, per esempio?".

Dica pure. 

"Davanti alla posa di uno dei primi mattoni del Viola Park, l’inizio della costruzione del centro tecnico, Rocco mi invitò. E fu bello andarci e capire, intuire o immaginare cosa sarebbe poi stato costruito per la Fiorentina e il popolo viola. Divenni testimone dei primi passi del Viola Park ma poi non successe quando venne inaugurato. Io al Viola Park non sono mai entrato: l’ho visto nascere sì, ma non crescere e diventare grande, diciamo così...".

Commisso a Firenze ha dato un bel po’... 

"Commisso ha dato, magari i suoi collaboratori meno. Ma non è il tempo questo di certe considerazioni, in questo momento servono rispetto e cordoglio".

È giusto che oggi si giochi Bologna-Fiorentina?

"Gli impegni sono talmente tanti che anche questo potrebbe aver avuto un’influenza sulla decisione. Ma sono certo che prima di tutto ci sia stata la forte volontà della proprietà, Rocco era innamorato del calcio e a volte credo che anche giocare possa avere una valenza importante: in questo caso, facendolo a nome suo, si gioca per ricordarlo davanti a uno stadio intero. Quindi ci sta".

È un altro momento brutto della Fiorentina. 

"Da Astori a Barone, poi è chiaro che calcisticamente anche una retrocessione fa parte dei miei ricordi, ma davanti a certe cose la parte calcistica conta giustamente meno: è uno dei momenti più brutti ed è chiaro, parlando dal punto di vista calcistico, che non si pensava che potesse andare tutto così. Ma magari qualche responsabile è emerso... Come se ne esce? Semplice: con i risultati".

"Sì, in questo ultimo periodo è andata meglio ma credo che potrà salvarsi anche perché a livello di organico è certamente la più forte di quelle che lottano per non retrocedere. Come in ogni situazione della vita, da questa se ne potrà uscire tutti insieme: nessuno può fare da solo. I presupposti calcistici per ricominciare bene ci sono".

Firenze ha amato ma anche criticato Commisso. 

"Firenze è esigente, si sa, vuole risultati e davanti a questo tipo di classifica è inevitabile che ci siano tifosi non contenti. Rocco a volte è diventato il capro espiatorio anche se poi le colpe erano di tutti. Ripeto, le tre finali non vanno dimenticate, la Fiorentina in questi anni ha sfiorato l’eccellenza del vincere una Coppa, anche se poi è andata male". 

Di certo il “lascito” di Commisso è chiaro

"Il Viola Park è un’eccellenza che rimarrà come regalo di Rocco: e anche su questo non ci sono dubbi".

 Si augura che resti la famiglia Commisso al timone? 

"Assolutamente sì. Non so quali saranno i prossimi passi ma spero di sì". 

Parlava di rapporto con Rocco: c’è una cosa in particolare che le chiese nei tempi in cui c’era condivisione di idee? 

"Una volta mi disse che gli sarebbe piaciuto portare alla Fiorentina un calciatore americano per riconoscenza verso l’altro suo Paese oltre all’Italia".