Moreno Longo sta guidando in queste prime ore del pomeriggio il primo allenamento da quando è stato richiamato alla guida del Bari. Con lui, al lavoro, anche l'esterno d'attacco Anthony Partipilo e il difensore centrale Francesco Vicari, ai margini del progetto tecnico di Vivarini e in odor di partenza, a meno che non rientrino nei piani del nuovo/vecchio tecnico. Già, perché Longo, sollevato dall'incarico in estate, perché "colpevole" di non aver raggiunto i playoff nello scorso torneo (è arrivato nono), torna alla guida di una squadra nel caos in virtù di un contratto che lo lega al club biancorosso sino al giugno 2026 e con una promessa (al momento solo verbale) che ci sarà il prolungamento dell'accordo per un anno. Via, dunque, Vincenzo Vivarini, che ha allenato il Bari per otto incontri (compreso il recupero della sfida d'andata a Castellammare con la Juve Stabia), rimediando quattro sconfitte, le ultime due consecutive con la Carrarese (1-0) e in casa con la Juve Stabia (0-1), e quattro punti per altrettanti pareggi. Sollevati dall'incarico anche il vice di Vivarini, Andrea Milani e il preparatore atletico, Antonio Del Fosco. Per il Bari è il secondo cambio in panchina di questo torneo dopo la giubilazione di Fabio Caserta, avvenuta cinque giorni dopo il 2-3 col Frosinone del 22 novembre e il suo avvicendamento con Vivarini.
In queste ore il Bari sta valutando le varie opzioni possibili per trovare il nuovo tecnico in una fase delicatissima del campionato. Intanto, è stato richiamato in sede l'ormai ex tecnico Longo (insieme al suo staff), che era stato esonerato l'estate scorsa. Dovrebbe essere lui a riprendere la conduzione tecnica della squadra, a meno che Longo decida di farsi da parte rinunciando all'incarico. In questo caso, il Bari dovrà trovare un nuovo allenatore.
Non solo l'allenatore abruzzese, la società presieduta da Luigi De Laurentiis, figlio di Aurelio, ha esonerato anche il direttore sportivo Giuseppe Magalini, giunto in Puglia nell'estate 2024. Resta invece Valerio Di Cesare, vice di Magalini sin dall'arrivo di quest'ultimo e, a tutt'oggi, non ancora "promosso". Anche se toccherà all'ex capitano biancorosso, lecito presumerlo, portare avanti la campagna di rafforzamento - ma anche di sfoltimento -, di un organico che si è rivelato finora sul campo il più debole e peggio assemblato della categoria: la conseguenza è un penultimo posto in classifica, persino generoso, con gli stessi punti dello Spezia (17), tre in più del Pescara (14), che a sua volta ha esonerato Vivarini dopo dodici turni e la sconfitta casalinga col Monza (0-2) del 9 novembre.
Il ritorno di Longo con il contemporaneo allontanamento di Magalini è la conferma implicita delle frizioni tra i due. Frizioni che hanno portato alla decisione della scorsa estate di allontanare l'ex allenatore del Como e ripartire per l'ennesima volta con un nuovo tecnico e un progetto. Progetto accompagnato dall'epurazione quasi totale dell'organico che nella scorsa stagione ha vissuto in zona playoff (obiettivo dichiarato della stagione) sino a cinque gare dalla fine, prima di crollare con tre sconfitte, una vittoria alla penultima gara contro Pisa, promosso nella circostanza, e lo 0-0 inutile di Bolzano con il Sudtirol nel recupero del quintultimo turno posticipato al 13 maggio per la morte di Papa Francesco. Epurazione ed ennesima nuova ripartenza che hanno portato alla drammatica situazione (pur solo sportiva) attuale con una classifica da retrocessione diretta. Ci sono 18 partite e due settimane di mercato per porvi rimedio. E il rischio che possano non bastare è alto.