Quando Carlos Cuesta è stato annunciato dal Parma come suo nuovo allenatore, poco dopo la metà di giugno, in tanti hanno storto il naso. Semplicemente perché si trattava di un perfetto sconosciuto per la Serie A.
Normale: prima di sbarcare nel nostro campionato, Cuesta non aveva mai allenato a livello di prima squadra. Il Parma lo ha strappato all'Arsenal, dove il ventinovenne spagnolo ricopriva il ruolo di membro dello staff tecnico di Mikel Arteta.
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Ma Cuesta non si è fatto troppi problemi. Del resto è sempre stato abituato a rimboccarsi le maniche per farsi conoscere dal grande calcio. E oggi che ci sta riuscendo, grazie al Parma che gli sta dando la prima opportunità, non può non ripensare a un passato strano, insolito, particolare per il mondo del pallone.
Perché sì, oggi Cuesta è un allenatore di Serie A. Ma una decina o poco più di anni fa non era proprio nessuno nel grande o piccolo calcio: né un giocatore, né una giovane promessa della panchina.
La storia non è nuovissima, ma vale la pena riproporla. Nel 2014 il giovane Cuesta, 19 anni appena, ha deciso di abbandonare il mondo del calcio giocato dopo aver militato nelle giovanili del Santa Catalina Atletico, in Spagna.
Cuesta ha un sogno in mente: diventare allenatore. Partendo dal basso, certo, ma contemporaneamente dall'alto. E utilizzando un metodo che ai più parrebbe poco professionale: contattare i diretti interessati sui social network.
È così che accade in quel 2014: Cuesta utilizza Twitter, piattaforma che oggi si chiama X ed è ancora pienamente in voga, per scrivere a quanti più allenatori spagnoli riesca a trovare. E alla fine la mossa funziona.
A raccontare tutto nel dettaglio è stato lo stesso Cuesta, che nel 2019 ha rilasciato un'intervista a El Pais ricordando quei momenti.
"Ho iniziato a scrivere a tutti quegli allenatori che indicavano nel loro profilo di essere all'Atlético o al Real Madrid", ha detto il nuovo allenatore del Parma. Nessuno di loro gli ha risposto, "fino a quando uno lo ha fatto". E il giovane Carlos: "Se hai bisogno di qualcuno che ti metta i coni, sono qui".
La carriera di allenatore di Cuesta, in pratica, è iniziata così. L'allenatore in questione era dell'Atletico Madrid. La dirigenza rojiblanca ha così deciso di dare una chance a questo ragazzino così impavido, piazzandolo nel proprio settore giovanile.
"È così che sono arrivato all'Atletico - ha raccontato ancora Cuesta a El Pais - Devo molto a Twitter, ma ancora di più all'Atletico, ovviamente". Così come deve molto pure a se stesso, alla propria tenacia: "Puoi ottenere tutto ciò che vuoi se cerchi davvero le opportunità e non ti concentri sui problemi".
Cuesta, che ha abbandonato prestissimo la carriera da calciatore in quanto "non sarei andato oltre la Tercera Division", ha così iniziato la propria scalata. Tra Spagna, Italia, Inghilterra e ancora Italia.
Non tutti lo ricordano, ma dopo tra anni all'Atletico Madrid lo spagnolo era arrivato nel nostro paese già nel 2018: la Juventus gli aveva affidato un incarico come vice allenatore della propria formazione Under 17.
Quindi la chiamata dell'Arsenal, l'inserimento nello staff tecnico di Arteta e infine, a 29 anni, la grande occasione: ecco la prima panchina di una prima squadra. Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la perseveranza social del diretto interessato.