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Chelsea, ecco Rosenior: "Cresciuto col Milan di Sacchi. Ho rispetto per i big, ma voglio batterli"

Gazzetta

Liam Rosenior entra dalla porta sulla destra del podio, ma anziché sedersi fa il giro della sala per stringere la mano ai circa 20 giornalisti presenti. È la sua prima conferenza stampa da allenatore del Chelsea, da prescelto per portare i Blues dal livello a cui sono a quello in cui vogliono arrivare, uno che di certo non comprende vincere una sola delle ultime 9 partite di Premier League. "Non dobbiamo essere una squadra potenzialmente grande, dobbiamo essere grandi. È quello che cercherò di fare qui" racconta il 41enne che il Chelsea ha "promosso" dall’affiliata Strasburgo facendogli firmare un contratto fino al 2032 (qui il nostro podcast sulle vicende Amorim e Maresca). 

Il nuovo timoniere del Chelsea mostra subito la sua personalità. Ha le idee chiare, la tendenza a dire la cosa giusta, ma anche la voglia di bruciare le tappe, di dimostrare da subito che non ha solo buone idee ma ha anche già in testa il modo per realizzarle. “Ai giocatori ho detto che dobbiamo concentrarci sul vincere la prossima partita - spiega -. Col talento e la professionalità che abbiamo in questo gruppo, non ho dubbi che ci riusciremo. I segnali ci sono tutti e non voglio limitare le nostre ambizioni: anche perché abbiamo giocatori con enorme talento e non voglio porci dei limiti. Io ho ambizioni, voglio avere successo ma voglio anche assicurarmi che riusciamo ad andare da dove siamo a dove vogliamo essere. Non chiedo tempo per riuscirci, ma devi avere chiaro dove stai andando e imparare lungo il processo”. 

Il Chelsea di Rosenior comincia dal Charlton, dal terzo turno di FA Cup contro una squadra di Championship. Il nuovo allenatore dei Blues sa di non poter sbagliare, sa di non potersi concentrare sul fatto di essere l’unico inglese su una panchina di una Big Six di Premier, di essere un giovane allenatore alla prima grande chance della sua carriera. “Ho sempre voluto allenare un club come il Chelsea, ma questo per me deve essere solo l’inizio - racconta -. Ho fatto sacrifici per arrivarci, ho trascurato la mia famiglia, ma ho accettato questa opportunità perché penso di poter avere successo”. Il confronto con la proprietà non è un problema, perché è lo stesso modo di lavorare con cui si è confrontato negli ultimi 18 mesi allo Strasburgo. “È stato il periodo migliore della carriera, ho avuto il supporto di cui avevo bisogno, lo spazio per crescere - spiega -. Normale che in un club come il Chelsea la pressione aumenti, ma non avrei accettato questo lavoro se non pensassi di poter essere all’altezza, di poter vincere. Non siamo lontani da dove vogliamo arrivare, ma adesso dobbiamo arrivarci”. Sarà il campo a dire se Rosenior avrà successo, ma il nuovo tecnico del Chelsea, cresciuto guardando il Milan di Sacchi, ha tutta l’intenzione di fare tutto quello che serve per vincere.

“La prima è stata mio padre - racconta parlando delle sue fonti di ispirazione -: era ossessionato dal calcio, quindi lo sono diventato anche io. Ricordo che a 6-7 anni guardavo il Milan di Arrigo Sacchi, poi l’Ajax di Louis Van Gaal, il Barcellona. Mio padre mi ha sempre incoraggiato a guardare squadre straniere e penso che questo abbia influenzato molto il modo in cui voglio che le mie squadre giochino. In Francia ho allenato contro due dei miei idoli, Luis Enrique che è un allenatore fantastico e Roberto De Zerbi, per cui ho tantissimo rispetto. In Premier League sarà lo stesso: allenerò contro Pep Guardiola, che non mi vergogno a dire è uno dei miei eroi. Ho rispetto di tutti, ma voglio anche batterli e penso che con questo gruppo possiamo battere anche queste squadre”.