L’arrivo di Manuel Akanji all’ultimo giorno di mercato ha modificato in profondità gli equilibri difensivi dell’Inter.
Lo svizzero, 30 anni compiuti a luglio, rappresenta un rinforzo inatteso ma decisivo per Cristian Chivu, che ora può contare su un difensore capace di occupare più ruoli, garantire continuità e inserire esperienza internazionale in un reparto costruito attorno a Bastoni e Acerbi.
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La sua duttilità, unita a una carriera costellata di trofei, può aiutare i nerazzurri a trovare la solidità necessaria in vista dei prossimi impegni contro Juventus e Ajax.
Akanji ha dichiarato di non aver mai giocato tre partite di fila nella stessa posizione al Manchester City.
Questa caratteristica di adattabilità diventa ora una risorsa fondamentale per l’Inter. Il difensore può agire sul centrodestra al posto di Pavard, sostituire Bastoni sul lato opposto, oppure schierarsi come centrale puro, ruolo finora gestito dai veterani Acerbi e De Vrij.
Il suo arrivo permette a Chivu di alternare soluzioni e gestire le energie di un reparto che nella scorsa stagione ha sofferto diversi infortuni.
Il difensore svizzero porta con sé un palmarès importante: dodici trofei in dieci stagioni tra Basilea, Borussia Dortmund e Manchester City, inclusa la Champions League vinta da protagonista contro l’Inter a Istanbul.
Akanji unisce fisicità, qualità nella costruzione appresa sotto Guardiola e presenza offensiva sui calci piazzati.
Dal punto di vista atletico, Akanji rappresenta una garanzia: nei tre anni con il City nessun compagno di reparto ha accumulato più minuti di lui, nonostante uno stop all’adduttore nell’ultima stagione.
Nel 2024/2025, ha comunque giocato più di Acerbi, De Vrij, Bisseck e Pavard, dimostrando di saper reggere ritmi elevati.
Dal ritiro del 28 luglio, Chivu aveva parlato di un’Inter “più imprevedibile, ibrida, verticale”, con l’obiettivo di evolvere rispetto all’era Inzaghi.
L’idea era quella di approdare al 3-4-2-1, ma mancano ancora gli innesti chiave: l’esterno capace di saltare l’uomo e il mediano fisico.
Akanji, arrivato in sostituzione di Pavard, ha aggiunto esperienza ma non ha colmato tutte le lacune.
“La sconfitta è colpa mia - ha ammesso Chivu -. Dobbiamo trovare imprevedibilità e verticalità con le mie idee e il lavoro”.
All’esordio contro il Torino, i nuovi principi erano stati evidenti: pressing alto, recupero palla vicino all’area avversaria, verticalità immediata.
Bastoni e Pavard si erano mossi con parsimonia, senza sovrapporsi, scelta definita dallo stesso Bastoni utile “per attaccare meno, ma meglio”.
Tuttavia, contro l’Udinese la manovra è apparsa lenta e prevedibile. La pressione avversaria ha tolto ossigeno all’Inter, che ha mostrato le difficoltà note nel confronto con squadre fisiche e organizzate.
Akanji, impegnato con la Svizzera contro Kosovo e Slovenia tra il 5 e l’8 settembre, raggiungerà i compagni solo dopo la sosta.
L’Inter lo attende per ritrovare solidità in vista del confronto con la Juventus e del successivo impegno europeo contro l’Ajax.
Lo “schiaffo” subìto a Udine può accelerare il cambiamento: per Chivu è il momento delle scelte forti, e Akanji sarà centrale in questo processo.