Cristian Chivu affronterà con la sua Inter il Parma al Tardini: in gialloblù la svolta per la sua carriera da allenatore.
Da giugno a gennaio, da Parma a Parma. Nel mezzo sette mesi nel corso dei quali sono cambiati scenari ed obiettivi.
Cristian Chivu torna nella città nella quale ha iniziato la sua avventura di allenatore ‘tra i grandi’ e lo fa proprio alla guida di una ‘grande’: l’Inter.
A Parma ha dimostrato di essere più che pronto anche per il palcoscenico della Serie A, mentre a Milano, nonostante lo scetticismo iniziale, ha impiegato pochissimo tempo a far capire a tutti di avere quelle idee necessarie non solo per raccogliere la pesante eredità di Simone Inzaghi, ma anche per rilanciare una squadra che, dopo lo storico 5-0 patito contro il PSG in finale di Champions League, sembrava arrivata ad un soffio dalla fine di un ciclo e che oggi è invece una delle candidate più accreditate nella corsa che conduce allo Scudetto.
La sfida del Tardini non ammetterà passi falsi e non lascerà troppo spazio ai ricordi, ma non ci sono dubbi sul fatto che il Parma abbia rappresentato per Chivu un fondamentale punto di svolta.
Quella tra Chivu ed il Parma è stata una storia breve, intensa ed accompagnata da un lieto fine chiamato salvezza.
Una salvezza dal sapore dello Scudetto, visto che il tecnico romeno, alla sua prima esperienza in Serie A, era stato chiamato ad una piccola impresa. A lui era stato affidato, lo scorso 18 febbraio, il compito di risollevare una squadra inghiottita dalle sabbie mobili della zona retrocessione.
Un’esperienza, quella iniziata sulla panchina dei ducali, accompagnata da un iniziale scetticismo, proprio come accadrà circa tre mesi dopo quando gli verrà affidato un altro compito delicato: quello di raccogliere i cocci di un’Inter uscita quasi devastata da una corsa Scudetto persa al fotofinish e da una finale di Champions League dall’esito drammatico.
Sì, perché era chiaro a tutti che a livello giovanile avesse fatto intravedere di avere le stigmate del ‘predestinato’, ma una cosa è lavorare lontano dalle luci dei riflettori del grande calcio e un’altra è dover salvare una squadra entrata in un vortice di risultati che sembravano ormai averla spinta verso una quasi inevitabile retrocessione.
Il Parma ha invece vinto la sua scommessa, così come l’ha vinta anche Chivu. Sono stati proprio quei cento giorni (o poco più) a cambiare non solo le sorti di una squadra che oggi si gode ancora la massima serie, ma anche di un allenatore che oggi è tra i più apprezzati del calcio italiano.
A Parma Chivu era stato chiamato ad ereditare da Fabio Pecchia una squadra che, dopo un inizio di stagione incoraggiante, si era poi via via persa, tanto da precipitare al diciottesimo posto in classifica.
Risollevare le sorti dei ducali non era impresa semplice, ma il tecnico romeno lo ha fatto con la forza del suo lavoro e delle sue convinzioni.
Ha trasformato quello che era un 4-2-3-1 a trazione anteriore in un 3-5-2 più pragmatico ed in breve tempo ha risolto quello che era uno dei più gravi problemi che affliggeva il Parma: quello dei goal incassati.
Meno spazio per lo spettacolo e un approccio più portato a badare al sodo. La corsa che ha condotto ad una salvezza conquistata in extremis è stata scandita da tredici tappe in tutto.
Tredici partite accompagnate da tre vittorie (contro tre grandi come Bologna, Juventus ed Atalanta), sette pareggi e tre sconfitte.
Sedici punti che sono serviti per centrare l’obiettivo salvezza e che gli hanno spalancato le porte dell’Inter: sì, perché proprio a Parma Chivu ha dimostrato di essere pronto per ‘tornare alla base’ e per aprire un nuovo ciclo con i meneghini.
Se non fosse arrivata la chiamata dell’Inter, Cristian Chivu sarebbe oggi, con ogni probabilità, ancora l’allenatore del Parma.
Con la bontà del suo lavoro era infatti riuscito non solo ad evitare la retrocessione, ma anche a convincere i più scettici.
Chi invece non ha mai avuto dubbi sulle sue qualità è stato proprio il club gialloblù che, di fatto, dopo avergli dato la grande occasione di esordire da allenatore in Serie A, lo aveva già confermato per la stagione successiva.
Una fiducia, quella che gli è stata accordata, che Chivu non ha dimenticato, tanto che, quando è stato presentato come allenatore dell’Inter, alcune delle sue prime parole le ha riservate proprio al Parma.
“Il mio progetto era quello di restare, poi è arrivata la chiamata dell’Inter. Ho chiesto il permesso a Cherubini di incontrare i nerazzurri, come gesto di ringraziamento al club gialloblù. A Parma è stato bello e intenso, ho provato a fare del mio meglio per raggiungere l’obiettivo”.
Il Parma ha dunque rappresentato un bivio fondamentale per la sua carriera da allenatore, l’Inter, anche per una questione di cuore, l’occasione impossibile da non cogliere.
Chivu non sarà l’unico grande ex a tornare a Parma vestito di nerazzurro. Tra i giocatori che saranno a sua disposizione per la sfida ci sarà infatti anche Ange-Yoan Bonny.
Non scende in campo dalla sfida di Supercoppa Italiana con il Bologna dello scorso 19 dicembre, ma si è ormai messo alle spalle l’infortunio che lo ha costretto a vivere le ultime due uscite dei nerazzurri da semplice spettatore.
La sua con il Parma è stata un’avventura durata quattro anni, iniziata facendo la spola tra Primavera e prima squadra e proseguita calcando per tre stagioni i campi della Serie B e poi finalmente quelli della Serie A.
Centodiciassette partite in tutto (con quindici goal), le ultime tredici delle quali gli sono servite proprio a far breccia nel cuore di Chivu.
Il ragazzo arrivato giovanissimo in Italia nel 2021 dalle Châteauroux è oggi uno dei segreti della nuova Inter. Uno dei giovani dai quali si è deciso di ripartire, un attaccante che, quando chiamato in causa, ha dimostrato di saper non far sentire troppo la mancanza dei titolarissimi.
Anche per lui, come per Chivu, Parma ha rappresentato un trampolino di lancio e dunque anche per lui la sfida del Tardini, oltre a mettere in palio punti importanti, non sarà come tutte le altre.