Ha gli occhi di tutti puntati addosso. Non solo perché detiene il record di longevità alla guida di una nazionale. Non solo perché conduce la grande favorita del Mondiale, ma anche perché, dopo 14 anni, Didier Deschamps lascerà il timone della Francia, magari per rimettersi subito in gioco in un club. Magari in Italia, perché l’ex bianconero è abituato alle sfide e ha "la libertà di scegliere", come sottolinea evocando il suo percorso: "Se sono ancora c.t. dei Bleus – spiega parlando alla Gazzetta e a un pool di media stranieri - è perché abbiamo vinto tante partite. Mi sono adattato alle varie generazioni di giocatori, che oggi sono ben diversi rispetto a quando iniziai nel 2012. È importante però porre le basi, un quadro di lavoro chiaro. Adattarsi non significa rinnegare l’essenziale, né fare dei copia-incolla o cambiare solo per cambiare. Con me non c’è mai stata routine, anche se ci possono essere punti in comune tra un ritiro e un altro, prima di una competizione".
Al di là dei titoli vinti, che eredità spera di lasciare?
"Non ha importanza. Non faccio il c.t. a titolo personale, ma sono al servizio della nazionale. Naturalmente qualcosa rimane, ma spetta a me valutare. Io non mi guardo indietro. A me interessa andare il più in alto possibile con la Francia. E c’è un Mondiale da giocare: è l’unica cosa che mi interessa".
Ha qualche rimpianto?
"No, anche se avrei preferito andassero diversamente le finali dell’Europeo 2016 e del Mondiale in Qatar, nel 2022. Sono stati momenti difficili, dolorosi, ma ce ne sono stati altri più felici. Non mi dico però che avrei potuto fare diversamente, perché non c’è riscontro possibile. Bisogna accettare e andare avanti".
La sua Francia è ormai un modello anche per lo stile di gioco?
"Qui in Francia mi hanno spesso criticato, dicendo che esprimo un gioco difensivo, ma il mio obiettivo è sempre stato quello di sfruttare le forze disponibili per mettere in difficoltà l’avversario. E ho sempre dato molta libertà ai miei giocatori. Poi va mantenuto un certo equilibrio, anche se per esempio non ho mai impedito ai terzini di salire".
La Francia è la favorita del Mondiale?
"Una delle favorite. La parola favorita però non è un tabù. Questo status mi sembra logico e legittimo, perché dipende da quello che abbiamo realizzato finora, dalla qualità dei giocatori, dalla classifica Fifa, dove siamo tra i primi tre dal 2018. L’importante per il mio staff e i giocatori è di non considerare che tutto sia scontato, o che abbiamo appuntamento per la finale del 19 luglio. Durante il Mondiale ci saranno momenti difficili. L’ambizione è importante, ma ai vertici non c’è pietà per nessuno. Se non dai il massimo, lo paghi subito. Lo abbiamo vissuto all’Europeo con la Svizzera".
Chi sono le altre favorite?
"La Spagna che con De La Fuente ha aggiunto velocità al possesso. E la velocità è difficile da gestire. La Germania, grande nazione del calcio, per la qualità dei giocatori. Come l’Inghilterra di Tuchel che apprezzo molto. Il Portogallo, da non sottovalutare. Le due sudamericane, Argentina e Brasile. E perché non il Marocco, sempre in crescita?".
Ancelotti è al primo Mondiale da ct.
"Ho visto che ha già rinnovato fino al 2030. Ci siamo visti a marzo per l’amichevole (vinta 2-1 dalla Francia, ndr). Ho grande rispetto per tutto quello che Carlo ha fatto, ma penso abbia già capito che la vita da ct è diversa da quella di allenatore di club. Ha comunque giocatori forti a disposizione".
Come si gestisce un attacco così ricco come quello della Francia?
"Serve tempo per gestire i giocatori, la frustrazione di chi non è titolare, soprattutto con le nuove generazioni. L’obiettivo è di non perdere nessuno per strada. Da qui l’importanza della qualità umana, oltre a quella tecnica. Per questo non scelgo necessariamente i 26 migliori, ma i migliori per la nazionale. Ho nove attaccanti, ma alcuni come Cherki, Doué, Olise possono giocare a centrocampo. L’importante è mantenere un equilibrio, nei recuperi e nelle transizioni difensive e offensive, come si dice oggi".
Mbappé è diventato l’attaccante che immaginava nel 2018?
"Kylian è sempre stato molto efficace, oggi ancora di più. Da due, tre anni parte da una posizione centrale, ma gli ho sempre dato molta libertà. Poi è sempre importante l’equilibrio. In ogni caso la Francia sarà sempre più forte con Mbappé in campo".
Per l’equilibrio è importante il centrocampo: ma ha chiesto a Rabiot di chiarire il suo futuro tra Milan e Napoli, per non essere distratto dal mercato durante il Mondiale?
"Dirglielo non cambierebbe nulla. Ovvio che prima si chiarisce la situazione, meglio è: ma vale per tutti. Anche per chi magari adesso non è sul mercato e lo sarà dopo. A tutti però dico che una volta iniziato il Mondiale, non si pensa ad altro".
Stavolta anche lei potrebbe essere al centro del mercato estivo.
"So che ci potrebbero essere sollecitazioni, ma non prenderò nessuna decisione prima della fine del Mondiale, perché voglio andare il più lontano possibile con la Francia".
Ma per un allenatore ai vertici come lei, la Serie A è ancora un campionato interessante?
"Fa sempre parte dei migliori campionati d’Europa. Poi è chiaro che ai miei tempi l’Italia era la prima scelta e oggi non è più così, rispetto a Inghilterra, Germania o Spagna. I risultati dei club italiani in Europa non sono buoni e non voglio entrare sulla situazione della Nazionale. Ma anche noi francesi abbiamo saltato due Mondiali di fila e io l’ho vissuto da giocatore. Sono triste nel vedere istituzioni come Milan e Juve fuori dalla Champions. Ci saranno certamente delle ragioni. Ma l’Italia resta l’Italia, e ci sono comunque tanti giocatori e allenatori di alto livello in Serie A".
Visto il suo passato bianconero potrebbe allenare anche altre squadre di Serie A?
"Vedo che in Serie A ci sono tanti allenatori che hanno storie legate a certi club che vanno comunque ad allenare altre squadre".
Dopo 14 anni da ct è pronto a rimettersi subito in gioco?
"Ho la libertà di scegliere. Non mi vieto nulla. Se sento che devo fermarmi, lo farò, come feci dopo aver allenato la Juventus. Anche se in assoluto potrei decidere quando voglio, adesso penso solo al Mondiale".