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Eliminati ma vincitori morali: con un'Under così è felice anche Gattuso

Gazzetta

L’Italia si tiene stretto il 4-3 del secolo dal 1970, ma anche questo 2-3 degli azzurrini contro i giovani tedeschi entrerà a suo modo nella storia. Una sconfitta che è una vittoria morale, giocando meglio in nove contro undici, raggiungendo gli avversari con la punizione perfetta di Ambrosino quando il risultato sembrava scritto, e cadendo soltanto nel finale dei supplementari, a un passo dai rigori, con un Desplanches semplicemente insuperabile in porta fino a quel momento. Chissà. 

Lasciamo stare l’arbitro, inadeguato a volergli fare un complimento: non è il caso di fare vittimismo in una serata così. L’Italia è stata più squadra dei tedeschi e questo non può non rassicurare anche Gattuso: è forse un segnale che la prima uscita del nuovo ct sia stata questa, a soffrire in tribuna accanto a Buffon, a esultare come il primo dei tifosi dopo il temporaneo 2-2. S’è capito come si comporterà in panchina. E comunque non è finita, non siamo finiti: era comprensibile che, dopo Oslo, qualcuno si stracciasse le vesti pensando al futuro, ma considerare Donnarumma, Calafiori, Dimarco, Tonali, Barella, Cambiaso, Kean e altri azzurri gente di seconda categoria è cedere all’emozione del momento. Non siamo la Francia e la Spagna, ma neanche siamo tre gol sotto la Norvegia. Ora si riparte verso l’America, anche con l’obiettivo playoff, e non è escluso che nella famosa lista dei trentacinque di Gattuso qualcuno fosse in campo ieri. Altri probabilmente si aggiungeranno presto. Cominciando da Koleosho che era già nel giro ampio delle convocazioni contro la Germania dei grandi, a marzo, in Nations League. 

Gattuso ha fatto capire che, diversamente da Spalletti, per lui le fasce sono importanti: l’ala di Nunziata potrebbe essere molto utile, ricorda un Chiesa meno potente ma forse più ordinato tatticamente, ha margini di crescita. Di Coppola, visto contro Haaland, si sapeva, ma i compagni di reparto Ghilardi e Pirola non hanno ceduto un centimetro agli avversari. In mezzo s’è visto che Casadei ha un fisico da Nazionale e Pisilli grinta e geometrie, non a caso Spalletti li ha già chiamati. Vediamo se Ambrosino confermerà i movimenti di grande intelligenza oltre la punizione gol. Resta purtroppo una maledizione Under difficile da spiegare: non arriviamo in finale dal 2017, non vinciamo dai tempi di Gentile ct nel 2004. In tutta onestà dobbiamo riconoscere che la vera Under 21 tedesca avrebbe schierato Musiala, Wirtz, Pavlovic, ormai tra i grandi, più il portiere Urbig che il Bayern s’è portato in America al Mondiale. Vero che i giovani noi li proteggiamo dalla intemperie lasciandoli in panchina o nelle giovanili, ma è anche sicuro che, se avessimo un Musiala, costruiremmo l’Italia attorno a lui. Invece non c’è e ora a Prandelli tocca un compito importante quasi quanto quello di Gattuso: recuperare il piacere del gioco nelle giovanili soffocate ormai da risultati e tattica. 

Forse servirebbe uno shock: cancellare le vittorie con i gol nei tornei giovanili, la prossima stagione, e assegnare i tre punti, se non allo spettacolo, impossibile da valutare, quanto meno alla somma ponderata di gol, occasioni, situazioni pericolose. Una provocazione, d’accordo. Ma magari quegli allenatori che vogliono solo vincere, non far giocar bene, cambieranno mentalità. Quella degli azzurrini è stata da applausi grazie anche al ct Nunziata, uno di cui non si parla mai tanto.