La miglior visuale ce l’ha avuta il “muro giallo”, ammutolito per un pugno di secondi dalla punizione di Dimarco sotto la nord del Westfalenstadion, dalla parte opposta alla “Sudtribune”. Tre passi e via, all'incrocio. Il filo che lega lui e Francesco Totti - l’ultimo italiano a segnare un gol su punizione in Champions - è il freddo pungente che ti schiaffeggia il viso.
Il capitano giallorosso buttò giù la porta del Cska Mosca dodici anni fa, a fine novembre 2014, periodo da “generale inverno”. Dimarco l’ha fatto sotto la neve di Dortmund centrando il sesto gol stagionale della sua annata straordinaria, almeno fin qui. Per raccontare i primi sei mesi sotto Chivu va letto uno striscione esposto ieri nel muro giallo: “Melior de cinere surgo”. Significa che si può risorgere dalle ceneri anche migliori di prima.
È il caso dell'azzurro, che dopo aver perso la finale di Champions “è sparito per un mese”, come dichiarato dopo la rimonta contro il Pisa (gara vinta da protagonista assoluto). Dimarco, tra i peggiori in campo contro il Psg, è risorto resettando, staccando la testa, cercando di recuperare energie e motivazioni: “Sono sparito anche dai miei amici, ho deciso di isolarmi”. Gli è servito. I numeri di questa prima metà di stagione sono dieci e lode: 6 gol e 7 assist in 2260 minuti, 23 partite da titolare su 29, 16 gare concluse giocando tutti e 90’ senza mai essere sostituito: “Ho ritrovato la serenità, le prestazioni e la fiducia che mi mancavano: più ce n'è, meglio è”. Il primo beneficio della cura Chivu è questo. “Con lui non lascio il campo dopo un’ora”, aveva detto Fede, colpendo la gestione Inzaghi. L’allenatore che comunque, al netto della frecciata, l’ha reso l’esterno titolare della Nazionale e uno dei migliori d’Europa. A proposito: numeri top anche qui. Tra i primi cinque campionati, nessuno conta più gol e assist di lui. Ed è l’unico difensore che ha segnato più di 5 reti e fornito più di 5 passaggi vincenti in tutte le competizioni. Dimarco ha segnato il suo quarto gol su punizione in nerazzurro dopo aver fatto male alla Samp nel 2021 - il primo, più o meno dalla stessa posizione -, al Bologna nel 2022 e al Napoli nel 2025.
In Champions è primo per numero di sprint: 101 in otto partite. Una media di 14,4 a gara. Il manifesto di un esterno che si propone in avanti di continuo, infilando in area cross a raffica - la sua specialità, in Serie A nessuno ne ha sfornati più di lui - e creando occasioni da rete. In Champions tra i difensori è primo per media di tiri nello specchio a partita (1,2) e per tiri totali (2,8). Ovviamente il modulo lo favorisce, perché in Europa non sono molte le squadre che giocano col 3-5-2 e con i terzini a mo’ di ali, ma Dimarco resta una delle colonne dell’Inter. Quest’anno più che mai. Infine, una curiosità legata a Chivu: l’ultimo interista a segnare in Champions su punizione è stato Wesley Sneijder. Era il 6 aprile 2010, contro il Cska Mosca. Lo stesso stadio dove punse Totti. Cristian entrò a un’ora dalla fine. Quell’anno l’Inter vinse il Triplete.