
Se ci fosse l'occasione di rinascere partita di calcio, probabilmente non ci sarebbe una sola persona al mondo che sceglierebbe di essere una finale per il terzo posto. Oggi, di sicuro, non i tifosi di Francia e Inghilterra che si sfidano stasera.
Ti chiamano finale, anche se più spesso con il diminutivo “finalina”, che suona quasi come un dispregiativo. Tutti guardano te, ma sai benissimo che stanno semplicemente aspettando l'evento principale. Sei il finger food di una cena di gala: buono sicuramente, importante a suo modo, ma sai benissimo che tutti stanno aspettando la portata principale.
Per le due squadre che la disputano rappresenta spesso soltanto l'ultima incombenza dopo una delusione enorme. Fino a pochi giorni prima sognavano di giocarsi il titolo mondiale, poi si ritrovano a contendersi una medaglia di bronzo con la testa già rivolta al volo di ritorno. È una partita snobbata, a volte addirittura odiata.
Louis van Gaal, ad esempio, alla vigilia di Brasile-Olanda del 2014 disse apertamente che una gara del genere non dovrebbe nemmeno esistere, perché costringe una nazionale a rischiare due sconfitte consecutive dopo aver disputato un Mondiale straordinario. Poi gli olandesi quella partita la vinsero 3-0 contro un Brasile ancora traumatizzato dal Mineirazo e fu l'occasione per regalare una presenza mondiale al terzo portiere Michel Vorm, ma di certo Van Gaal non avrà appeso quella medaglia di bronzo nella bacheca personale.
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Sebbene in altri tornei sia passata un po' di moda - agli Europei, ad esempio, non esiste più dal 1984 - ai Mondiali la finalina continua invece a resistere. Anche l'edizione del 2026 non fa eccezione: Francia-Inghilterra mette in palio la medaglia di bronzo e andrà in scena, come ormai da tradizione, poche ore prima dell'evento che tutti aspettano davvero: la finale tra Spagna e Argentina.
Forse è proprio questo il suo paradosso. Non avendo il peso della finale, la finalina ha spesso finito per regalare storie che poi la storia dei Mondiali si porta dietro per sempre.
Pur avendo un peso limitato nella storia del torneo, la finalina ha spesso deciso una delle classifiche più prestigiose del Mondiale: quella dei marcatori, con un exploit tra gli altri che fa parte della leggenda di questo sport.
È successo nel 1990, quando Totò Schillaci segnò su rigore contro l'Inghilterra - generosamente ceduto dal rigorista designato Roberto Baggio - il suo sesto gol del Mondiale, conquistando la Scarpa d'Oro davanti a Tomáš Skuhravý e coronando una delle storie più belle mai regalateci dalla Coppa del Mondo.
Stessa storia anche nel 2010: Thomas Müller aprì le marcature della sfida che la Germania vinse 3-2 sull'Uruguay, prendendosi la Scarpa d'Oro di quell'edizione.
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Una cosa simile accadde anche nel 1958 con Just Fontaine. L'attaccante francese arrivò alla finale per il terzo posto già in testa alla classifica marcatori e, con un incredibile poker contro la Germania Ovest, blindò la Scarpa d'Oro e mise il sigillo su un'impresa destinata a entrare nella storia.
| Edizione | Calciatore | Gol nella finalina | Gol nel torneo |
|---|---|---|---|
| 1958 | Just Fontaine | 4 | 13 |
| 1990 | Totò Schillaci | 1 | 6 |
| 2010 | Thomas Müller | 1 | 5 |
Se ne parla ogni quattro anni e se n'è parlato anche quest'anno, quando Messi e Mbappé di record ne hanno battuti parecchi ma non sono riusciti a battere quello di Just Fontaine per il maggior numero di gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.
Un record che oggi sembra irreale: come si fa a segnare 13 reti in una competizione che ha così poche partite? Fontaine ci riuscì anche grazie alla finalina: Francia-Germania Ovest finì 6-3 e quattro di quei gol furono segnati dall'attaccante francese, che fino a quel momento ne aveva già realizzati nove.
Se la Scarpa d'Oro fu soltanto una conseguenza, il vero premio conquistato da Just Fontaine quel pomeriggio fu l'immortalità.
A proposito di record personali, un altro primato nato durante una finale per il terzo posto è quello del gol più veloce nella storia dei Mondiali. Nel 2002 l'attaccante turco Hakan Şükür arrivò alla sfida contro la Corea del Sud senza aver ancora segnato nel torneo e con il posto da titolare tutt'altro che scontato.
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Alla fine partì dal primo minuto e gli bastarono appena 10,8 secondi per trovare la rete. Un errore della difesa coreana, il recupero del pallone e il destro che batté Lee Woon-jae regalarono alla Turchia il vantaggio e a Şükür un record che resiste ancora oggi.
Chissà che Francia-Inghilterra non diventi l'occasione giusta per riscrivere anche questo primato. Lo sapremo molto presto: undici secondi dopo il fischio d'inizio.
Certo, per le grandi Nazionali la finale per il terzo posto rappresenta spesso una specie di supplizio: l'ultima incombenza dopo una semifinale persa e un sogno svanito a un passo dall'ultimo atto. Ma non è sempre così. Per chi non è abituato ad arrivare tanto lontano, quella partita può trasformarsi in un traguardo da celebrare.
È successo nel 2002, quando la Turchia conquistò il miglior risultato della sua storia chiudendo il Mondiale al terzo posto. Era già un'impresa essere arrivata fino a lì e battere la Corea del Sud davanti al suo pubblico rese la festa ancora più speciale.
Lo stesso vale per la Svezia nel 1994, che travolse la Bulgaria 4-0 ottenendo il miglior piazzamento mondiale dal secondo posto del 1958 e firmando quella che resta la vittoria con lo scarto più largo nella storia delle finaline.
Anche la Croazia ha vissuto questa partita come una celebrazione: nel 1998, da debuttante ai Mondiali, stupì il mondo conquistando il bronzo, mentre nel 2022 riuscì a salire nuovamente sul podio, confermando di essere ormai una presenza fissa tra le grandi del calcio internazionale.
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E lo stesso vale per il Belgio del 2018: la generazione d'oro avrebbe forse meritato una finale, ma quel terzo posto fu comunque accolto come il miglior risultato mondiale della storia del Paese.
Se c'è una cosa che la finalina raramente tradisce, sono i gol. Forse perché la pressione è ormai alle spalle, forse perché una medaglia di bronzo vale meno della paura di perdere, fatto sta che la sfida per il terzo posto è spesso una delle partite più divertenti dell'intero Mondiale.
Non è un caso che nessuna finale per il terzo posto sia mai terminata 0-0. Anzi, la media è di quasi quattro gol a partita, un dato nettamente superiore a quello delle finali per il titolo mondiale.
Ci sono stati risultati entrati nella storia, come il 6-3 con cui la Francia superò la Germania Ovest nel 1958, trascinata dal poker di Just Fontaine, o il 4-0 della Svezia sulla Bulgaria nel 1994, tuttora la vittoria con il margine più ampio in una finalina.
Ma gli esempi non finiscono lì: il Brasile-Svezia 4-2 del 1938, il Polonia-Francia 3-2 del 1982 e il Turchia-Corea del Sud 3-2 del 2002 confermano come questa partita abbia spesso regalato spettacolo e poche cautele.
| Edizione | Partita | Risultato | Gol totali |
|---|---|---|---|
| 1958 | Francia-Germania Ovest | 6-3 | 9 |
| 1938 | Brasile-Svezia | 4-2 | 6 |
| 1982 | Polonia-Francia | 3-2 | 5 |
| 2002 | Turchia-Corea del Sud | 3-2 | 5 |
| 1994 | Svezia-Bulgaria | 4-0 | 4 |
Anche le due finaline disputate dall'Italia non hanno fatto eccezione. Nel 1978 gli azzurri persero 2-1 contro il Brasile, mentre dodici anni dopo superarono con lo stesso punteggio l'Inghilterra, conquistando il terzo posto e consegnando definitivamente Totò Schillaci alla storia del Mondiale.



