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Fullkrug dimostra che basta essere un centravanti puro per segnare in Serie A? Risultatismo vs giochismo: ma alla fine conta solo vincere? La Juventus è totalmente dipendente da Yildiz? Il 3X3 di GOAL

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Tre domande a tre giornalisti di GOAL dopo la ventunesima giornata di Serie A: il dibattito sugli attaccanti in Serie A e o se siano meglio i risultatisti o i giochisti, con la lente d'ingrandimento sulla Yldiz dipendenza.

  • Fullkrug dimostra che basta essere un centravanti puro per segnare in Serie A? 
  • Risultatismo vs giochismo: ma alla fine conta solo vincere? 
  • La Juventus è totalmente dipendente da Yildiz?

Tre domande a tre giornalisti di GOAL dopo la 21a giornata di Serie A: le risposte di Antonio Torrisi, Lelio Donato e Marco Trombetta nel nostro 3X3.

 

 

 


Fullkrug dimostra che basta essere un centravanti puro per segnare in Serie A?

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"Ancora una volta, il calcio è semplice: si gioca con l'attaccante"

Marco Trombetta - Ci risiamo, eccoci con i soliti discorsi. Eccoci con la necessità di complicare necessariamente uno sport con evoluzioni forzate e figlie di una nuova generazione che non si è capito ancora quanti e quali benefici abbia portato a questo sport.

Il portiere bravo con i piedi che però non ne para una. La costruzione dal basso estremista che porta più a prenderli i goal piuttosto che a farli. Il 10 ormai in vista d'estinzione, che non serve più. Per non parlare dell'attaccante, di fatto il ruolo con la 'R' maiuscola nel gioco del calcio. Quello designato per fare goal, quello che dovrebbe stare in area di rigore e concretizzare le occasioni. Il numero 9, anche questo messo inspiegabilmente da parte.

E poi ci sorprendiamo se Fullkrug, certamente non il giocatore più bello da vedere, risolve con un colpo di testa una partita che altrimenti, con tutta probabilità, non si sarebbe mai sbloccata dallo 0-0. Vogliamo riportare alla mente le dichiarazioni di Guardiola, quando disse che il suo centravanti era "lo spazio" poco prima di acquistare il centravanti per eccellenza, ossia Erling Braut Haaland?

Non è una questione di coerenza o incoerenza, è una questione di logica, che a mio modo di vedere prescinde dal campionato in questione. Certo, il livello della Serie A è quello che è, ma a pallone si gioca con l'attaccante ragazzi. C'è poco da fare.  Possiamo portare avanti tutte le evoluzioni e rivoluzioni possibili, ma poi alla fine basta avere uno che la butti dentro. In qualsiasi modo, anche nel più brutto. 

Risultatismo vs giochismo: ma alla fine conta solo vincere?

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“Fabregas e gli altri se ne facciano una ragione: la rivoluzione del giochismo in Italia è impossibile”

Antonio Torrisi - Bisogna capire innanzitutto cosa vuole diventare il calcio italiano. Cosa vuole essere. Perché ogni processo ha bisogno di fasi di transizioni e di pazienza: noi italiani la pazienza non sappiamo lontanamente cosa sia, figuriamoci se siamo disposti ad accettare fasi di transizioni. Abituati a pretendere tutto e subito, senza fiatare. Nel calcio vogliamo vincere. Vogliamo il risultato. I tre punti. Il trofeo, più in grande. Questa è la premessa.

Continuiamo: cosa vuole essere il calcio italiano? Vuole lavorare sui principi del bel gioco fidandosi del processo (giusto per ricalcare il “trust the process” che fa tanto figo, in giro) sperando di ritornare a essere, un giorno e con tanta pazienza, uno dei Paesi più “attraenti” dal punto di vista calcistico? O pensa che, tanto, il calcio si evolve così rapidamente che puntare a rincorrere la Premier League, ormai irraggiungibile, sia inutile, che guardare a LaLiga (Real Madrid-Barcellona-Atletico Madrid) sia un esercizio superfluo e che, tutto sommato, aver reso la Serie A un campionato bello combattuto (salvo le edizioni 2022/23 e 2023/24 le altre sono state divertenti e decise all’ultimo), pur con la nomea di “lega di transizione in cui far crescere ed esplodere i talenti” non sia poi così male?

Fabregas può sgolarsi quanto vuole. Pure Chivu ha fatto qualche accenno a soluzioni che avrebbe voluto adottare, ma per le quali il calcio italiano non è ancora pronto. Della stagione 2024/25, quella del possibile Triplete dell’Inter, quanti si ricordano del bel calcio di Simone Inzaghi? E quanti, invece, del fatto che la stessa Inter di Simone Inzaghi ha perso tutti e tre i trofei che avrebbe potuto (e sperato) di vincere, pur esprimendo un calcio qualitativamente e nettamente superiore a tutti? La risposta l’avete già. Vincere serve, soprattutto se la possibilità di diventare il miglior campionato al mondo non esiste più da un pezzo. Fabregas e gli altri se ne facciano una ragione: la loro rivoluzione (bella e utile, per carità) è ormai impossibile.

La Juventus è totalmente dipendente da Yildiz?

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"Normale dipendere da Yildiz, ma non può e non deve giocarle tutte"

Lelio Donato - Kenan Yildiz non è solo il numero 10 e il migliore giocatore della Juventus a livello tecnico per distacco. Il turco è anche uno dei migliori giocatori di tutta la Serie A, oltre che una promessa del calcio europeo.
Non c'è nulla di male, dunque, ad ammettere che i bianconeri dipendano dalle lune di Yildiz. Il problema, semmai, è che a volte anche la migliore versione del turco non basta alla squadra di Spalletti per vincere le partite. L'ultimo esempio? La sconfitta di Cagliari.

E che nella rosa attuale della Juventus non esiste, non solo un vice Yildiz (impossibile probabilmente da trovare a cifre ragionevoli), ma neppure un altro giocatore che possa sostituirlo con caratteristiche simili se al turco viene un raffreddore.
"Per noi è un giocatore importante, gli vogliamo far giocare tante partite perchè ci darà diverse soluzioni" ha spiegato Spalletti prima della trasferta di Cagliari. Tutto giusto, tutto vero. Ma il rischio, sempre più concreto, è quello di spremere il talento di Yildiz fino all'ultima goccia.

La domanda da porsi, quindi, non è se la Juventus sia totalmente dipendente da Yildiz (lo è ma è normale), semmai c'è da chiedersi se piuttosto non sia il caso di trovare una via alternativa sul mercato.
Perché ok l'acquisto di un'altra prima punta ma a questa squadra serve soprattutto qualcuno che accenda la luce. E no la "fucilata nella notte", per usare un'altra espressione di Spalletti, non può spararla sempre il numero 10.