AAAA, regista cercasi. O perlomeno: solo se partisse Hakan Calhanoglu.
Il problema è che le voci legate all'addio del turco, sempre più direzionato verso Istanbul sponda Galatasaray, si rincorrono ed aumentano di consistenza col passare dei giorni e delle ore.
Ragion per cui, Chivu, per impostare e far decollare il nuovo corso all'Inter ha bisogno in primis di un 'cervello' capace di dare ritmo e tradurre sul campo le richieste dell'erede di Inzaghi: casella, con l'ex Milan ai box e col futuro in bilico, al momento da colmare in virtù di un'oggettiva carenza di soluzioni adeguate.
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Le indiscrezioni che vorrebbero Calha desideroso di tornare in patria per vestire la maglia del Gala, man mano che il mercato sta entrando nel vivo, si sono fatte concrete: tra mezze conferme, post social ed acqua gettata sul fuoco che incendia un rebus complicato, dopo l'uscita di scena dell'Inter dal Mondiale per Club il caso è deflagrato.
A farlo divampare è stato capitan Lautaro, con parole pungenti che - seppur indirette - hanno fatto centro: l'immediata ammissione di Marotta ha consentito di individuare in Hakan il destinatario del messaggio inviato post Fluminense dal Toro, con replica Instagram piccata del centrocampista.
I contatti col Galatasaray nel frattempo proseguono, così in casa nerazzurra urge cautelarsi: divorziando dal turco, reperire un regista diventerebbe una priorità.
Scorrendo la rosa dell'Inter, il sostituto naturale di Calhanoglu è Kristjan Asllani: rimasto in naftalina dal suo approdo ad Appiano ad oggi proprio a causa della presenza di un top player come il compagno, l'ex Empoli al Mondiale per Club ha ricevuto la fiducia di Chivu ma non ha saputo ricambiarla.
Prestazioni all'insegna del compitino durante la fase a gironi, flop nello 0-2 del Flu che ha rispedito a Milano i nerazzurri dagli USA: l'albanese, pur rappresentando un ottimo talento, nell'ottica della successione di Hakan non appare la soluzione a cui affidarsi in pianta stabile.
In realtà un volto nuovo impiegabile in regia, l'Inter, se l'è assicurato: trattasi di Petar Sucic, gioiellino classe 2003 arrivato dalla Dinamo Zagabria per 14 milioni. Tecnica e visione al croato di certo non mancano, ma affidargli maglia da titolare e chiavi di una big non appena messo piede in Italia risulta un azzardo.
A Sucic va dato il tempo di integrarsi con realtà, compagni e metodi di lavoro, poi si potrà ragionare sull'eventuale testimone di Calhanoglu da raccogliere: al momento, però, in quel ruolo serve anche qualcos'altro.
Certo, a riciclarsi nei panni di play possono essere Nicolò Barella e Piotr Zielinski, ma le controindicazioni sono principalmente due: si depotenzierebbero le caratteristiche di calciatori che da mezzali hanno costruito le rispettive carriere e nessuno dei due possiede i tempi di giocata di un metronomo originale.
Al netto di tecnica e intelligenza tattica, se partisse Calhanoglu, Chivu avrà dunque bisogno ugualmente di un regista. O forse no? Questo lo diranno confronti interni, strategie di mercato e volontà dell'allenatore.