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Italia, la Champions dei rimpianti: quanti sprechi per Inter, Juve e Atalanta. Napoli, è fallimento

Gazzetta

Ci ha illuso il Napoli, che fino al sessantesimo era stato più forte degli infortuni, stava battendo il Chelsea e con quel risultato sarebbe andato ai playoff. E ci siamo illusi anche per l'Inter: quando Dimarco ha segnato il gol del vantaggio a Dortmund, a dieci minuti dalla fine, i nerazzurri erano all’ottavo posto e avrebbero preso per i capelli la qualificazione diretta agli ottavi. Niente da fare: la doppietta di Joao Pedro ha ribaltato la gara di Napoli e ci ha riportato alla realtà, Conte è fuori dalla Champions un’altra volta e Chivu va ai playoff assieme a Juve e Atalanta. E per noi questa diventa, finora, la Coppa delle occasioni perse. Anzi, buttate. 

Prima di pensare alle ferite che questo bellissimo campionatone a 36 squadre lascia al nostro calcio - le emozioni dell’ultima giornata sono davvero straordinarie - proviamo a guardare avanti. Cosa aspetta ora a Inter, Juve e Atalanta? Quale tabellone può proporre loro il sorteggio di domani? Nei playoff di febbraio (17 e 18 l’andata, 24 e 25 il ritorno) la squadra di Chivu troverà il Bodo Glimt oppure il Benfica. Facile? Solo all’apparenza. I norvegesi si sono guadagnati la qualificazione facendo sei punti nelle ultime due gare con il City e a Madrid contro l’Atletico. Quanto al Benfica, beh, Mou è sempre Mou: per qualificarsi, scavalcando il Marsiglia di De Zerbi per differenza reti, ha dovuto battere il Real addirittura con due gol di scarto. E per riuscirci, sul 3-2, ha spedito in area all’ultimo istante di partita il portiere Trubin. Che ha segnato, ovvio. Cose da Mou. La Juve, tredicesima, troverà il Bruges oppure il Galatasaray. Anche qui, vietato illudersi: i belgi l’anno scorso hanno eliminato l’Atalanta proprio ai playoff, i turchi hanno giocatori di primo livello, a cominciare da Osimhen. Quanto all’Atalanta, rischia il Borussia Dortmund e sarebbe un grande e durissimo duello. Se il sorteggio le volesse bene, troverebbe l’Olympiacos. Considerazione non irrilevante: tutte le nostre avranno il vantaggio di giocare in casa il ritorno. Che poi conta fino a un certo punto: un anno fa abbiamo perso tre squadre ai playoff, Milan e Juve oltre all’Atalanta, e due di queste (rossoneri e bergamaschi) hanno disputato la seconda gara in Italia. 

Il cammino si potrebbe complicare agli ottavi, com’è normale che sia. L’Inter troverebbe una tra Manchester City e Sporting (e qui il sorteggio farà una grande differenza tra un cammino piuttosto agevole e uno molto disagevole), la Juve avrebbe un’inglese tra Liverpool e Tottenham, l’Atalanta sarebbe nei guai comunque vada (Arsenal o Bayern). 

Dei nostri tre allenatori in bilico tra qualificazione diretta e playoff, all’inizio di questo turno nessuno credeva fino in fondo alla possibilità di entrare tra le prime otto: né Palladino, né Chivu, tanto meno Spalletti che partiva alle spalle degli altri due. Per rendersene conto, basta guardare i nomi di chi hanno lasciato fuori. Tre su tutti, uno per squadra: Lautaro, Yildiz, De Ketelaere. Gli ultimi due perché risparmiassero energie, l’argentino anche perché evitasse un’ammonizione che lo avrebbe escluso dal prossimo turno. E poi hanno cominciato in panchina Bastoni, Cambiaso, Locatelli, David, Scamacca, De Roon. La fiducia nel ribaltone era scarsa, scarsissima, e allora meglio dosare un po’ le forze in vista del campionato. Forse a fine primo tempo qualche dubbio è venuto a tutt’e tre — avrò fatto la scelta giusta? — viste le difficoltà che stavano incontrando tante grandi là davanti, il Real e il Barcellona, il Psg e l’Atletico, il Chelsea e il Tottenham. Nella classifica parziale a metà partita, tutte le nostre sarebbero state nelle prime otto se, anziché pareggiare zero a zero, fossero state in vantaggio. Poi la situazione è cambiata, molte delle grandi si sono svegliate e, come previsto, hanno ripreso le posizioni di vertice. Con qualche eccezione: lo Sporting è l’intrusa tra le regine, sorprende invece che debbano passare dai playoff il Real e il Psg. Ma i francesi li hanno giocati anche l’anno scorso, i playoff, e sappiamo com’è finita. Stavolta assieme a loro ci sarà anche l’altra finalista del 2025, l’Inter. Che sia di buon auspicio?

È una parola brutta da usare, ma quella del Napoli è un’eliminazione dolorosissima. E non è maturata con il Chelsea bensì a causa dei risultati pessimi arrivati in precedenza. Se ne prendi sei dal Psv, perdi a Lisbona col Benfica, pareggi in casa con l’Eintracht e a Copenaghen con gli avversari in dieci, è difficile prendersela solo con gli infortuni. Che, tra l’altro, a inizio stagione non erano così importanti e gravi. Occasioni buttate, già.