"Questa salvezza vale uno scudetto". E ancora: "Avremo tempo per pensare al futuro, ma non mi vedo in altri posti. Sono riconoscente per quello che mi è stato dato. Sono felice qui". Parole di Cristian Chivu pronunciate al termine dell'ultima partita di campionato, nella sala stampa dello stadio di Bergamo, dopo che il suo Parma ha battuto l'Atalanta in rimonta (da 0-2 a 3-2) e ha conquistato la salvezza. È la sera di domenica 25 maggio 2025. A Parma si festeggia la permanenza in Serie A, per nulla scontata vista l'altalena di risultati di una primavera troppo incerta, e soprattutto si guarda al domani con una luce di speranza in più, convinti di aver trovato quel condottiero della panchina che serve per guidare un gruppo di giovanissimi. Chivu, arrivato in Emilia a metà febbraio per sostituire Fabio Pecchia, è entrato nel cuore del pubblico con la semplicità, la sincerità e la chiarezza delle idee.
Quando ha sbagliato non ha avuto paura di dirlo chiaramente davanti a taccuini e microfoni, e questa schiettezza, non frequente nell'ambiente del calcio, gli ha fatto guadagnare punti. Anche il presidente Kyle Krause e l'amministratore delegato Federico Cherubini sono convinti della scelta: sarà Chivu l'allenatore del futuro, restano da sistemare alcuni dettagli del contratto, ma non ci sono dubbi sull'esito finale. Poi succede che, il 31 maggio, l'Inter subisce una terribile batosta contro il Paris Saint Germain nell'epilogo di Champions League, Simone Inzaghi decide di preferire i soldi degli arabi e abbandona la barca (senza aver avvisato in precedenza il club, fanno sapere i dirigenti nerazzurri) e l'Inter si trova senza allenatore e con il Mondiale per Club da preparare in fretta e furia. Dopo un tentativo fallito con Cesc Fabregas, che non intende lasciare il Como, e forse anche qualche altro sondaggio, il presidente Marotta s'indirizza sulla pista Chivu. Avverte il Parma e sonda il terreno con il tecnico, il quale proprio in quelle ore ha in programma un incontro con i dirigenti emiliani. D'accordo, ha detto tra virgolette "non mi vedo in altri posti. Sono felice qui", però se chiama l'Inter, che tra l'altro è la squadra dove ha vinto il Triplete con Mourinho nel 2010 e ha iniziato il percorso da tecnico con la squadre giovanili, beh a quel punto forse vale la pena fare uno stop in autostrada, sulla corsia di emergenza, prendere un respiro profondo, riflettere e, magari, decidere di uscire al casello successivo e invertire la rotta.
È esattamente ciò che fa Chivu, consapevole che la chiamata dell'Inter è un'opportunità che difficilmente capita due volte nella vita. E le parole pronunciate nella sala stampa di Bergamo? E quel volto rigato dalle lacrime dopo la salvezza ottenuta? Emozioni di un istante, così vengono catalogate. Il pubblico di Parma resta abbastanza sorpreso dall'evolversi della situazione, ma allo stesso tempo è sufficientemente maturo da capire che tra la panchina degli emiliani e quella dell'Inter c'è una bella differenza. Semmai, tra i tifosi, si fa largo l'orgoglio per aver messo in mostra le qualità di un allenatore che ha saputo guadagnarsi un futuro dorato. Con il Parma, in pochi mesi, ha raddrizzato una barca che stava pericolosamente perdendo la rotta. In tredici partite tre vittorie, tre sconfitte e sette pareggi. Ma le vittorie, contro il Bologna, con la Juve al Tardini (magica zuccata di Pellegrino) e contro l'Atalanta, restano momenti da incorniciare dopo tanta sofferenza. Così come da incorniciare è la gestione dello spogliatoio: Chivu non fa sconti a nessuno, nemmeno al suo connazionale Man che lui prova a rilanciare ma, visto che non ne azzecca una, lo sistema in panchina e non ci fa affidamento.
Sue le intuizioni che riguardano Ondrejka, Pellegrino e Giovanni Leoni, cui l'allenatore dà fiducia nel periodo più delicato della stagione e ottiene risposte positive. Chivu, a Parma, fa dello spirito di gruppo e del sacrificio, le principali caratteristiche di una squadra che deve salvarsi, e non gl'importa nulla di giocare bene e fare spettacolo. Conta il risultato, il resto sono chiacchiere da bar. Stesso atteggiamento che porta all'Inter, perché questo è il carattere del personaggio. Adesso c'è la curiosità di capire come il pubblico di Parma accoglierà Chivu. Se al mondo esiste la riconoscenza, la gente del Tardini dovrebbe alzarsi in piedi al suo ingresso in campo e dedicargli un lungo e sentito applauso. Ci sarà, invece, chi si sarà sentito tradito dalla decisione di scegliere l'Inter e probabilmente esprimerà questo malumore con i fischi. L'augurio è che il suono dei battimani sia talmente forte da coprire le manifestazioni di dissenso, perché a uno come Chivu, per quello che ha fatto in pochissimo tempo e in mezzo a mille problemi, la gente di Parma deve soltanto dire un enorme grazie.