Error code: %{errorCode}

Le storie di Kevin e Tahirys: quando lo sport ci ricorda che niente è più prezioso della vita

Gazzetta

È capitato spesso, anche di recente, che un calciatore o un allenatore, per una bastardata del destino, abbia dovuto sospendere l’attività per assistere un figlio gravemente malato. La sorte più terribile che può accadere a un genitore è sopravvivere a un figlio. Accompagnare la sofferenza di un padre anziano è diverso, impone comunque attenzioni e dolore, certo, ma rientra nell’ordine delle cose e in genere non stravolge le carriere. 

Kevin Kampl, centrocampista sloveno del Lipsia, ha pensato diversamente. Il 3 gennaio ha rescisso il contratto, in scadenza a giugno, che lo legava al club tedesco da 8 anni, rinunciando a poco meno di un milione di euro. Ha spiegato: "A ottobre ho perso un fratello, per la mia famiglia sono stati mesi di grande dolore. Ho capito ancora di più quanto sia prezioso il tempo e quanto sia importante passarlo con chi amiamo. Io voglio passarlo con mio padre ammalato, un tempo che non tornerà. Torno a casa".

 Pensando a questa scena vengono in mente due immagini: il pio Enea, di liceale memoria, che fugge da Troia in fiamme con il padre Anchise sulle spalle, quando gli anziani godevano di una sacralità che la nostra civiltà produttiva non riconosce più. E poi altre fiamme, quelle che ha affrontato il 19enne terzino del Metz, Tahirys Dos Santos, già in salvo, per salvare la fidanzata dall’inferno di Crans-Montana, rimanendo ustionato per il 30% del corpo. In un mondo in guerra, dove la legge del più forte strozza sempre di più quella del diritto, la pietas d’altri tempi di Kevin e il coraggio della generosità del giovane Tahirys sono una boccata di aria buona, all’alba dell’anno nuovo.