Sono passati quasi tre mesi dalla notte di Monaco, in cui si interruppero i sogni dell'Inter, sconfitta 5-0 dal PSG. Questa sera i nerazzurri danno via alla stagione 2025/2026 debuttando in campionato contro il Torino.
Nel mezzo c'è stato il deludente Mondiale per Club ma soprattutto il cambio in panchina, con l'addio di Simone Inzaghi dopo quattro anni e l'arrivo di Cristian Chivu. Una novità che sembrava poter essere l'inizio di una rivoluzione per l'Inter, come se la finale di Champions avesse chiuso un ciclo.
La realtà però è che a San Siro scenderà praticamente la stessa squadra della passata stagione, con un solo volto nuovo, quello di Petar Sucic, però "obbligato" per via dell'assenza di Calhanoglu.
Ma è stata una scelta voluta o dettata dalle dinamiche del mercato?
Chivu andrà con le certezze per la prima Inter del campionato che sfiderà il Torino a San Siro. Scenderanno in campo infatti 10 degli undici nerazzurri che presenti nella formazione titolare contro il PSG in finale di Champions League.
L'unica novità sarà rappresentata da Sucic, che è anche il primo giocatore che l'Inter ha aggiunto in rosa e fin dal Mondiale per Club con la squadra. Il giovane centrocampista è stato molto utilizzato anche nel pre-campionato ma la sua titolarità è comunque legata all'assenza per squalifica di Calhanoglu.
Inter (3-5-2): Sommer; Pavard, Acerbi, Bastoni; Dumfries, Sucic, Barella, Mkhitaryan, Dimarco; Lautaro, Thuram. All. Chivu.
Nella formazione "tipo" dell'Inter per la prossima stagione quindi non ci sarebbe nessun volto nuovo. Il club ha acquistato quattro giocatori, ovvero Sucic, Luis Henrique, Bonny, Diouf e ha aggiunto in rosa Pio Esposito. Avranno tutti spazio ma nessuno di loro può considerarsi un titolare. Luis Henrique è l'alternativa a Dumfries, Diouf proverà a ritagliarsi minuti nel centrocampo affollato a disposizione di Chivu mentre Bonny ed Esposito partono ovviamente dietro a Lautaro Martinez e Thuram.
L'Inter ha deciso di investire sul mercato abbassando l'età media della squadra e migliorando il livello delle alternative, aspetto che - spera il club - potrebbe essere un fattore rispetto alla scorsa stagione.
L'intenzione comunque era quella di aggiungere anche un top, già pronto per essere centrale nella squadra ma le strade intraprese, da Lookman a Koné, non si sono concretizzate.
Da sottolineare nella continuità dell'Inter, oltre al mercato in entrata è però soprattutto quello non fatto in uscita. L'Inter ha salutato le riserve in attacco come Arnautovic e Correa ed ha ceduto giocatori marginali come Asllani e Zalewski.
Sono rimasti tutti i big, anche chi sembrava destinato a chiudere la propria esperienza in nerazzurro come Calhanoglu o lo stesso Pavard, che a pochi giorni dalla fine della sessione quindi si avvicina alla permanenza.
Dopo la disfatta in finale di Champions League e l'addio di Inzaghi sembravano esserci le condizioni per mettere in atto profondi cambiamenti all'interno dell'Inter. A maggior ragione dopo il Mondiale per Club che aveva dato segnali poco incoraggianti sia in campo che fuori, con l'episodio che ha coinvolto Calhanoglu e le parole dure di Lautaro Martinez: "Chi non vuole restare qui se ne deve andare". Perché allora non c'è stata una rivoluzione?
Alcune situazioni sono dipese più dalle dinamiche del mercato che dalla reale volontà del club. Non è un mistero che l'Inter avrebbe ceduto volentieri Calhanoglu ma le proposte arrivate non sono state ritenute adeguate e un discorso simile vale per Pavard, per cui fino ad ora non ci sono state le condizioni per l'addio (anche per la volontà del giocatore).
Dall'altra parte comunque con il cambio in panchina e l'arrivo di un tecnico che ha poca esperienza da allenatore, la dirigenza ha ritenuto importante non "smontare" la squadra ma rimanere con il blocco delle ultime stagioni. I prossimi mesi diranno se la scelta in parte voluta e in parte no sarà stata vincente oppure no.