Lui sa come si fa. Perché di trofei, con la maglia della Lazio, ne ha conquistati ben sette, tutti nel fantastico triennio 1998-2000, quando il club biancoceleste realizzò l’impresa di vincere uno scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea, due Supercoppe italiane e due Coppe Italia. Un ciclo incredibile iniziato nel 1998 proprio con il trofeo che questa sera la Lazio può vincere ancora. "Ed è stato - ricorda Dario Marcolin, ex bandiera biancoceleste, adesso opinionista di Dazn - per certi versi il più importante, proprio perché ha dato il via a quella serie pazzesca di successi. E anche perché lo ottenemmo contro il super Milan di quegli anni. Avevamo perso il match di andata a San Siro per 1-0, alla fine del primo tempo della gara di ritorno eravamo sotto per 1-0. Sembravamo spacciati, ma nella ripresa scattò qualcosa dentro di noi, l’Olimpico ci trascinò e portammo a casa la Coppa". Qualcosa di simile dovrebbe succedere anche stasera per sovvertire un pronostico che vede l’Inter favorita.
"Sì, certamente. È vero che sulla carta la finale si gioca in campo neutro. Ma l’Olimpico è lo stadio della Lazio, i giocatori si sentiranno a casa, avranno il sostegno dei propri tifosi all’interno dell’impianto, ma anche fuori mentre arriveranno all’Olimpico. Questo vuol dire tanto e può aiutare a colmare la differenza con l’Inter".
Può bastare il calore dei tifosi ad a riequilibrare le previsioni della vigilia?
"Certamente no, però questo fattore non va neanche sottovalutato. Prendiamo la partita di campionato contro il Milan dello scorso marzo (l’unica, negli ultimi mesi, in cui i sostenitori biancocelesti sono andati allo stadio, ndr). Senza pubblico quella partita la Lazio non l’avrebbe mai vinta. Anche perché, essendosi purtroppo abituati a giocare senza tifosi, l’effetto-traino, adesso che ci saranno, sarà ancora maggiore".
Però poi in campo la Lazio dovrà dimostrarsi all’altezza della situazione, cosa che non è accaduta nel match di campionato di sabato scorso, sempre con i nerazzurri.
"Dico una cosa che può sembrare paradossale, ma non lo è. Per la Lazio è stato meglio perdere quella gara, ed è stato bene anche perderla in quel modo. Così stavolta i calciatori biancocelesti scenderanno in campo con il massimo della concentrazione, sapendo che se non lo faranno non ci sarà partita. Viceversa, se il match di campionato fosse finito diversamente, avrebbero corso il rischio di essere troppo sicuri di potercela fare".
A livello tattico secondo lei cambierà qualcosa rispetto a sabato?
"Non credo. Sarri è sempre fedele alle sue idee, questa è la sua forza. Non penso proprio che rinuncerà al 4-3-3".
Anche se sabato, quando è rimasto in dieci, Sarri si è messo col 4-4-1 e le due linee da quattro hanno dato l’impressione di arginare meglio l’Inter.
"Quello però è il modulo che tutti, o quasi, gli allenatori utilizzano quando restano in dieci, a prescindere da quale sia il loro sistema di gioco. Non penso che sia molto indicativo".
Cataldi e Rovella non sono al meglio. Il centrale dovrebbe essere Patric. D’accordo?
"Sì, meglio puntare su un giocatore sano, anche se adattato in quel ruolo, che rischiare un elemento che è in condizioni precarie. E poi Patric consentirà alla Lazio di avere un maggiore filtro davanti alla difesa. Penso che, contro questa Inter, possa essere un bene stare bassi e poi partire sulle fasce".
Dove ci saranno Isaksen e Zaccagni.
"Entrambi possono essere decisivi. Zaccagni lo conosciamo bene, è un giocatore cresciuto tantissimo negli ultimi anni. È il capitano della squadra e farà sicuramente una grande partita. Ma se devo indicare un giocatore che può fare la differenza dico Isaksen. Secondo me è un giocatore che non ha ancora fatto vedere appieno il suo potenziale. O forse lo ha fatto vedere soltanto a sprazzi. La finale di Coppa Italia può essere l’occasione giusta per dimostrare quanto è forte".
Lei ha vinto vari trofei e affrontato tante finali con la maglia della Lazio. Come si vincono queste partite?
"Sono gare diverse da tutte le altre. I valori tecnici quasi si azzerano, conta di più la voglia di mettere le mani sul trofeo. Per questo dico che la Lazio stasera ce la può fare. A patto però di dare il massimo dall’inizio alla fine".
E quali errori non vanno commessi?
"Non bisogna avere fretta di imporsi. Aspettare il momento giusto. In queste partite è fondamentale andare in vantaggio. Se lo fa l’Inter, per la Lazio diventa durissima, quasi impossibile. Se invece a segnare per prima dovesse essere la squadra di Sarri, allora le cose si metterebbero bene. Per questo dico che bisognerà aspettare il momento giusto per colpire".