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Mbangula e l’addio alla Juventus: “Mi hanno detto che dovevano fare cassa e Tudor non mi vedeva proprio”

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Quello di Samuel Mbangula è un mondo che si è letteralmente ribaltato nel giro di un anno.

In brevissimo tempo è passato dall’essere uno degli elementi della Next Gen in Serie C, a ritagliarsi uno spazio importante con la prima squadra della Juventus, con la quale ha lasciato il segno sia in Serie A che in Champions League.

Per l’attaccante belga, che è stato lanciato e valorizzato ad alti livelli da Thiago Motta, sembravano essersi schiuse le porte di un lungo futuro in bianconero, poi è arrivata la svolta.

Messo sul mercato, a fine luglio si è trasferito al Werder Brema per vivere la sua prima esperienza in Germania.

Mbangula, in un’intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport’, ha parlato del suo addio alla Juve.

“IN GERMANIA UN CALCIO MENO TATTICO”

Mbangula ha spiegato quali solo le prime differenze che ha colto tra il calcio italiano e quello tedesco.

“Mi sento già uno della famiglia, l’ambientamento procede bene. In Germania ho trovato un calcio più libero e meno tattico rispetto alla Serie A e sono convinto che mi troverò a mio agio. L’allenatore Steffen mi sta impiegando da ala e trequartista, mi piacerebbe disputare una stagione in doppia cifra a livello di assist e gol”.

“LA JUVE DOVEVA FARE CASSA”

L’attaccante belga ha ammesso che sarebbe rimasto volentieri alla Juventus, ma che il club lo ha ceduto perché aveva bisogno di monetizzare.

“Ovvio, ma il calcio è così. La società mi ha fatto un discorso chiaro: ‘Ci dispiace, ma dobbiamo fare cassa e siamo obbligati a venderti’”.

“THIAGO MOTTA MI HA CAMBIATO LA VITA”

Fondamentale per la carriera di Mbangula è stato l’incontro con Thiago Motta, il tecnico che ha puntato forte su di lui e che lo ha lanciato ad alti livelli.

“Lo porterò sempre nel cuore, mi ha cambiato la carriera e la vita. Non lo sento da mesi perché non ho il suo numero. Diventerà un grandissimo tecnico. Alla Juve non gli hanno dato tempo e gli infortuni hanno pesato”.

“TUDOR NON MI VEDEVA PROPRIO”

Se Thiago Motta è il tecnico che gli ha spalancato le porte della prima squadra, Tudor è quello che le ha chiuse. 

“Durante il Mondiale in America abbiamo parlato della questione. Ho fatto presente a Tudor che, pur di giocare, sarei stato disposto ad agire come laterale, trequartista e anche come mediano nel suo 3-4-2-1. È stato schietto, mi ha detto che non rientravo nei piani. Non mi “vedeva” proprio”.