Il Mondiale di calcio non è solo il torneo dei grandi campioni. A volte basta poco per cambiare lo status di un calciatore: una partita fatta bene, una giocata nel momento giusto, una serata in cui il mondo si accorge di te. Succede da sempre. E probabilmente succederà anche alla Coppa del Mondo 2026.
DAZN ha chiesto a Francesco Pagani, creator della pagina Sciabolata Morbida, di indicare alcuni giovani da seguire con attenzione. Non i soliti noti, però. Niente Lamine Yamal e Pau Cubarsí, già esplosi ai massimi livelli. Pagani ha scelto di abbassare l’età e guardare soprattutto ai teenager veri.
Osservatore professionista, penna sempre interessante ed esaustiva, Francesco è riuscito a creare soprattutto sulla sua pagina Facebook un ecosistema raro da trovare sui social: informazioni chiare ed approfondite, passione viscerale e soprattutto toni sempre composti ed educati, sia nei post che nei commenti. Una rarità nel mondo ultra-polemico che si trova oggi in rete.
“Toglierei Yamal e Cubarsí, perché hanno già fatto quello che hanno fatto e vinto quello che hanno vinto”, spiega Pagani. “Se devo citare tre nomi, allora parto sicuramente dal baby prodigio di casa: Gilberto Mora”.
@gil_morita
Il primo nome è quindi Gilberto Mora, classe 2008 del Tijuana, che ha già esordito nella partita inaugurale con la maglia del Messico, pur essendo entrato nella ripresa. E quando un ragazzo così giovane gioca in casa, davanti al proprio pubblico, è normale che l’attenzione salga.
“È un trequartista-esterno, un giocatore di fantasia, molto tecnico, discretamente rapido”, racconta Pagani. Il profilo è quello del calciatore creativo, abituato a vivere negli ultimi metri e a cercare la giocata. Non ho la sfera di cristallo, non so chi esploderà. Però lui è uno dei talenti teenager su cui mettere gli occhi. Sarà sicuramente osservato dai club principali”. Mora, insomma, parte da una posizione speciale: talento vero, età bassissima e fattore casa".
Il secondo nome scelto da Pagani è Luka Vušković, difensore centrale croato oggi all’Amburgo in prestito dal Tottenham. Qui il giudizio è netto: “È un difensore centrale strutturato, forte di testa, con buone letture e buona tecnica. Veramente completo. Lo avevo già visto da giovanissimo, anche in Youth League contro il Milan. La sensazione che dà è quella di poter fare una carriera ai massimi livelli. Mi ricorda un po' il percorso fatto da Bastoni e De Ligt, che poi si è un po' perso ma da ragazzino era un fenomeno. Lui per me può arrivare anche più in alto”.
@kerimalajbegovic
Il terzo nome è Kerim Alajbegović, esterno bosniaco del Salisburgo che noi purtroppo conosciamo bene per averlo affrontato agli spareggi. Qui si cambia completamente registro. Meno struttura, più elettricità. “Un giocatore fantasioso, abile nell’uno contro uno, squilibrante, creativo”, lo definisce Pagani.
Il discorso, a quel punto, diventa anche italiano. “In Italia oggi c’è grande fame di giocatori che saltano l’uomo”, dice Francesco. Alajbegović avrebbe fatto comodo a molti club di Serie A proprio per quello: perché il dribbling, quando è vero, resta una scorciatoia che nessun sistema può sostituire del tutto.
Pagani cita anche Ayyoub Bouaddi, centrocampista del Lille convocato dal Marocco dopo il percorso nelle giovanili francesi. Un nome magari meno popolare per il pubblico italiano, anche perché la Ligue 1 non sempre viene seguita con continuità. “Se farà il titolare, potrebbe tranquillamente essere uno di quelli di cui a fine Mondiale parleranno tutti”, spiega Francesco Pagani.
Su Kendry Páez, talento ecuadoriano già acquistato dal Chelsea, è necessaria più cautela. “A 16 anni era titolare in Ecuador. Per quello che ho visto io, ha avuto un piccolo calo rispetto ai suoi esordi. Chissà che questo Mondiale non serva a rilanciarlo anche a livello internazionale”.
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Il ragionamento non si ferma ai teenager. Pagani allarga lo sguardo a quei giovani che gli scout conoscono già, ma che il grande pubblico non ha ancora davvero messo a fuoco. Profili meno rumorosi di un Antonio Nusa o di un Valentin Barco, ma proprio per questo ancora più interessanti per chi sa muoversi prima degli altri.
Il primo nome è Diego Moreira, classe 2004 dello Strasburgo e della nazionale belga. Non è più teenager, ma resta un giovane da seguire. “Ha una gamba poderosa, un motore fuori categoria. Va veramente a 200 all’ora”. Non il classico dribblatore da fazzoletto di campo. È un giocatore da campo aperto, da strappo lungo, da progressione. “Può fare 40 o 50 metri palla al piede seminando tutti”, aggiunge Pagani. E il Mondiale, per lui, può pesare parecchio: “Potrebbe essere la chiave di volta della sua carriera”.

Tra i profili da studiare c’è anche Jaouen Hadjam, terzino sinistro algerino dello Young Boys. Pagani lo presenta senza troppi giri: “È un giocatore che a me piace molto. L’ho seguito in passato, ho visto diverse sue partite, l’ho visto anche live. Mi fa un po’ strano che sia ancora lì”.
Il riferimento è al campionato svizzero. Hadjam non viene raccontato come un nome da top club immediato, ma come un profilo che una buona squadra di Serie A avrebbe potuto studiare con attenzione. “Non credo abbia un valore di mercato altissimo. Una buona squadra di Ligue 1 o una buona squadra di Serie A, secondo me, ci poteva anche pensare. Nel momento in cui uno fa un Mondiale strepitoso, poi diventa anche difficile che venga in Serie A. Anche se probabilmente non è il suo caso se l'Algeria non avrà un exploit clamoroso”.