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Napoli, emergenza a centrocampo: Conte con Gilmour in regia

Gazzetta

In principio doveva essere una annata da favola, prima che il fato trasformasse questa stagione in un incubo. C’erano una volta i Fantastici 4, come il numero di centrocampisti straordinari con cui il Napoli puntava a un bis tricolore storico, mai riuscito in quasi cento anni di calcio in città. Antonio Conte l’aveva studiata per bene la strategia per essere ancora dominante: 4-1-4-1, con Lobotka faro davanti alla difesa e Anguissa, McTominay e De Bruyne a dare sostanza e qualità dietro alla punta. Con libertà di agire, di inserirsi, di garantire equilibrio e copertura, ma anche soluzioni offensive e maggiore imprevedibilità. Ma il Napoli dei Fab4 resterà un progetto incompiuto, un’idea rivoluzionaria che oggi non esiste più. Domani, contro il Torino, nessuno dei quattro giocherà dal primo minuto e sarà la prima volta in stagione in cui Conte dovrà rinunciare contemporaneamente a tutti i suoi uomini chiave della mediana. Lobotka era stato il primo a fermarsi a ottobre e adesso è tornato l’ultimo ad alzare bandiera bianca. Problema muscolare – l’ennesimo per i campioni d’Italia - dopo Verona, forse già durante il match per la verità. Un sovraccarico che suggerisce prudenza e che riapre all’emergenza a centrocampo.

Fortuna che da qualche settimana è tornato a disposizione Billy Gilmour, che non è un vero Lobotka ma che da un anno e mezzo è il suo unico reale alter ego. Qualità diverse, stessa importanza nell’equilibrio di squadra. Contro il Toro, Conte darà le chiavi del Napoli a Gilmour, giocatore che proprio Antonio ha fortemente voluto in azzurro nell’estate 2024. Lo vide giocare col Brighton, ne rimase incantato. Rispetto a Lobotka, prestigiatore nello stretto, Gilmour ha una regia diversa, con una predisposizione particolare nel cercare la giocata lunga, il cambio di gioco immediato e continuo. Che nell’idea di gioco di Conte non è certo un limite, anzi. Billy è cresciuto in Premier, dove si fa del ritmo e dell’intensità uno stile di vita. La personalità non gli manca, neanche la qualità. Il problema, semmai, è di tenuta fisica: Gilmour non gioca una partita da titolare dal 28 ottobre scorso, a Lecce. Nel mezzo, quasi quattro mesi di stop per una operazione per mettere fine a una fastidiosa pubalgia. È rientrato – bene - contro la Roma, a Bergamo è rimasto a guardare e poi a Verona è stato gettato nella mischia per l’assalto finale insieme a Lukaku. Una mossa vincente che – adesso - Conte spera possa confermarsi tale.

Il Napoli continua a fare di necessità, virtù. È un po’ il ritornello della stagione, specie quando si tratta di centrocampo. Perché se Lobotka si era già fermato durante la pausa per le nazionali di ottobre: tre gare out e al suo ritorno il Napoli aveva già cominciato ad abituarsi a giocare senza De Bruyne, finito ko – lesione di alto grado al bicipite femorale della coscia destra - dopo il rigore trasformato contro l’Inter. A metà novembre, altra pausa per le nazionali e altro infortunio devastante. Stavolta ad Anguissa, insostituibile per eccellenza. Come De Bruyne, Frank riportò una lesione di alto grado al bicipite femorale, stavolta alla coscia sinistra. Kevin corse in Belgio ad operarsi, Anguissa ha optato per la terapia conservativa. Domani entrambi potrebbe tornare nell’elenco dei convocati e accomodarsi in panchina. Poi chissà, magari potranno dare un contributo per qualche minuto. Cosa che invece sembra impensabile per McTominay, ancora alle prese con l’infiammazione al gluteo e ormai fuori da più di un mese.

Toccherà, allora, ancora a Eljif Elmas la missione del salvatore della patria. Il macedone, ormai, si è trasformato in centrocampista centrale per necessità. Lui che nasce trequartista e che a Napoli aveva vinto uno scudetto da mezzala d’assalto e da vice Kvara, ora deve chiedere un lavoro extra a gambe e polmoni per rincorrere, pressare e lavorare sulle linee di passaggio, oltre che provare a costruire dal basso. Elmas doveva essere un’alternativa offensiva, un’altra eventuale mezzala d’assalto. È diventato un jolly vitale nell’emergenza. E nell’emergenza si è fatto largo anche Vergara, che è offensivo come Elmas, ma che può abbassarsi all’occorrenza. Di questi tempi, meglio avere sempre una soluzione in più. Col Toro sarà un Napoli mai visto, non per questo non competitivo.