Antonio Conte, dopo la notte vincente del Franchi, ha spiegato un po' irritato di "vedere il bicchiere mezzo vuoto". Ed è giusto così, è tipico dei grandi allenatori che non si accontentano mai, senza contare che davvero nel finale la Fiorentina avrebbe potuto riaprire una partita ampiamente chiusa.
Però la realtà dice che il Napoli ha vinto tre partite su tre. Che sta di nuovo comandando il campionato, anche se in compagnia della Juventus e attendendo le partite di Cremonese e Roma. E che ora, com'è inevitabile che sia, si propone come la grande favorita per il bis Scudetto dopo aver vinto in volata a maggio il quarto titolo della propria storia.
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È un dominio - parziale - che non deve sorprendere. Anzi: è ciò che maggiormente ci si sarebbe potuti attendere. E la qualità degli avversari, due dei quali (Sassuolo e Cagliari) lotteranno presumibilmente per non retrocedere, c'entra solo relativamente.
Contro la Fiorentina, il Napoli si è confermato sui livelli di grandissima parte dello scorso campionato. Dopo un quarto d'ora era già in vantaggio di due reti, segno che l'approccio è stato dei migliori, che la squadra di Conte si è presentata al Franchi per comandare.
La prova di forza è stata quasi totale per 75 minuti circa. Lo stesso Stefano Pioli, parlando a DAZN dopo la partita, ha ammesso la forbice che oggi separa Fiorentina e Napoli: "Volevo vedere il gap che avevamo contro questo livello, ed è un margine ancora abbastanza ampio". Ma le parole dell'ex allenatore del Milan potrebbero essere benissimo quelle di quasi tutti i colleghi della Serie A.
Poi, certo, c'è stato l'ultimo quarto d'ora di sofferenza. Il Napoli ha mollato, la Fiorentina ha accorciato le distanze e preso coraggio. I viola avrebbero potuto benissimo trovare anche la seconda rete, e lì sì ci sarebbe stata nuovamente partita in un finale infuocato. Da qui il "bicchiere mezzo vuoto" di Conte. Nessuna squadra è perfetta.
La verità è che il Napoli sta confermando di essere la grande favorita non solo per i passi falsi dell'Inter, che ha già perso due partite su tre come non accadeva dal 2011/2012, ma anche e soprattutto per un altro motivo: sta camminando sulla strada della continuità, diversamente dal periodo post terzo Scudetto.
Nel 2023, il mondo azzurro ha cominciato a scricchiolare nel momento in cui Luciano Spalletti se n'è andato per far spazio a Rudi Garcia. Una scelta che, col senno di poi, non ha minimamente pagato.
Il tecnico francese, ripescato a sorpresa dall'Arabia Saudita dopo aver fatto vedere belle cose in Serie A sulla panchina della Roma, non ha legato né con Aurelio De Laurentiis né con lo spogliatoio. Il decimo posto finale di quell'anno non si spiega solo così, ma è indubbio come questo sia stato il primo passo verso il disastro.
Oggi no: oggi il Napoli è riuscito a tenersi in panchina Antonio Conte nonostante le sirene di mercato (leggi Juventus). Una garanzia a tutti gli effetti, il piano più corretto per mantenersi ai vertici in Italia. La creatura contiana viaggia col pilota automatico, come dimostrato a Firenze. Come era spesso accaduto lo scorso anno. E come accadeva con Spalletti.
Il Napoli non ha imparato la lezione del 2023 solo in questo senso, ma anche dal punto di vista del rafforzamento della rosa. Rispetto a due anni fa, la dirigenza partenopea pare aver capito gli errori da non ripetere e il campo lo sta confermando.
Nell'estate post terzo Scudetto, i volti nuovi portati a Napoli rispondevano ai nomi e cognomi di Jens-Lys Cajuste, Jesper Lindstrom e Natan. Se è vero che squadra che vince non si tocca, è altrettanto palese come non si sia trattato di un mercato all'altezza di una squadra intenzionata a riconfermarsi sul tetto d'Italia e andare il più possibile avanti in Europa.
Quest'anno è cambiato tutto. In linea teorica, le operazioni del Napoli hanno davvero avuto la mira di irrobustire la rosa di Conte in vista del doppio impegno campionato-Champions. De Bruyne non ha bisogno di introduzioni, per quanto stagionato. Beukema e Hojlund hanno già lasciato il marchio al Franchi. Elmas è una vecchia conoscenza sempre utile. Aspettando Lang e - chissà - l'esplosione di Lucca.
Anche l'assenza di Romelu Lukaku, in questo contesto, fa meno paura. Diversamente da tutte le ambasce che avevano provocato le diverse settimane di stop di Victor Osimhen nel 2023/2024, la stagione maledetta: allora, semplicemente, non c'era il tessuto adatto attorno al nigeriano per avvertirne il meno possibile la mancanza.
Tutto ciò sta permettendo a Conte di poter lavorare a diverse soluzioni dal punto di vista tattico. Fermo restando che l'ex allenatore di Juventus e Inter ha ormai abbandonato il dogma della difesa a tre, a lui tanto cara nel corso della propria carriera, la gestione delle risorse si sta rivelando più fluida che mai.
Conte sta giocando con un 4-1-4-1 inedito, modulo che gli sta consentendo di far coesistere Kevin De Bruyne e Scott McTominay. A destra scorrazza Politano, a sinistra non ci sono esterni veri. Ma gli esterni veri nella rosa del Napoli ci sono eccome: Neres, importantissimo nella scorsa stagione, sta convivendo con qualche acciacco, mentre Lang non è ancora riuscito a entrare nei pensieri del proprio allenatore.
Ecco: Neres e Lang sono due potenziali titolari del Napoli. E stanno giocando pochissimo. Il simbolo della qualità e della profondità della rosa che Conte si ritrova oggi tra le mani, ben superiore a quella dello Scudetto, sono anche loro due. Oltre a De Bruyne, a Beukema, a Hojlund. Il sogno del bis, mai nato due anni fa, sta prendendo forma così.