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Pintus, il vaffa di Mbappè, l'amicizia Arbeloa-Florentino. Real, i retroscena dell'esonero di Xabi

Gazzetta

Dopo aver previsto, presagito e atteso l’esonero di Xabi Alonso per settimane, il licenziamento del tecnico basco è arrivato in una giornata di quelle che trasformano il Madrid da Real a Surreal. La lettura, la visione e l’ascolto dei tanti media affini alla Casa Blanca dopo la sconfitta di domenica sera col Barcellona nella finale di Supercoppa di Spagna era stata quasi esilarante: fronte compatto nel trasformare un torneo perso in un vaso di Pandora pieno di elementi positivi. Il madridismo temeva la goleada e il sollievo per l’onorevole 3-2 finale aveva portato ad analisi pittoresche che con l’esonero pomeridiano sono diventate ridicole. Non solo: Florentino Perez al contrario del suo abituale modus operandi ha tenuto le carte al petto e nessuno ha avuto l’anteprima del doblete, licenziamento di Xabi e assunzione di Arbeloa, due notizie enormi divenute pubbliche attraverso i comunicati della Casa Blanca. 

I numeri dicono che Xabi Alonso è rimasto in carica per 231 giorni e 34 partite con 24 vittorie e 6 sconfitte. Ha iniziato col Mondiale per Club, demolito 4-0 in semifinale dal Psg di Luis Enrique, è partito benissimo con 13 vittorie nelle prime 14 uscite della stagione, ma con un grosso neo: il 5-2 incassato al Metropolitano contro l’Atletico. Ha vinto il Clásico per 2-1 portandosi a +5 sul Barça, ma nelle 10 giornate di Liga successive ha ceduto ai rivali 9 punti, con una striscia pessima di 2 vittorie in 8 uscite tra Liga e Champions tra novembre e dicembre. 

Sistemate le cifre, c’è il resto. La ciccia. I problemi veri che sono costati a Xabi la panchina. Parliamo di rapporti: col presidente (freddi), con i giocatori (distanti), con la stampa (altezzosi), con il club (conflittuali). Due episodi su tutti, entrambi nei Clásicos: in quello di Liga al Bernabeu Vinicius sostituito dà in escandescenze in mondovisione e il Real Madrid non lo riprende pubblicamente, minando gravemente l’autorità del tecnico. Domenica sera a Gedda a fine partita Xabi invita i suoi giocatori a fare il “pasillo” al Barça vincitore. Maledette telecamere: a una decina di metri da lui Kylian Mbappé manda platealmente a quel paese il suo allenatore invitando i compagni ad andarsene e a non rendere omaggio al Barcellona. Risulta chiarissimo chi comanda, chi decide, chi detta la linea: il francese, che è anche il cocco del presidente. 

Xabi è sconsolato ed esautorato. E ha un altro problema, Antonio Pintus. Che con Carlo Ancelotti aveva rapporti di fredda cordialità e che con l’arrivo di Xabi, che aveva i suoi uomini, era stato messo in disparte. Ma non licenziato. Perché Pintus ha ottimi rapporti con Florentino, che ultimamente voleva assolutamente che tornasse a essere protagonista. Secondo buona parte della stampa che segue il Real Madrid, Xabi si è rifiutato di accogliere il “profe” italiano nel suo staff e da lì ieri mattina è nata la discussione che ha portato alla separazione. Avvenuta di “comune accordo” secondo il comunicato, con Alonso che aveva un contratto fino al 2028. 

Torniamo indietro di una decina d’anni abbondante. Nel 2015 Perez caccia Ancelotti che solo 12 mesi prima gli aveva portato l’agognata “Décima” Champions (con Xabi e Arbeloa giocatori, e allora amici per la pelle, inseparabili prima del Grande Freddo successivo). Perez ha Zidane sulla panchina del Castilla ma non ha alcuna fiducia nelle sue capacità come allenatore e così chiama Rafa Benitez. Che mangia preoccupato il “turrón” natalizio e il 4 gennaio viene allontanato. A quel punto Florentino ha solo una carta, Zizou. E il francese in due anni e mezzo vince 3 Champions. Poi se ne va e Perez sceglie un altro spagnolo, Julen Lopetegui, strappandolo in malo modo al Mondiale russo con la Roja. Lo licenzierà a fine ottobre dopo una “manita” incassata al Camp Nou. Xabi è il terzo spagnolo che salta in maniera consecutiva dalla panchina blanca, e vedremo come andrà con Arbeloa. Che come Zidane all’epoca non ha alcuna esperienza. Ma che ha un rapporto strettissimo con l’agenzia di rappresentazione del figlio di Florentino.