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Sarri rivoluziona la Lazio e accende la concorrenza: da Provedel-Mandas a Castellanos-Dia, gerarchie azzerate e duelli aperti in ogni ruolo

GOAL

Maurizio Sarri ha deciso di rimettere in discussione ogni gerarchia, presentandosi al secondo ciclo sulla panchina della Lazio con un atteggiamento diverso, più strategico e meno legato alla prevedibilità che aveva contraddistinto le sue gestioni precedenti. 

L'obiettivo del tecnico è quello di tenere alta la tensione interna al gruppo, evitare che qualcuno si senta sicuro del posto e rilanciare la competitività dopo il calo registrato nella seconda parte della scorsa stagione, che aveva portato Sarri alle dimissioni nel marzo 2024. 

Giocheranno tutti, alcuni di più, altri di meno”, ha dichiarato alla presentazione, segno che nessuno, nemmeno nei ruoli chiave, potrà sentirsi titolare indiscusso. 

images-v3-blt7fe2df1df1809ee8-Banner%20FantaCupN/AIn un’estate segnata dal blocco del mercato e dall’assenza di coppe europee, la Lazio si è ritrovata a puntare sulle risorse interne. Sono nati, così, numerosi ballottaggi in ogni zona del campo, dal portiere al centravanti, passando per un ruolo chiave come quello del regista.

PROVEDEL-MANDAS, REBUS IN PORTA

Il dualismo tra Provedel e Mandas rappresenta uno dei casi più emblematici del nuovo corso. L’alternanza tra i due è stata precisa durante il precampionato: una partita da titolare ciascuno, o subentri al 60’, come avvenuto in Turchia contro il Galatasaray e a Frosinone con l’Avellino. 

Sarri non ha ancora sciolto il nodo, ritenendo entrambi “forti” e preferendo rinviare la decisione.

Provedel, più esperto e affidabile con i piedi, ha già ricoperto il ruolo di titolare sotto Sarri, mentre Mandas, più giovane e reattivo tra i pali, deve ancora colmare lacune sui palloni alti, come si è visto anche nell’amichevole di Istanbul. Ma per la Lazio rappresenta un asset da valorizzare in prospettiva cessione

L’impossibilità di agire sul mercato costringe a non perdere nessuno dei due, almeno fino a gennaio. 

L’idea che Sarri possa continuare con l’alternanza anche in campionato resta in piedi, sebbene si tratti di una soluzione poco praticata tra i portieri.

CATALDI INSIDIA ROVELLA IN REGIA

Un altro duello centrale è quello tra Rovella e Cataldi, che si alternano nel ruolo di regista basso. 

Già protagonista nella scorsa stagione, al momento il primo resta il titolare ma è chiamato a ritrovare il livello di rendimento che ne aveva legittimato il posto. 

Cataldi, rientrato dal prestito alla Fiorentina, si è presentato in ritiro con una condizione brillante e una motivazione ritrovata. Già dal primo allenamento a Formello, il centrocampista romano ha impressionato per ritmo e precisione nei passaggi. Sarri apprezza il suo atteggiamento e non dimentica il suo contributo nel campionato del secondo posto. 

Nelle amichevoli si è assistito a una vera staffetta tra i due, con Rovella inizialmente in campo e Cataldi nella ripresa. 

Il tecnico potrà decidere in base alla forma o al tipo di partita, considerando che entrambi offrono caratteristiche differenti.

CANCELLIERI, DA ESUBERO A MINACCIA PER ISAKSEN

Nel 4-3-3 di Maurizio Sarri, che potrebbe trasformarsi in corso d'opera in un 4-2-3-1, il ruolo degli esterni d'attacco rappresenta un fattore determinante nello sviluppo della manovra offensiva e nella rifinitura e finalizzazione dei biancocelesti.

In questo senso, nel corso del precampionato sono arrivate risposte molto positive da Matteo Cancellieri, tornato a Formello dopo il prestito al Parma. 

Se a sinistra capitan Zaccagni appare intoccabile, a destra la situazione potrebbe evolversi verso scenari inaspettati fino a poche settimane fa.

Considerato esubero e in attesa di una nuova destinazione, Cancellieri si è messso in mostra in queste prime settimane di allenamenti e nelle gare amichevoli, dimostrando una buona attitudine e la capacità di inserirsi perfettamente nel contesto tattico di Sarri.

Se da una parte Pedro rappresenta un'alternativa di lusso, come ampiamente dimostrato nella seconda parte della scorsa stagione, dall'altra quella alle porte dovrà essere la stagione della definitiva consacrazione di Gustav Isaksen.

Il danese dovrà stare molto attento all'ex Parma, che non solo ha scavalcato Noslin nelle gerarchie ma tenta il colpo grosso e prova a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel secondo ciclo di Sarri.

CASTELLANOS O DIA IN ATTACCO?

In attacco, il duello tra Castellanos e Dia è uno dei temi più spinosi. Il Taty è partito avanti nelle gerarchie anche per via dell’infortunio alla caviglia che ha rallentato la preparazione di Dia.

Ma nell’amichevole contro il Galatasaray, l’argentino ha faticato a trovare spazi, pur risultando decisivo nell’azione del goal. Sa giocare, vede il passaggio e stacca bene di testa, ma non è un finalizzatore e quando gioca da solo al centro dell’attacco, soffre le marcature strette.

Dia, invece, è meno elegante ma più concreto e potente. Nel finale della partita di Istanbul ha creato subito due occasioni: in una è stato atterrato in area (senza rigore concesso), nell’altra ha costruito un’azione servendo Pedro per un tiro pericoloso. L’impressione è che il senegalese possa presto guadagnare terreno, soprattutto se la Lazio dovesse avere bisogno di incisività negli ultimi metri.

Sarri potrebbe alternarli anche in funzione della partita, sfruttando i cinque cambi per differenziare l’attacco nella ripresa.

TAVARES EMBLEMA DELLA LAZIO DI SARRI

Il caso di Nuno Tavares rappresenta la trasformazione più marcata nel settore difensivo. Il terzino portoghese, riscattato dall’Arsenal per 5 milioni, ha iniziato a lavorare fin da subito per adattarsi alle esigenze di Sarri, che lo aveva inizialmente definito “forte ma anarchico”. 

Senza la possibilità di ingaggiare un altro terzino sinistro, la Lazio ha deciso di puntare sul 25enne, costringendolo a un cambiamento tattico importante. 

Con Baroni godeva di ampia libertà offensiva, autore di 9 assist ma spesso disattento in copertura. Con Sarri, invece, Tavares sta imparando a bilanciare le sortite offensive con maggiore disciplina difensiva. 

I progressi si sono visti già nelle prime amichevoli, con una crescente fiducia reciproca tra tecnico e giocatore. L’attenzione agli automatismi difensivi e la nuova disponibilità al sacrificio hanno trasformato l’ex Arsenal in una pedina su cui puntare, nonostante i sette infortuni muscolari che lo avevano limitato nella scorsa stagione. Senza le coppe, la gestione fisica potrebbe essere più sostenibile.