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Stengs: "Io, Pisa e i 15 mesi senza calcio. A 16 anni non mollai grazie a mia madre"

Gazzetta

Calvin Stengs si racconta attraverso i suoi silenzi, le sue pause, quello sguardo cupo quando c’è da tirar fuori i suoi quindici mesi senza calcio a 19 anni. Dietro gli occhi buoni e vispi c’è la fragilità di un ragazzo che ha sperimentato su se stesso la versione più tosta delle montagne russe: "Ero una piccola star. Il talento che aveva appena firmato un contratto nuovo, quello che aveva segnato un paio di gol a 18 anni; un secondo dopo, invece, ero seduto sul divano, costretto a guardare gli altri per mesi e mesi. È stato frustrante, ma non ho mollato. E non l’ho fatto neanche l’anno scorso, in un’altra stagione tormentata da infortuni". Stengs, olandese di Haarlem, cittadina vicino Amsterdam, si presenta nella sala stampa dell’Arena Garibaldi di Pisa coi suoi capelli ricci alla Fellaini e la voglia di farti capire subito le sue intenzioni: rinascere.

Calvin, perché Pisa?

"Ho sentito fiducia. L’anno scorso è stata tosta. Ho avuto tre infortuni, sono cambiati diversi allenatori, ho giocato poco. Sono qui per riscattarmi. Quando mi hanno illustrato il progetto non ho avuto difficoltà a dire di sì. Voglio contribuire alla salvezza e dimostrare ai tifosi ciò che so fare".

Dribbling e assist. Nel 2020-21 ne infilò 11 in stagione

"Uno contro uno e passaggi, sì. Eccole qui le mie migliori qualità. Sono cresciuto giocando per strada guardando gli aerei atterrare o decollare da Schipol. Il bello è che a 4-5 anni non ne volevo sapere…".

Cosa le piaceva?

"Il basket. Andavo pazzo per Michael Jordan e Space Jam. L’avrò visto dieci volte. Passavo ore a giocare con i miei amici al campetto, ma un giorno, una volta a casa, mia madre disse che avrei dovuto virare sul pallone. E così fu. Se oggi sono un calciatore lo devo a lei. Mi ha accompagnato ovunque e ha fatto molti sacrifici".

Come arrivò all’Az Alkmaar?

"Grazie a una lettera. Giocavo in una società affiliata all’Ajax. I club avevano un accordo secondo cui i giocatori migliori dovevano andare lì. Per me ci fu una sorta di eccezione: l’Az inviò una lettera per chiedere una sorta di “permesso” e andai lì. Ma non è stato facile".

Ha rischiato di essere scartato?

"Sì, più volte. Fisicamente non ero abbastanza forte. 'Sei troppo esile', mi dicevano. E io soffrivo, tornavo a casa e mi sfogavo coi miei. Vedevo gli altri giocare e andare avanti: pensai non facesse per me. Ho pensato più volte di mollare, ma mia madre mi disse di insistere. 'Con tutte le volte che ti abbiamo accompagnato al campo e con tutta la benzina che abbiamo speso, non ti azzardare a mollare', diceva".

E ha tenuto duro.

"Sì, ma ho sofferto tanto. Anche per l’infortunio al crociato arrivato nel 2017. Ero giovane, non capivo cosa significasse subire uno stop del genere. Per me il calcio è gioia, libertà, dribbling. Mi ritrovai intrappolato in un buco nero".

All’Az ha giocato con diversi giocatori che hanno militato o militano in A: Koopmeiners, Reijnders, Gudmundsson.

"Io e Teun ci conosciamo da una vita. Siamo andati a scuola insieme e abbiamo frequentato l’Academy dell’Az, tra ritiri e tornei. Sarà bello sfidarlo in Pisa-Juve. Una volta io, lui, Boadu e Wijndal abbiamo preso una strigliata perché abbiamo tirato fuori un tubo e abbiamo allagato una stanza. Ci fecero una testa così. Ci sentiamo spesso".

Ha sentito uno di loro prima di firmare col Pisa?

"Ho parlato con Ekkelenkamp, oggi all’Udinese. Sarà bello sfidarlo alla prossima. E sono contento anche per Tijjani: fortissimo. Già ai tempi dell’Az era un giocatore di livello, sono felice sia andato al City".

La sua fidanzata è la figlia di Frank De Boer. Lui dà qualche consiglio?

"Qualcosina sì, ma non è invadente. Non interferisce con la mia carriera, anzi, osserva da lontano. Abbiamo un bel rapporto. Non è uno che dopo le partite ti invia cento messaggi per dirti 'avresti dovuto fare così' e cose simili. So che ha allenato tre mesi l’Inter, me ne ha parlato. Ma quando siamo insieme cerchiamo di non parlare di calcio".

Ha avuto modo di girare Pisa?

"Sì. Sono stato a cena, ho visto la città e la torre. Sto bene, non vedo l’ora di poter dare il mio contribuito. I primi minuti giocati con la Roma mi hanno dato modo di entrare in confidenza col calcio italiano".

Il ritorno in nazionale è un obiettivo.

"Intanto punto alla salvezza col Pisa. E poi sì, anche al ritorno in nazionale. L’ultima volta che ho giocato con l’Olanda ho segnato tre gol a Gibilterra. Era il 2023. È passato troppo tempo".

Se il Pisa si salva cosa fa? Si taglia i capelli?

"Mai. I miei ricci sono sacri".