Il Texas Hold’em è un tipo di poker semplice dal punto di vista delle regole. Tuttavia, oltre alle regole del gioco esistono anche norme di comportamento da rispettare: soprattutto negli eventi live, quando ci si siede al tavolo in compagnia di altre persone. Non tutti, purtroppo, sono ligi all’etichetta.
Tra gli atteggiamenti più discutibili ci sono sicuramente il trash talking e lo slowroll che, quando diventano forme estreme di disturbo, vengono punite dai floormen o dallo stesso direttore del torneo (TD). Poi c’è l’angle shooting, una strategia ai limiti del regolamento non facilmente sanzionabile, ma in grado di minare l’integrità del gioco.
L’angle shooting sfrutta alcune ambiguità delle regole per ottenere vantaggi sleali sugli avversari. Questo comportamento rovina l’esperienza di gioco e penalizza l’immagine dell’evento. Qualche esempio?
Nascondere le chips di valore. Alcuni giocatori posizionano le chips di maggior valore sotto quelle di taglio inferiore, inducendo gli avversari a credere che abbiano uno stack più piccolo. Questo può portare a decisioni errate, soprattutto se un avversario non si accorge del trucco prima di dichiarare un all-in. Per evitare spiacevoli sorprese, il consiglio è sempre quello di chiedere il conteggio dello stack prima di prendere decisioni importanti.
Agire fuori turno per ottenere informazioni. Può capitare che un giocatore agisca per errore prima che sia il suo turno. Tuttavia, alcuni lo fanno di proposito per osservare la reazione degli avversari e raccogliere informazioni sulle loro mani. In quasi tutti i tornei, chi agisce fuori turno è vincolato alla sua azione, ma ci sono alcune “finte” (di movimento o verbali) che rendendo il comportamento difficile da sanzionare.
Simulare errori per confondere gli avversari. Uno dei metodi più scorretti di angle shooting è fingere di sbagliare un’azione per manipolare la reazione dell’avversario. Un esempio celebre di questo comportamento si è verificato durante l’EPT Grand Final di Madrid nel 2011, con protagonista il venezuelano Iván Freitez.

L’azione incriminata si svolge quando sono rimasti solo 10 giocatori nel torneo. Con bui 25K/50K, Freitez, chipleader al tavolo, apre a 120.000 da UTG+1. In mano ha 6♥5♥. L’unico a chiamare è l’americano Eugene Yanayt, che difende il big blind con K♦Q♠.
Il flop favorisce Yanayt: 5♣3♦K♠. Dopo un check dell’americano, Freitez punta 200.000, e Yanayt chiama. Il turn ribalta però la situazione: un 5♦ regala trips al venezuelano. Stavolta l’azione è check-check, con Freitez che sceglie di intrappolare il suo avversario.
Il river è un 6♠ che trasforma il trips di Freitez in un fullhouse. Yanayt, ignaro della trappola, esce puntando 275.000 chips. È qui che Freitez mette in atto il suo angle shooting: dichiara "raise" a voce alta, ma mette sul tavolo solo 275.000 chips. Dopo qualche istante, finge un errore e dice: "Scusate, volevo dire call, non parlo bene inglese".
Ma la lingua non c’entra nulla. È impensabile che un giocatore con un fullhouse voglia solo chiamare. Il suo intento è chiaramente quello di ingannare l’avversario, inducendolo a un errore quando il tournament director lo costringerà a confermare il rilancio. Probabilmente, Freitez spera in un re-raise di Yanayt per poterlo mettere ai resti.
Il TD Thomas Kremser, invece, interviene ammonendo Freitez: "È la seconda volta in questo torneo che fai un’azione del genere". Poi si rivolge a Yanayt, spiegandogli che si tratta di un trucco scorretto per ottenere informazioni. Il miniraise viene confermato, ma a questo punto l’americano capisce il tranello e si limita a chiamare, perdendo il minimo. Il pubblico fischia Freitez, mentre il TD commenta "Davvero brutto".
Peccato solo che, nonostante tutto, il venezuelano riuscirà comunque a vincere il torneo, portandosi a casa 1,5 milioni di euro. Yanayt, invece, chiuderà sesto per 250.000 euro di premio.