Roberto Romanello è gallese. Ma anche profondamente italiano. La sua storia, come quella di tante famiglie emigrate nel secondo dopoguerra, unisce radici e nuove identità. I nonni lasciarono l’Italia alla fine degli anni ’40 per cercare una vita migliore in Galles, dove le opportunità non mancavano, ma nemmeno le difficoltà. Anche il padre Frank visse anni duri: venditore ambulante di gelati, bracciante, poi titolare con la moglie di un piccolo caffè.
È all’inizio degli anni ’70 che la famiglia Romanello riesce ad aprire un primo ristorante di fish & chips a Swansea. Il business decolla e, nel giro di pochi anni, ne aprono altri due. Anche la famiglia cresce: quattro figli, tra cui Roberto, classe 1976. Tutti lavorano nel ristorante, imparando l’etica del sacrificio e il valore del contatto umano. “Quel periodo è stato formativo”, racconterà più tardi Roberto. “Ogni cliente mi insegnava qualcosa che mi sarebbe tornato utile anche al tavolo da poker”.
Il poker arriva grazie a papà Frank, buon giocatore, che insegna ai figli le basi del Texas Hold’em. Nascono così partite casalinghe, con fratelli e amici. Roberto si distingue subito per talento e intuito. Inizia a frequentare piccoli tornei locali, vince con regolarità e accumula le prime sterline.
Il vero salto avviene nel primo torneo in un casinò: il Grosvenor di Swansea. L’impatto con l’ambiente è duro, ma già al secondo tentativo centra la sua prima vittoria. Da quel momento, Romanello inizia a partecipare a tutti i tornei locali. I primi risultati importanti arrivano nel 2006: un 312° posto al Main Event delle WSOP per quasi 39.000 dollari, e la vittoria in un side event dell’EPT di Barcellona per oltre 42.000 euro. Il bankroll cresce, ma soprattutto cresce la consapevolezza.

Negli anni successivi Roberto Romanello si impone come uno dei professionisti più costanti del panorama europeo. Sorride, parla, osserva. Usa il carisma per leggere gli avversari e trasformare ogni torneo in una sfida personale. Il vero exploit è datato 2010: trionfa nell’EPT di Praga, per un primo premio da 640.000 euro. In un final table da brividi, il gallese si lascia alle spalle tre italiani (Bono, Leonzio, Nulli) e nomi di spicco del circuito internazionale.
Un anno dopo aggiunge il titolo WPT a Bratislava, incassando altri 140.000 euro. La corsa verso la Triple Crown - il triplete del poker, riservato a chi vince almeno un titolo EPT, WPT e WSOP — si completa nel 2020, quando Romanello conquista il pezzo mancante: il braccialetto WSOP con il torneo $1.500 No Limit Hold’em, giocato online a causa della pandemia. In palio, oltre 216.000 dollari e un posto nell’élite del poker mondiale.
Oggi Romanello ha quasi raggiunto i 5 milioni di dollari vinti in tornei live, con 180 piazzamenti a premio dal vivo. Ma ciò che lo rende un personaggio unico è la traiettoria atipica: arrivato al professionismo intorno ai trent’anni, dopo un lungo passato da ristoratore, non ha mai dimenticato le sue origini né il significato del lavoro duro.
“Life isn’t just about playing poker,” ha detto in un’intervista. “It’s about enjoying winning and positivity. You want to enjoy yourself. And I can say I’ve had some amazing memories.” (La vita non è solo giocare a poker. Si tratta di godersi le vittorie e mantenere un atteggiamento positivo. Bisogna stare bene con se stessi. E posso dire di aver collezionato ricordi davvero straordinari)
Il suo percorso racconta una storia di fatica, famiglia e fiducia. E ci ricorda che non serve iniziare presto per arrivare in alto: a volte serve solo iniziare nel modo giusto.