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Walter Sabatini: il dirigente geniale che scova talenti con il cuore

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Walter Sabatini, Direttore sportivo Salernitana, Serie A TIM 2021-2022

La salvezza ottenuta con la Salernitana è il mio risultato più grande”. Una frase buttata lì, forse scontata all’orecchio più superficiale, ma che se ascoltata bene conoscendo la mente, il genio e la storia di chi l’ha pronunciata, assume contorni profondi, esaltanti, riflessivi. Walter Sabatini – e qui sveliamo il nome – a Salerno ha fatto un miracolo.

Se un dirigente come lui, uno capace negli anni di scoprire tantissimi giocatori passati per il calcio italiano, da Ilicic ad Alisson, passando per Marquinhos e molti altri, riconosciuto da tutti come geniale e con un cultura sul talento calcistico al limite dell’onniscienza, se ne esce con una frase così, beh, c’è da credergli.

Del resto se la salvezza raggiunta a 31 punti e l’ultima di campionato chiusa con uno 0-4 che poteva costare caro alla Salernitana fanno storcere qualche naso, alzi la mano chi – ad eccezione dello stesso Sabatini e di chi l’ha chiamato - al termine della sessione invernale di mercato, la prima condotta da Sabatini a Salerno a poche settimane dal suo arrivo, avrebbe scommesso un centesimo sulla salvezza dei campani.

Non chiamatelo miracolo Salernitana

Undici acquisti in una sola sessione di mercato, alcuni volti noti a portare esperienza (Perotti, Verdi, Fazio) e altri pressoché sconosciuti al grande pubblico (Ederson e Bohinen su tutti). La squadra – capace di conquistare solo otto punti in classifica - completamente rivoltata e da lì a pochi giorni anche con una nuova guida tecnica, quel Davide Nicola già capace di compiere un’impresa incredibile a Crotone.

Quello di Nicola, dei giocatori e della Salernitana però non è stato un miracolo. Un miracolo arriva in maniera inspiegabile, auspicato magari, ma inaspettato. Dietro la rincorsa salvezza dei campani, invece, c’è stata conoscenza (tantissima), passione (tanta), programmazione e un briciolo di follia. In una parola c’è stato Walter Sabatini, con il bastone - come quando a metà marzo ha alzato i toni verso di sé e i suoi giocatori con un perentorio "Ho sbagliato tutto, non ho capito che certi giocatori non erano più in grado di aiutare" - e la carota.

Davide Nicola allenatore della Salernitana

L’uomo contro la macchina

In un calcio che, spesso, non ci piace più, il nostro canto libero è proprio lui: Walter Sabatini. Un passato da calciatore trasformato poi in direttore sportivo, una carriera da dirigente piena di sfide affascinanti e allo stesso tempo logoranti con i vulcanici Zamparini e Lotito per esempio, ma anche con un’incompresa parentesi romana alla Roma prima di iniziare un giro di avventure tra i cinesi dell’Inter e i canadesi del Bologna.

Dirigente mai banale, che piuttosto che confezionare dichiarazioni preconfezionate preferisce il silenzio o l’autocritica, Sabatini ha una grandissima caratteristica che gli viene riconosciuta da tutti: è uno scopritore di talento eccezionale, forse troppo.

L’amore per la logica – coltivato con la letteratura e non solo – lo ha sempre portato a non fidarsi dei moderni strumenti di analisi del calcio e, per questo, molte volte è andato allo scontro frontale: “Non sono contro la scienza, ma devo e voglio contare sul mio occhio e la mia riflessione quando devo acquistare un giocatore”.

Dirigente e talent scout

In qualsiasi campo essere un genio non sempre paga, anzi. Le qualità di Sabatini e il talento innato per – e scusate la ripetizione – scoprire i talenti calcistici del futuro sono fuori da ogni dubbio. Walter Sabatini però è un dirigente intelligente, che ama ragionare – ma a modo suo. Può sbagliare, e gli è capitato spesso, ma non si muove mai per niente e per questo può essere considerato una sorta di Zeman dei dirigenti.

Ha il suo stile, una propria personalità talvolta difficile da inquadrare all’interno di un contesto societario, ma proprio come scegliere il boemo per la panchina significava magari non vincere, ma avere un ritorno sicuro in termini di calcio offensivo, spettacolo e crescita di giovani calciatori in campo, affidarsi a Sabatini per scoprire il talento è una scommessa piuttosto sicura.

L’esempio di quest’anno? Ederson. Arrivato nelle ultime ore di mercato dal Fortaleza in Brasile, passato totalmente inosservato nel flusso di coscienza di comunicati ufficiali dell’inverno salernitano, si è trasformato nell’uomo chiave per la salvezza della Salernitana e nell’uomo mercato già dalla prossima estate.

Ederson centrocampista della Salernitana

Il genio incompreso

L’incomprensione sta nella conoscenza e nei tempi. Se al brasiliano della Salernitana sono bastate poche settimane per ritagliarsi un ruolo da protagonista in questa Serie A, ai tempi della Roma Sabatini non è stato così fortunato e la piazza giallorossa, probabilmente ancora oggi, non lo ricorda con grande affetto.

La storia però racconta altro, basta fermarsi un attimo e leggere: Szczesny con Alisson in panchina, Rudiger, Manolas, Salah con Dzeko. Una formazione che, letta oggi, sarebbe competitiva per la Champions League unendoci il talento di De Rossi e Totti.

Qui risiede il problema di chi possiede la genialità nel proprio lavoro e vede le cose con troppo anticipo rispetto a tutti gli altri. Perché se per un Alisson c’è un Goicoechea, è anche vero che con un pizzico di pazienza i frutti arrivano. Se non fosse che nel calcio, soprattutto ad altissimi livelli, di pazienza non ce n’è. E il bilancio di Sabatini negli anni è più che in attivo.

Resta la follia, la carta bianca, l’affidarsi in tutto e per tutto. Il cuore e il sentimento, non la macchina. Come il presidente della Salernitana Iervolino che dopo aver salvato il club dall’esclusione dalla Serie A TIM ha affidato a Sabatini le chiavi della sua nuova vettura. “Ok, facciamolo. Ce la facciamo”. Detto, fatto.

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