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Tennis

Cahill e la squadra Sinner: "Jannik con noi è in fiducia, rispetta tutti ma non teme nessuno"

Federica Cocchi
Cahill e la squadra Sinner: "Jannik con noi è in fiducia, rispetta tutti ma non teme nessuno"N/A
Il tecnico della stella italiana: "Abbiamo lavorato molto sul contribuire a dargli la convinzione di poter battere chiunque"

Puoi cambiare l’ordine degli addendi, ma il risultato non cambia più. Puoi avere al tuo angolo soltanto l’allenatore australiano, Darren Cahill, e lasciare a casa quello italiano, Simone Vagnozzi, ma alla fine la coppa sarà comunque tua, Jannik. Attorno a Sinner cresce ogni giorno una squadra affiatata e intercambiabile, in cui ognuno ha ritagliato su misura un ruolo. La chimica è il segreto dietro al successo. Il team allestito con la supervisione del manager Lawrence Frankopan, l’uomo dei contratti e dei media, riesce a passare bene il tempo insieme tra sedute di tattica (anche a distanza) e tecnica, sessioni atletiche e immancabili rilassanti partite a carte. Basti vedere la videochiamata via WhatsApp a quattro fatta direttamente sul Centrale di Miami dai tre che hanno seguito da vicino l’azzurro in Florida e svelata poi su Instagram. Nel post pubblicato via social, c’è il supercoach Cahill stretto accanto all’ultimo arrivato nel gruppo, Giacomo Naldi, prezioso fisioterapista che nel suo passato alla Virtus Bologna ha “curato” Belinelli e Teodosic, e ad Alex Vittur, amico, confidente e ascoltato manager a cui Jannik è legatissimo fin dall’infanzia in Alto Adige. Nel gruppo, è comparso dal divano di casa proprio Vagnozzi, costretto a rinunciare ai tornei sul cemento americano per un piccolo intervento al naso.

Nel team c’è pure l’osteopata Andrea Cipolla, nonché Umberto Ferrara, lo stratega della preparazione fisica già con Vagnozzi all’epoca di Cecchinato, il tecnico che ha cambiato una volta per tutte i muscoli di Jannik e la sua resistenza fisica. Non è casuale che il metodo di Ferrara sia stato elogiato a caldo dopo la finale con Dimitrov dall’allenatore australiano: "Umberto è stato un genio, ha avuto le idee molto chiare con un programma di allenamento preciso: non ha compresso sei mesi di lavoro in due, ma è stato costante e ora sta iniziando a raccogliere i frutti. La cosa più importante è che ormai Jannik è in grado di intendere molto meglio il suo corpo: capisce quando ha un fastidio da temere e quando no. Prima si preoccupava molto anche delle piccole sensazioni, ora ha molta più fiducia grazie al preparatore fisico".  Nell’Atp 500 di Rotterdam l’ordine degli addendi era differente. In campo Vagnozzi, Cahill in telelavoro, ma il bello è che nessuno si è accorto della differenza a Miami. I due responsabili della parte tecnica, infatti, sono complementari. L’italiano è subentrato con intelligenza dopo il trauma della rottura con Riccardo Piatti ormai due anni fa e ha aggiunto un po’ alla volta le variazioni mancanti, l’australiano ha dato ordine e organizzazione alla squadra e alla programmazione, vista l’esperienza che aveva già avuto con numeri uno come André Agassi e Lleyton Hewitt.

Il rapporto tra i due coach, anche a distanza, prosegue alla grande: "Abbiamo una grande squadra italiana fatta di brave persone e Simone resta sempre il principale allenatore – ha ammesso ancora Darren -. Non cambia nulla che ci sia o meno, ma è la voce del team e in gran parte il responsabile dei miglioramenti in campo. Il mio ruolo è un po’ diverso, sui social i tifosi italiani mi chiamano 'papà', però sono più un supervisore. La cosa che ho contribuito a dare maggiormente è forse la convinzione, ora Jannik rispetta tutti ma non teme nessuno. Con tutti noi si sente protetto, curato". Il Sinner-team adesso ha davanti l’ultima sfida, migliorare un tennista che è vicino al numero 1: "Man mano che l’evoluzione va avanti e si diventa un po’ più grandi, forti, veloci e intelligenti, tutte queste cose inizieranno a entrare ancora di più nel suo gioco". La matematica non è un’opinione. 

Fonte: Gazzetta.it