Nel momento in cui mette giù il punto che castiga definitivamente lo svizzero Riedi, la mente di Oliver Tarvet accoglie un bastimento di pensieri da quiz a risposta multipla. Orgoglio: il britannico è il giocatore iscritto al tabellone di Wimbledon con la più bassa classifica in singolare. Eppure ha vinto lui. Priorità: un abbraccio inevitabile alla famiglia a bordocampo. Fantasticherie: mercoledì lo aspetta Carlos Alcaraz, comunque andrà sarà un successo. E un rimpianto grande come un assegno da 99mila sterline, circa 115mila euro: che peccato guadagnarsi sul campo così tanti soldi e non poterli ritirare…
Nastro riavvolto. Il classe 2003 ha superato in scioltezza i turni di qualificazione e mandato a casa Atmane, Galarneau e Blockx. All’improvviso, da numero 733 (settecentotrentatré), Oliver si ritrova nel tabellone principale di Wimbledon. Che non è una trasferta proibitiva, considerando che Tarvet viene dall’Hertfordshire: un’ottantina di minuti in macchina. Se aggiungete un’ora, trovate il tempo di percorrenza del suo primo turno nello Slam inglese: triplo 6-4 per avere ragione di Riedi, anche lui proveniente dal tabellone di qualificazioni. Tarvet se la ride, il prossimo incrocio mette i brividi: “La possibilità di trovare Carlos Alcaraz al secondo turno? Semplicemente un sogno che si avvera”. Poi in conferenza qualcuno lancia finalmente la patata bollente: “Già, ma del prize money non ritirabile cosa pensi?”. Oliver è assiduo frequentatore dell’Università di San Diego in California: per le leggi americane, i tennisti iscritti al circuito universitario Ncaa - e quindi non ancora professionisti - non possono incassare un premio superiore alle 7.300 sterline. Un grattacapo non indifferente: il secondo turno di Wimbledon ne garantisce 99mila.
In conferenza allora scattano le curiosità. Tarvet non si tira indietro: “Ho lavorato duramente per ottenere questi soldi. Non ritengo siano immeritati. Forse ci vorrebbe un cambiamento nel regolamento Ncaa, ma allo stesso tempo non voglio esserne coinvolto: non è il mio campo”. Già, va decisamente meglio con righe e corridoi: nel ranking live Oliver è sbarcato di prepotenza fra i primi 400 del mondo, e all’orizzonte c’è la supersfida con Alcaraz: “Quello è il mio sogno. Non sono qui per i soldi, ma solo per il pubblico e l’esperienza, cercando di lasciare il segno”.
La questione dei premi partita, però, è destinata a ripresentarsi. Il gioco al momento vale eccome la candela: l’unico modo per Tarvet di ritirare i prize money superiori alle 7.300 sterline sarebbe accettare di diventare professionista, chiudendo l’esperienza universitaria. Le regole Ncaa ostacolano o favoriscono la formazione dei grandi sportivi negli Stati Uniti? Se lo chiedeva anche Ben Shelton, tre anni fa: il mancino americano faceva ancora parte della squadra di tennis della Florida nel 2022 alla vigilia dello Us Open. E anche lui aveva rinunciato a premi appetitosi come quelli che derivano da un ottavo di finale a Cincinnati (vincendo oltretutto contro un top 10 come Ruud). A quel punto, Shelton ha scelto di lasciare il circuito universitario e diventare un professionista. Chissà che Tarvet non prenda spunto.