Una festa dello sport, una partita divertente e corretta: è stato questo la finalina del Mondiale di Qatar che ha regalato il terzo posto alla Croazia, vittoriosa per 2-1 sul Marocco dei miracoli, che chiude la sua avventura Mondiale a testa altissima e scrivendo la storia. È la seconda volta che la squadra balcanica arriva terza a un Campionato del Mondo, dopo Francia 98 (al debutto assoluto nella competizione).
La finale dei predestinati era tutto fuorché scontata, perché il percorso facile di Croazia e Marocco non è stato affatto facile. Le semifinali se le sono dovute prendere combattendo su ogni pallone, minuto dopo minuto. Le selezioni di Dalic e di Regragui sono le vere sorprese di questo torneo: si sono incrociate all'esordio nel gruppo F, pareggiando 0-0. Poi la Nazionale di Modric ha fatto fuori Giappone e Brasile nella fase a eliminazione diretta, mentre Hakimi e compagni si sono presi lo scalpo di Spagna e Portogallo.
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I primi due gol, uno per parte, arrivano a pochissima distanza l’uno dall’altro e perfettamente speculari: entrambi siglati da un difensore con il numero 20 sulle spalle, entrambi di testa su sviluppo di palla inattiva. Al 7’ arriva il gol di Gvardiol, che ha disputato una Coppa del Mondo stratosferica, mentre al 9’ risponde Dari.
È al 42’ però che arriva il vero capolavoro: Orsic prende palla defilato fuori area e disegna un arcobaleno fulminante di destra, colpendo il palo lontano e finendo in rete nonostante il tuffo di Bono. Il Marocco non sfigura e sfiora il pareggio in più occasioni. Sul finale un po’ di tensione in campo, ma al triplice fischio è festa generale per tutti: per i croati, che la storia la riscrivono, e per i marocchini, che la storia l’hanno appena scritta.
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Entrambe le compagini hanno interpretato uno spartito quasi perfetto, che le avrebbe condotte alla finalissima - i croati erano riusciti nell'impresa 4 anni fa, mentre i Leoni dell'Atlante sono la prima Nazionale africana a spingersi fino alla semifinale - se non fosse stato per l'incrocio letale con le corazzate sacre di Argentina e Francia. La finalina di oggi non è affatto una magara consolazione: sarà una celebrazione di un grande successo per entrambe le spedizioni.
La Croazia, salvo l'ultima infelice prestazione, ha scoperto un nuovo leader difensivo in Gvardiol, ha spremuto tutta la linfa vitale dal poderoso centrocampo con Modric, Brozovic e Kovacic salvo scoprirsi nuda e fin troppo leggera là davanti, dove pesa tremendamente la dipartita di Mandzukic. I nordafircani si sono appoggiati all'estro di Ziyech, all'equilibrio innato di Amrabat in cabina di regia; nella semifinale persa 2-0 contro Mbappé e compagni, hanno creato tanto e sprecato altrettanto.
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Sono state queste le scelte iniziali di Dalic e Regragui in vista della finalina.
Croazia (3-5-2)
Marocco (4-3-3)
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Cosa si può dire ancora su quel fenomeno di Luka Modric che non sia già stato detto? Un talento sopraffino, certo, ma anche un recordman come pochi altri nel mondo dello sport.
Luka Modric è il giocatore della Croazia con più presenze nella Coppa del Mondo (18) e con più gare tra Europei e Mondiali (31), per un totale da record in Nazionale (162). Il Pallone d’Oro 2018 è partito titolare in tutte le partite in questa edizione del Mondiale, diventando l’unico calciatore di movimento a giocare dal primo minuto 7 partite su 7 in una stessa edizione della Coppa del Mondo a 37 anni d’età. Prima di lui ci sono riusciti solo due (grandissimi) portieri: l’italiano Dino Zoff nel 1982 e l'inglese Peter Shilton nel 1990.
Sarebbe ora di smettere? Modric sembra non averne intenzione, anche se sul tema il ct Dalic è stato evasivo: “Spero che continui a giocare con noi ma ovviamente la decisione sarà soltanto sua”. Il prossimo Mondiale sembra effettivamente troppo lontano, ma fra meno di due anni c’è un Europeo da giocare. Per come gioca e sta bene fisicamente, il 10 croato appare eterno. Vedremo se scriverà ancora una volta la storia della sua Nazionale e del calcio.
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