Chi l'ha detto che l'unico sogno dei bambini appassionati di calcio sia quello di diventare il bomber della Nazionale? C'è chi in realtà ambisce ad altro... pur restando sul rettangolo verde.
La figura dell’arbitro ha iniziato negli anni ad assumere fascino e ad attirare tantissime ragazze e ragazzi desiderosi di fare carriera in un campo delicato come quello dei direttori di gara del calcio. Ma come fare per diventare un fischietto professionista?
Il primo passo è l'iscrizione a uno dei corsi tenuti territorialmente dall'AIA, l’Associazione Italiana Arbitri. L’iscrizione è completamente gratuita e le lezioni si svolgono presso le sezioni, presenti in ogni capoluogo di provincia o nelle città dove sono presenti almeno 40 arbitri.

Esistono dei requisiti imprescindibili per l'iscrizione ai corsi:
Tendenzialmente il corso non supera la durata di 3 mesi. Esiste una percentuale di obbligo di frequenza per partecipare all'esame finale.

Esiste una parte "di classe", con un esame scritto e uno orale, che verte su temi di carattere disciplinare e tecnico.
Superato questo step si arriva ai test fisici: il candidato sostiente le prove di scatto (40 mt) e di resistenza (il famoso Yo-Yo Test). Ottenuta l’idoneità atletica avviene l’affiliazione alla sezione presso cui si è sostenuto il corso. Da questo momento si può essere designati per arbitrare.
I campionati giovanili minori sono solitamente il primo passo per macinare esperienza. Ma non basta arbitrare le partite per mantenere l'affiliazione: ogni fischietto è infatti tenuto a dirigere un numero minimo di partite ogni stagione e a non mancare per più di 4 volte in maniera ingiustificata alle riunioni di sezione.
A fine di ogni stagione, in base ai giudizi emessi dai commissari di gara speciali e al comportamento disciplinare mantenuto dall'arbitro, si potrà ottenere la promozione alla categoria successiva.