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Piller Cottrer: "La mia staffetta d'oro meritava di sfilare per Milano Cortina"

Gazzetta

Era il Caterpiller del fondo. Pietro Piller Cottrer era il miglior “pattinatore” del mondo, tanto da vincere tutto. Dal 2002 al 2010 è salito sempre sul podio alle Olimpiadi. Di Sappada come Silvio Fauner, fu il più giovane a imporsi nella leggendaria 50 km di Holmenkollen del 1997, ricevendo al traguardo i complimenti di Re Harald V.

Appunto, Pietro: in Norvegia sarebbe un eroe, in Italia hanno dimenticato che lei propiziò con la sua fuga l’oro della staffetta a Pragelato venti anni fa. 

"Mi sento estremamente amareggiato". 

Sapeva che Fauner avrebbe dato la stura alla polemica dei tedofori? 

"Sì, mi aveva messo a conoscenza di tutto. Se non chiamano Ghedina a Cortina, o Fauner a Sappada, che senso ha tutto il resto?". 

Cosa le ha fatto più male di questa vicenda? 

"La totale non considerazione nei confronti di tutti noi fondisti". 

Si aspettava...? 

"Di vedere la nostra staffetta d’oro del 2006 dentro San Siro come successe a Torino per i campioni di Lillehammer 1994. Lo stesso trattamento. E invece neanche un ruolo da tedoforo. Un maggior coinvolgimento dei campioni olimpici della neve: non siamo tanti. Non me la prendo con nessuno, né con i cantanti né con gli influencer né con i campioni olimpici estivi. Ma sono estremamente convinto che se ci fosse stata un’Olimpiade estiva in Italia, noi degli sport invernali non saremmo stati chiamati. Chiaro, non è una loro colpa: non sono così scellerato da dire che hanno responsabilità. Responsabilità, invece, che ricade totalmente su chi ha fatto certe scelte". 

Si aspetta ancora una chiamata, o andrebbe a vedere dalla tribuna di San Siro la cerimonia di apertura dei Giochi italiani? 

"Non so se mi chiamano, ma io dal 5 al 22 febbraio sarò a Milano dovendo commentare le gare in tv, e mi sento già particolarmente fortunato. La cerimonia l’avrei comunque vista, cercherò di comprarmi un biglietto se lo trovo". 

Per un campione, qual è la vera essenza della Fiaccola olimpica? Ripensare ai sacrifici fatti? 

"Per me sarebbe stato un coronamento della carriera, visto che nel 2006 da atleta non ho potuto vivere quell’emozione in Italia. Mi sarei sentito più coinvolto intimamente: 20 anni fa mio figlio Fabio aveva 4 anni, anche Marta era piccola". 

Sia sincero: gli azzurri d’inverno si sentono figli di un Dio minore? 

"Non mi sento così, quello che ho conquistato nello sport è stato visto. Non ci sentiamo dimenticati, non è questo il punto. Purtroppo in Italia manca o è latente la cultura sportiva. Sarebbe bastato poco per riuscire a valorizzare l’Olimpiade con noi atleti. Pensavo a un atto dovuto...". 

Lei venti anni fa a Torino incontrò Alex Del Piero e gli mise simpaticamente al collo la sua medaglia di bronzo della 30 km. Anni in cui la invidiava il capitano della Juventus...

"Quella medaglia fu la mia prima olimpica individuale: dire che sono affezionato più all’oro della staffetta sarebbe scontato e semplice, ma di quella 30 km mi resta l’immagine, il pensiero di me, di uno che prende in mano la medaglia come se stesse abbracciando un figlio appena nato. Se rivedo quella foto del 2006, scorro nella memoria quell’emozione fortissima". 

L’oro dei moschettieri dimenticati invece...? 

"Fu il momento di tante stelle allineate, come la neve caduta quella domenica che ci consentì di andare forte anche in tecnica classica. Nella mia frazione, feci ciò che dovevo. Fu qualcosa di epico". E ora?