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Le lacrime sugli spalti, le urla di rabbia: così si spegne il sogno Trapani. E domani arriva l'esclusione

Gazzetta

C’è gente di mezz’età che piange, sulle tribune del PalaShark. Bambini che singhiozzano abbracciati ai genitori che li stringono forte, donne che urlano "Che vergogna". Immagini forti, a conclusione di un Trapani-Trento durata quattro minuti e undici secondi e che ha rappresentato una delle pagine più tristi non solo del basket italiano, diremmo europeo. Con l’ennesima farsa, dopo quella di martedì in Bulgaria in Champions League. Solo che stavolta ad essere protagonista è la Serie A. Il top. Dove tutto dovrebbe essere non diciamo perfetto, quantomeno accettabile. Invece si va avanti, con la Fip “incatenata” da un regolamento che non permette l’estromissione del club di Valerio Antonini (ieri assente e pesantemente insultato dal pubblico) e una Lega che a questo punto qualcosa dovrà inventarsi. Andare avanti così è uno stillicidio e non ha senso: sabato Trapani giocherà ancora in casa, con Trieste. Domani a Roma ci sarà un incontro tra Fip e Lega per usare il pugno forte, leggi l’esclusione dal campionato per – si presume - mancanza di uguaglianza competitiva. 

Antonini resiste. Lo aveva detto in uno degli ultimi comunicati. "Continueremo fino alla fine a difenderci, come gli ultimi dei Mohicani". Mortificando tutto e tutti. Quasi come un capriccio, lottando col mondo intero, ma in particolare col presidente Fip Gianni Petrucci, il suo bersaglio preferito degli ultimi tempi. Lotta, Antonini, sapendo che sportivamente ormai potrà ben poco e che le sue ragioni potrà trovarle solo dalla giustizia ordinaria. Ieri Trapani si è presentata con sette giocatori per l’ultima partita di andata, con soli tre professionisti - Rossato, Pugliatti e Sanogo - e quattro ragazzi delle giovanili: due già impiegati, Patti e Martinelli, e altri due esordienti, Giacalone e Alberti. Tra i giocatori ancora sotto contratto, non c’erano Cappelletti (squalificato), Notae (infortunato), Arcidiacono e Petrucelli, partito per Istanbul dove raggiungerà Pozzecco al Galatasaray. Alla presentazione, i 1500 presenti sono scesi a bordo campo, applaudendo i “coraggiosi”. Ma alla palla a due (Martinelli, Pugliatti, Sanogo, Patti e Alberti titolari), dopo sei secondi Sanogo e Pugliatti prendono la direzione degli spogliatoi. Entra Giacalone, dopo 10 secondi anche Rossato va via. Restano in quattro, la farsa va avanti. Si gioca a fare fallo al più presto per uscire e far terminare lo strazio. Anche Jakimovski invita Martinelli a fargli fallo per chiuderla. C’è il tempo di vedere due triple di Martinelli e Patti, poi a -5’49” con l’uscita del secondo per falli e la presenza del solo Giacalone sul parquet, i tre arbitri fischiano la conclusione sul 26-11 per Trento. Il coach ospite Cancellieri abbraccia commosso i ragazzini e saluta con tristezza il pubblico, che si esibisce in una sciarpata al grido di “Trapani, Trapani”. Ora arriverà dal giudice sportivo lo 0-20 a tavolino e la multa di 250mila euro per i 5 giocatori in meno rispetto ai 12 contratti professionistici obbligatori.

Duro il comunicato della Giba, l’associazione giocatori professionisti diretta da Alessandro Marzoli: “Chiediamo rispetto per gli atleti di Trapani. Non comprendiamo le ragioni dell’insistenza nel voler giocare a ogni costo e consentire lo svolgimento di incontri indecenti che mancano della minima equità competitiva. Rivolgiamo un appello alla società affinché si trovi immediatamente una soluzione per mettere fine a quello che sta diventando motivo di vergogna per il movimento della pallacanestro e l’intero sistema sportivo italiano”. La mattinata era trascorsa con ben tre comunicati del club per pranzo, tutti su argomenti completamente diversi. Sul -2 e i due anni di inibizione ad Antonini decisi si parla di “ennesima violazione dei termini processuali, che fa apparire grottesca la giustizia sportiva della Fip, un insulto ai regolamenti, potenzialmente documentabile con ogni mezzo di prova”. In un altro si chiedono spiegazioni a Petrucci su tutta una serie di presunte gravi irregolarità di natura fiscale e finanziaria di cui sarebbe a conoscenza e il terzo è stato contro una parte della tifoseria. Tifoseria che, purtroppo, ieri avrà visto per l’ultima volta le canotte granata.