Il 22 maggio di un anno fa Trapani toccava il punto più alto della sua storia eliminando Reggio Emilia nei playoff e qualificandosi alla semifinale scudetto, poi persa con Brescia. Un traguardo raggiunto con merito da una squadra piena di talento (da Justin Robinson a Langston Galloway) guidata da Jasmin Repesa e sostenuta in casa e in trasferta da centinaia di tifosi, le vere vittime di questa storia. In meno di otto mesi il sogno granata è evaporato, dissolto nei veleni di una guerra di carte bollate culminata nel pomeriggio di ieri con l’esclusione dalla serie A del club del presidente Valerio Antonini.
L’aspetto peggiore di una vicenda di per sé deprimente è il sollievo generale con cui la decisione del Giudice sportivo è stata accolta. Perché non si poteva continuare così. La farsa messa in scena in Champions contro l’Hapoel Holon e quella di sabato sera contro Trento hanno messo a dura prova tutto il sistema del basket italiano, finito sotto la lente d’ingrandimento dei media di tutta Europa per motivi che nulla hanno a che fare con vittorie e canestri. Non era semplicemente accettabile continuare con scampoli di partite surreali né prolungare la pena dei sostenitori trapanesi, passati dalla conquista di un posto nell’élite continentale alla scomparsa sportiva. Non a caso, nella frenetica giornata di ieri, la Lega Basket si è unita alla Fip in una nota congiunta per sottolineare lo sforzo comune di giungere all’epilogo per salvare il campionato. D’ora in avanti saranno avvocati e tribunali a occuparsi della vicenda. La serie A proverà a rimettersi in sesto con un torneo ferito e regole ancora più stringenti da scrivere, per evitare che una gara non giocata (come accaduto a Bologna il 4 gennaio) resti insufficiente a far scattare l’esclusione e che un manipolo di adolescenti si ritrovi al centro di una commedia troppo triste per essere vera.