Il pugilato è uno degli sport da combattimento più conosciuti e antichi del mondo. Una disciplina controversa che nel corso dei secoli ha rischiato di sparire più volte dalla scena mondiale per la sua violenza.
La boxe moderna è però molto diversa da quella originaria, uno sport reso socialmente accettabile dalle tante modifiche apportate nel tempo. Scopriamo il regolamento, l’etica e i valori di questo antichissimo sport che sta attraversando un periodo di rinnovato interesse dopo alcuni anni in cui aveva perso appeal.
La boxe è uno sport da combattimento in cui due pugili si colpiscono con pugni chiusi protetti da particolari guantoni all’interno di un ring quadrato. L’obiettivo è colpire l’avversario per indebolirlo e atterrarlo.

Ovviamente non tutti i colpi sono consentiti. Scopriamo insieme quali sono i colpi regolari e irregolari nel pugilato, insieme a tutte le altre regole.
I colpi regolari nel pugilato sono quelli effettuati con i pugni chiusi, esattamente nella parte delle nocche (lo spazio compreso tra l'estremo del metacarpo e la falange). Il pugno deve impattare frontalmente o lateralmente il busto dell'avversario, dalla cintura in su, cioè entro l'altezza delle ossa iliache.
I colpi che non rispettano queste caratteristiche sono considerati irregolari, come ad esempio:
Colpire sulle braccia o sui guantoni dell'avversario, invece, non è proibito, ma non incrementa il punteggio.
Può capitare che un colpo inflitto regolarmente possa colpire una parte non ammessa per colpa dell'avversario: in questo caso il colpo è valido.
Oltre ai colpi non regolari, ci sono una serie di pratiche non consentite chiamate falli, come:
Se uno dei pugili commette ripetutamente falli, l'incontro viene interrotto prima del KO o della decisione dei giudici per squalifica.
Nel pugilato professionistico, gli incontri durano dodici round della durata di tre minuti ciascuno. Tra una ripresa e l’altra è concesso un minuto di pausa durante il quale a un assistente del pugile è consentito salire sul ring per rinfrescare e curare l’atleta da eventuali ferite e dettare le strategie di combattimento.
Nel pugilato professionistico, il metodo per il calcolo dei punti si chiama "Ten-Point-Must-System". La valutazione tiene conto dell'andamento generale del round, mentre nella boxe dilettantistica vengono conteggiati i colpi portati. Al vincitore di un round vengono attribuiti 10 punti, al perdente 9, ma in caso di manifesta inferiorità può ricevere anche 8 o 7 punti. Se un round termina in pareggio, a entrambi i pugili vengono attribuiti 10 punti.
Ai pugili viene sottratto un punto in caso di richiamo ufficiale. Al termine dell' incontro, l'arbitro raccoglie i cartellini coi punteggi totali: chi riceve il maggior numero di cartellini viene decretato vincitore.
Gli assistenti del pugile sono detti “secondi” e possono essere al massimo quattro: l’allenatore e fino a tre membri dello staff, dei quali solo uno, precedentemente indicato all'arbitro, può salire sul ring al termine di ogni round. Se uno dei secondi sale sul ring mentre i pugili stanno lottando, il match viene sospeso e la vittoria assegnata per squalifica al pugile avversario.
Se durante l’incontro un pugile viene atterrato regolarmente, l’arbitro gli concede dagli otto ai dieci secondi di pausa per farlo riprendere. Questa pausa viene chiamata conteggio: se il pugile non riesce a riprendersi in tempo, l'arbitro interrompe l'incontro e, senza interpellare i giudici, emette il suo verdetto.
Affinché l'arbitro faccia partire il conteggio, è necessario che il pugile che ha subito i colpi si trovi in una di queste situazioni:
La procedura di conteggio comincia quando l’arbitro grida “Stop!”, e inizia subito a contare, indicando all'altro pugile di dirigersi verso un preciso angolo neutro che permetta all’arbitro di vederlo. Se il pugile trasgredisce questa regola, l'arbitro allunga il conteggio.
Se dopo i dieci secondi il pugile non è pronto a riprendere il combattimento, l'arbitro sospende l'incontro per Knock Out (KO). Se l’arbitro vede il pugile in notevole difficoltà già all’ottavo secondo, gli ordina di guardarlo e gli chiede se è in grado di proseguire. Se la risposta non è pronta, l'arbitro sospende l'incontro per KO tecnico (KOT).

Se all’interno di un round o di un intero incontro vengono effettuati più di un determinato numero di conteggi, l'arbitro sospende l'incontro per KOT. Nel pugilato professionistico, subire un conteggio fa perdere il round di 2 punti.
Un incontro può terminare con lo svolgimento delle riprese previste, oppure per:
Il verdetto è stabilito dall'arbitro o dai giudici a seconda della situazione. Se l'incontro finisce regolarmente al termine delle riprese sono i giudici che stabiliscono il verdetto ai punti, conteggiati in ogni singolo round. La valutazione avviene sulla base di:
L'arbitro, il medico, il commissario di riunione e il secondo principale, possono intervenire per fermare un incontro prima del limite.
La vittoria per KO (knockout) viene decretata dall'arbitro quando:
La vittoria per KO tecnico (technical knockout), invece, viene decretata dall'arbitro quando:
Per rendere gli incontri più equilibrati, i pugili sono divisi in diciassette categorie di peso:
| Categoria | Limite di peso |
| Paglia | 105 lb; 47,627 kg |
| Mosca leggeri | 108 lb; 48,99 kg |
| Mosca | 112 lb; 50,8 kg |
| Supermosca | 115 lb; 52,164 kg |
| Gallo | 118 lb; 53,524 kg |
| Supergallo | 122 lb; 55,34 kg |
| Piuma | 126 lb; 57,153 kg |
| Superpiuma | 130 lb; 58,968 kg |
| Leggeri | 135 lb; 61,236 kg |
| Superleggeri | 140 lb; 63,504 kg |
| Welter | 147 lb; 66,68 kg |
| Superwelter | 154 lb; 69,854 kg |
| Medi | 160 lb; 72,576 kg |
| Supermedi | 168 lb; 76,204 kg |
| Mediomassimi | 175 lb; 79,38 kg |
| Massimi leggeri | 200 lb; 90,72 kg |
| Massimi | oltre 200 lb; oltre 90,72 kg |
Oltre a rispettare il regolamento dal punto di vista strettamente tecnico, il pugile deve osservare una serie di doveri durante l’incontro:
Non è un caso che il pugilato venga definito “nobile arte”. Nella prima metà del ‘700, l’inglese James Figg, primo pugile di cui si ha notizia, si definiva sul suo biglietto da visita: “Master of the noble science of defence”, ovvero “Maestro della nobile arte della difesa”.
Per molti questo sport a primo impatto può apparire come brutale e violento. In realtà oggi il pugilato è una disciplina che infonde importanti valori in chi la pratica, come il rispetto, la dedizione, l’impegno, il sacrificio, l’umiltà e la costanza. Valori che, oltre che nello sport, sono significativi anche nella vita quotidiana.

Nel corso dei secoli, la boxe è stata oggetto di discussione soprattutto per questioni etiche. È fuori dubbio che l’azione principale del pugilato sia quella di colpire l’avversario, ma vanno considerati una serie di aspetti propri dello sport. Nella boxe, infatti, non c’è un’intenzione distruttiva da parte degli atleti: la cultura sportiva coltivata nel tempo ha consentito che gli incontri di pugilato si tengano entro i termini del confronto, e non dello scontro. Inoltre, il pugile agisce con razionalità, perché cerca di sottomettere l’avversario nel rispetto di un regolamento, senza metterlo necessariamente KO, ma cercando di raggiungere la vittoria tramite punti.
Sono almeno cinque i principi etici che rendono il pugilato un'azione umana socialmente accettabile:
Inoltre, il rischio proveniente da tale attività è calcolato e paragonabile a quello presente in ogni attività umana esposta all’imprevedibilità del caso.