Per correggere la mancanza di personalità dell’ultimo Milan, il club è prossimo a ingaggiare Luka Modric: basta attendere la fine del Mondiale per club del Real, e poi il croato sarà rossonero. Modric è un maestro di leadership: nessuno meglio di lui sa come ci si deve comportare per arrivare ai vertici del calcio nazionale ed europeo, da vincitore del Pallone d’Oro e recordman (in condivisione) di successi in Champions League, sei. Per aumentare il livello tecnico e qualitativo, altro presupposto che ispira la formazione della nuova mediana, servono almeno altri due giocatori di livello: il rinnovamento sarebbe totale o quasi. In questo modo si spiega anche l’ulteriore avvicinamento rossonero a Samuele Ricci, centrale di regia e impostazione del Torino, nazionale azzurro, e anche mezzala di pregio. Più fisico è Ardon Jashari, ma sempre partendo da una grandissima tecnica di base. A tutto questo unisce un grande desiderio rossonero, una volontà che gli ha fatto declinare altre possibili proposte e ribadire al suo club, il Bruges, che tanto vorrebbe giocare a San Siro. Il club belga ha accolto le sue richieste ma si aspetta che il Milan faccia lo stesso con loro: per Jashari chiede trentacinque milioni contro i trenta offerti. Con i bonus e con altra diplomazia si può arrivare a una positiva conclusione dell’affare.
Il Milan non ha fretta anche perché ha prima bisogno di fare spazio e cassa con una cessione: Yunus Musah è il primo indiziato con Wolverhampton e Nottingham Forest possibili destinazioni. Fofana rimarrà come interno di maggiore sostanza, mentre Loftus-Cheek, in cui Tare e Allegri ripongono grandi aspettative, dovrà dare garanzie sulla tenuta fisica.
La scorsa stagione Loftus ha giocato 28 partite senza gol, mentre nell’anno dell’esordio le presenze furono 40 e i gol addirittura in doppia cifra, 10. Basterebbe ritrovare il centrocampista prima versione per riguadagnare un giocatore completo, qualità, quantità e presenze in area. A proposito della scorsa stagione: il centrocampo, prima con Fonseca e poi con Conceiçao, non ha mai trovato pace. La stagione si è conclusa con una linea di quattro giocatori, con Jimenez ed Hernandez esterni e Fofana-Reijnders centrali. In altre occasioni Tijjani aveva giocato da trequartista, con Musah nella coppia mediana, altre ancora il reparto si componeva di tre giocatori con Reijnders mezzala di inserimento.
E sulle incursioni di Tijjani, sempre più preciso al tiro, il Milan aveva costruito le sue fortune. O meglio, si era aggrappato per non affondare. L’olandese sapeva trovare gli spazi e aveva un ottimo tempismo: ricevuta palla era determinante. Il nuovo corso rossonero ripartirà da giocatori che sappiano tenere il possesso, che siano fini palleggiatori. Il nuovo Milan cercherà il dominio del gioco e le incursioni delle mezzali saranno dettate dalla cabina di regia, secondo la visione di gioco di Modric o magari Ricci. Il club, seguendo le indicazioni di Max, non ha mai voluto sostituire Reijnders con una copia dell’olandese. Ha puntato su centrocampisti con altre caratteristiche e ha già portato a casa Modric e tratta con buone chance di riuscita Ricci e Jashari. Si allontana Xhaka, troppo simile agli altri. E tra Jashari e Javi Guerra Allegri crede più nel talento dello svizzero. Che come detto ricambia la stima e ha messo il Milan in cima alle preferenze. Il cambio che il club ha in mente sintetizza al meglio la strategia: fuori Musah, dentro Jashari.