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Chivu verso Inter-Napoli: "Non è un confronto tra me e Conte, il calcio deve rimanere al livello dei giocatori"

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Il tecnico nerazzurro presenta in conferenza stampa il big match di San Siro contro il Napoli che vale punti importanti in ottica Scudetto.

Non c’era momento migliore per l’Inter per affrontare lo scontro diretto contro il Napoli: sei vittorie consecutive in campionato hanno consegnato ai nerazzurri il primato solitario, con tre punti di vantaggio sul Milan e quattro proprio sui partenopei.

Dopo un periodo di riadattamento iniziale, successivo agli anni di Simone Inzaghi, la squadra nerazzurra ha finalmente trovato piena consapevolezza nelle proprie capacità e ha iniziato a ottenere continuità anche negli scontri diretti, grazie ai successi contro Atalanta e Bologna.

La sfida contro gli azzurri di Antonio Conte può confermare quanto di buono visto nelle ultime settimane: tre punti significherebbero un +7 in classifica sugli avversari di giornata.

Alla vigilia del match di San Siro, Cristian Chivu ha parlato in conferenza stampa per presentare la sfida contro una delle principali candidate allo Scudetto.

LE DIFFERENZE RISPETTO ALL'ANDATA

"Siamo cambiati col lavoro, dando continuità a quanto di buono è stato fatto. Sono cose che abbiamo portato in campo, consapevoli che i numeri non bastano: bisogna far vedere in campo il nostro valore reale".

"La sfida d'andata? È passato poco tempo. Nel frattempo hanno cambiato sistema e hanno qualche interprete in meno: all'andata c'era Anguissa e non Hojlund, stavolta sarà il contrario. Hanno giocatori forti, sarà una gara difficile da affrontare sia per noi che per loro. La massima attenzione sarà nella mente di tutti, sarà una partita che vivrà di episodi".

CHANCE DI SALIRE A +7

"Noi vogliamo andare a +7, loro vorrebbero salire a -1. Tra la voglia e i fatti passa tanto, ci sono impegno e ambizione. Non è detto che l'esito finale sarà quello sperato. Nessuno è sicuro di ciò che accadrà: la certezza è che abbiamo lavorato bene per superare determinati momenti. Saremo pronti per una grande partita, consapevoli che può indirizzare veramente il cammino in una stagione".

CONTE

"Ho una grande stima di Conte allenatore, ero ancora giocatore quando lui allenava alla Juve. Gli ho fatto i complimenti per come riusciva a trasmettere alla squadra, si è anche evoluto. Noi giovani tecnici abbiamo tanto da imparare da lui. Non esiste il confronto tra Chivu e Conte: sono due allenatori che cercano di dare il massimo per la propria squadra. Il calcio deve rimanere al livello degli interpreti, ovvero i giocatori, senza dimenticare la passione dei tifosi. Ultimamente l'allenatore è diventato troppo rispetto a quello che dovrebbe essere: è ovvio che debba incidere, ma il calcio deve restare al livello dei giocatori e dei tifosi".

TUTTE LE GARE SONO IMPORTANTI

"Il Napoli non è più importante di quel che è stato il Parma. Tutte le partite vanno trattate in maniera seria, senza fare proclami davanti a qualcuno. Non vorrei farlo nemmeno prima di una partita come questa. Dobbiamo affrontare 38 partite e dimostrare di meritare di essere competitivi: lo stiamo facendo, tra alti e bassi. Ci siamo rimboccati le maniche, per dimostrare che questo gruppo ha ancora voglia. Speriamo che vada meglio del 25 ottobre, poi quella gara è stata condizionata da alcuni episodi: in questi mesi ci siamo allenati a non pensare troppo alle ingiustizie".

GLI SCONTRI DIRETTI

"Nel calcio c'è sempre da migliorare e gestire momenti diversi. C'è la maturità di una squadra e di un allenatore che deve fare delle scelte. È troppo semplice parlare di scontri diretti non vinti: la realtà dice che sono primo in classifica, con più punti di chi mi ha battuto in quelle partite. Siamo consapevoli dell'importanza di questi match, ma anche che tutti sono importanti e uguali".

"Non ho mai visto paura negli scontri diretti. Si lavora per dare continuità a prestazioni e risultati. Sappiamo bene quale sia l'importanza della gara di domani. I ragazzi sono maturati e hanno capito che bisognava aggiungere qualcosina. Quando succede questo cresce l'autostima, la consapevolezza che le cose fatte bene ti portano più possibilità di vincere le partite. Non so cosa vuol dire pareggiare, perdere o vincere: io so cosa vuol dire entrare in campo con una determinata mentalità, poi sono gli episodi che ti portano a ottenere o meno qualcosa".

L'IMPORTANZA DI LUIS HENRIQUE

"Bisseck avanza poco, sono io a chiederglielo di non farlo in alcuni momenti. Di là abbiamo la mezzala e l'esterno destro che devono fare qualcosina in più, Bisseck aggiunge qualcosa nella mobilità che ci offre. Luis Henrique è migliorato tanto tatticamente: ci dà una grossa mano ed è importante per noi. Su di lui c'è stato tanto rumore ed è impossibile che non sentisse nulla: forse anche da parte mia, ma mi riferivo a quel preciso momento. Caratterialmente è un bravissimo ragazzo, ha sempre lavorato bene. Siamo contenti di averlo e di vederlo in campo col sorriso e l'eleganza. Siamo consapevoli che possa migliorare, ma vestire la maglia dell'Inter davanti a 80mila persone non è semplice. Me lo tengo stretto, gli faccio anche i complimenti perché ha dimostrato di avere le spalle grosse senza mai lamentarsi".

DARMIAN E DUMFRIES

"Giocare ogni tre giorni non è semplice: abbiamo soluzioni, ci inventeremo qualcosa come sempre. Io sono uno di quelli che vuole sistemarli i problemi, non crearli. Non vengo mai a piangere per quello che ho o che non ho. Darmian si allena da due giorni col gruppo, ma è ovvio che sia passato tanto tempo: domani non sarà convocato, ma spero di reintegrarlo al più presto. Dumfries ancora non l'ho visto, dovrebbe tornare a breve: sta seguendo la riabilitazione in Olanda, seguito da vicino dal nostro staff medico. Quando rientrerà inizierà la riatletizzazione, tra fine gennaio e inizio febbraio. Io però non sono un medico, questo è quel che spero accada".

I DUBBI DI FORMAZIONE

"Ho sempre dubbi di formazione, devo mettermi a confronto con le difficoltà di un gruppo che si allena al massimo e le caratteristiche degli avversari. Oggi sono buono: Luis Henrique giocherà domani (ride, n.d.r.)".

LE DICHIARAZIONI DI MANNA

"Non so se queste dichiarazioni tolgono o aggiungono serenità ai giocatori: quel che fanno gli arbitri a noi non deve interessarci, dobbiamo pensare solo a noi stessi. Dobbiamo essere più forti dell'ingiustizia, serve la disciplina mentale che doma i pensieri negativi: sto cercando di trasmettere questo, la cosa più semplice è trovare alibi e non voglio che i miei giocatori si comportino così. Non si tratta solo di vincere, ma di lezioni di vita e di persone che vengono prima di tutto. Giocatori, arbitri, dirigenti e allenatori sono prima di tutto persone".

IL PASSATO ALLE SPALLE

"Non auguro a nessuna squadra al mondo di vivere quello che questa squadra ha vissuto. Di là non parlo di questa cosa e mi sembra giusto: i ragazzi hanno provato in tutti i modi a essere competitivi e non devono perdere la voglia di ottenere risultati al limite del pensiero. Ci hanno messo la faccia, non vanno a nascondersi dietro a qualcosa. Purtroppo loro hanno perso, ma ancor più importante è che hanno saputo rialzarsi, accettando la verità: gli uomini forti si rimettono di nuovo in gioco. Il ciclo della vità è questo. Non si punta mai il dito cercando scuse".