Nel 2018 era arrivato giovanissimo alla Roma con l'ingombrante etichetta di 'nuovo Modric', ma Ante Coric in Italia non ha mai sfondato.
Oggi, intervistato da 'La Gazzetta dello Sport', il croato è tornato sugli anni vissuti in giallorosso raccontando la sua verità.
Coric ammette di non aver sempre dato il massimo ma sottolinea anche come nessuno gli abbia mai dato una vera opportunità alla Roma.
"Scelsi la Roma dopo aver parlato a quattr’occhi con Monchi a Zagabria. Sette milioni alla Dinamo, cinque anni di contratto. Ero al settimo cielo. Tre anni prima il club aveva rifiutato 17 milioni dal Liverpool chiedendone cinquanta. Avevo 18 anni. Arrivai all’Olimpico con una voglia matta di dimostrare chi fossi, e invece è andato tutto storto. Solo 51 minuti e tre presenze? Me lo chiedo anche io. Se avessi giocato dieci partite e mi avessero detto ‘Ante, sei scarso’, allora l’avrei accettato, ma così no. Non ho mai avuto una chance. Io mi allenavo, stavo bene, nessun infortunio, Di Francesco all’inizio mi diceva delle cose positive. Dopo diverse partite in panchina andai a chiedergli spiegazioni e quale fosse il problema. “Mister, è perché torno poco in difesa? No problem, ci lavoro’. E lui niente, mi continuava a ripetere ‘sei un bel giocatore’ e cose del genere. Però poi restavo sempre fuori… Certo. A Roma, mentalmente, non ho dato il 100% e l’ho pagato. In allenamento non ho sempre dato il massimo. È stata anche colpa mia, lo ammetto, ma non solo. Avrei meritato un'occasione vera" ricorda Coric.
"Depressione? Sì, se ne può parlare. A Roma ho vissuto una situazione orribile. Sono stato messo fuori rosa senza aver mai parlato con Mourinho e dopo un solo confronto con Tiago Pinto. Mi allenavo da solo, dopo essere entrato da un ingresso secondario, nel campo dove prima di me correvano i ragazzini dell’Under 10. Ero solo. Ho pensato anche di mollare, soprattutto dopo l’ultimo infortunio al ginocchio in Croazia" racconta Coric.
Coric muove pesanti accuse in particolare nei confronti dell'ex direttore sportivo della Roma, Tiago Pinto: "Gli parlai solo una volta. Nel 2022, dopo aver vinto il campionato con lo Zurigo, tornai a Roma pieno d’entusiasmo e bramoso di andare a giocare altrove per mettermi in mostra. Mi voleva una squadra francese, gli chiesi di trovare una soluzione. Lui rispose che avrebbe voluto guadagnare dal trasferimento, ma chiese una cifra troppo alta. Da quel giorno non ci ho mai più parlato faccia a faccia. L’ho cercato per un anno via messaggi, ma trovava sempre una scusa. Non mi ha lasciato andar via, ancora oggi non capisco come mai. Restai per i soldi? Una bugia. E’ lui che non mi ha lasciato andare. Ero disposto anche a tagliarmi lo stipendio per giocare altrove. A distanza di anni non capisco il perché di questo atteggiamento poco professionale”.
Qualche anno fa Coric era una promessa del calcio croato ed europeo, mentre oggi gioca con l'Hamrun Spartans: "Il periodo migliore è stato alla Dinamo. Mi sentivo come si sente adesso Yamal. Avevo la consapevolezza di poter fare qualsiasi cosa. Da bambino ho girato l’Europa: a 12 anni mi sono allenato tre settimane col Chelsea. Mi avevano preso, ma volevano che mi trasferissi a Londra da solo, senza la famiglia: dissi di no. A 16 anni andai al Bayern e risultati il migliore in tutti i test, ma ero troppo giovane e saltò tutto. Sono stato nelle giovanili del Salisburgo per quattro anni, poi mi ha preso la Dinamo. Mi volevano l'Arsenal, il Liverpool e il Napoli di Sarri. Era l'anno in cui acquistò Rog. La verità è che a 18 anni mi sentivo uno dei migliori al mondo. Poi è andata come è andata, ma nella mia testa posso ancora giocare nel Barcellona. Ho solo 28 anni".