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Di Francesco: "Passavo per lo sfigato di turno... Lecce, che gioia"

Gazzetta

La rivincita di Eusebio Di Francesco. Un anno fa, dopo la seconda retrocessione di fila, era annebbiato dai cattivi pensieri. Adesso si gode una salvezza a Lecce meritata e piena di significati. "Una grande soddisfazione: ho fatto festa con la squadra, la società, tutti i miei familiari. Ci voleva".

Rewind: dodici mesi fa era sotto un treno... 

"Non stavo di certo bene anche se avevo ricevuto tanti elogi che da un lato mi davano coraggio, ma dall’altro mi facevano anche passare un po’ come lo sfigato di turno, quello che si portava dietro sempre la sfortuna. Ora l’immagine l’abbiamo un po’ ripulita. La cosa che mi ha fatto più male è stato il pregiudizio, perché te lo senti addosso, sulla pelle. Però io non ho mai polemizzato, ho sempre risposto parlando solo di calcio". 

L’ha aiutata qualcuno nei momenti di difficoltà? 

"Sì, mi sono affidato a una società specializzata nella valorizzazione delle risorse umane che si chiama HiSkill. Grazie alle interazioni con loro la situazione è migliorata. Il resto lo ha fatto il lavoro". 

Con la salvezza è scattato il rinnovo automatico: si va avanti a Lecce? 

"Ora mi prendo qualche giorno di tranquillità e poi mi vedrò con il club. Io devo ringraziare questa società, dal presidente Sticchi Damiani a Corvino e Trinchera che hanno creduto in me e mi hanno supportato tutto l’anno e con cui si è instaurato un ottimo rapporto. In questi giorni ci incontreremo e vedremo". 

Il Lecce ha ottenuto 10 vittorie in Serie A, come solo con il suo mentore Zeman nel 2004-2005... 

"La cosa mi inorgoglisce anche se quest’anno non ho applicato proprio un calcio zemaniano, ma siamo stati squadra: sempre compatti ed equilibrati". 

Lei è tornato a Lecce dopo 14 anni: differenze? 

"È cambiato tutto: questa è una società che ha fatto un lavoro certosino nell’avvicinare la gente alla squadra, la prima cosa che mi dissero allora, invece, era che erano intenzionati a vendere e non dovevo creare entusiasmo. Forse non ci dovevo andare ma ero giovane e prendevo tutto quello che arrivava". 

Qual è stato il momento chiave della stagione? 

"La vittoria a Cagliari. All’andata avevamo perso, erano emersi i nostri difetti e avevo deciso di cambiare qualcosa dal punto di vista tattico. Al ritorno mi sono reso conto di aver fatto gli accorgimenti giusti. Con il Sassuolo siamo stati bravi e fortunati, ma la fortuna te la devi anche cercare: abbiamo rischiato il tutto per tutto a costo di concedere qualcosa dietro ed è andata bene". 

Come si lavora con i giovani di oggi? 

"Siamo noi che dobbiamo avvicinarci a loro, non loro a noi. I social non vanno demonizzati ma usati con intelligenza, non bisogna dare importanza ad esempio a quello che la gente scrive. Serve seguire sempre la linea del lavoro: è questo il consiglio che do a loro e anche ai miei tre figli. Il problema dei giovani di oggi è che sono poco affamati". 

Ci sono giocatori che hanno lavorato con lei e che le sono ancora grati a distanza di anni? 

"Tanti. Berardi, per esempio, anche se ha fatto il diavolo a quattro contro di noi... Lo stesso Daniele De Rossi che sta diventando grande anche come allenatore. Poi Matias Soulé, uno dei primi che mi ha scritto l’altra sera... Sono tutti cresciuti con me". 

Il Lecce ha ritrovato gli attaccanti all’improvviso...

"Cheddira è cresciuto molto fisicamente nella seconda parte della stagione e doveva ritrovare quella fame che lo aveva contraddistinto in precedenza. Stulic è un giocatore che ha ottime potenzialità ancora inespresse: ci sono dei passaggi che deve ancora fare e che farà con il tempo". 

E Camarda, convocato ieri in Nazionale? 

"È giovanissimo, un ragazzo d’oro e un professionista esemplare. Quest’anno è stato penalizzato dall’infortunio alla spalla. Chiaramente deve crescere dal punto di vista fisico e muscolare ma sono sicuro che sarà un grande attaccante". 

C’è un allenatore che le piace più di altri? 

"Fabregas ha lavorato benissimo. Mi piace la sua filosofia e poi ha un giocatore che mi fa impazzire: Da Cunha. Il percorso che ha fatto è incredibile, è un centrocampista che sa fare tutto. E io, da ex centrocampista, lo ammiro molto".

L’ultima Champions la Roma l’ha fatta con lei nel 2019: cosa si porta dietro degli anni in giallorosso? 

"Il fatto che se ci fosse stato il Var forse saremmo andati in finale nel 2018... L’anno dopo col Porto fummo sfortunati e uscimmo agli ottavi. Prima avevamo perso il derby e venni esonerato: mi fece male anche se un po’ me la sono cercata perché avevo un po’ mollato a livello emotivo e la società lo percepì. Con il tempo ho imparato a gestire anche queste situazioni".