Qui serve un passo indietro, perché Calamita Frendrup, alias mister tackle, nasce da lontano. Morten aveva una quindicina d’anni quando nel suo Brondby, la sua culla calcistica in Danimarca, arrivò un tecnico tedesco, Alexander Zorniger, oggi alla guida dell’Odense, che ebbe ben presto il merito di intuire le potenzialità del giocatore genoano facendolo esordire quasi subito in prima squadra. Un convinto assertore del pressing altissimo, che per Frendrup divenne una sorta di regola di vita. Attaccare sempre, anche senza palla. Di qui al Morten di oggi, il passo è stato breve: in questo avvio di stagione è ancora una volta il giocatore dei principali campionati europei con il maggior numero di tackle vinti (con Masini a ruota: qualcosa vorrà pur dire).
Ritrovare stabilmente la nazionale è fra i suoi obiettivi, anche in ottica Mondiale?
Lei, cresciuto nel mito di Gerrard, oggi è il modello ideale del giocatore box to box, dopo essersi confermato anno dopo come uno straordinario rubapalloni. La dote è innata o va coltivata.
"Per me è qualcosa che sento dentro. Già da piccolino capivo di poter fare bene questo tipo di gioco, ma credo sia difficile stabilire oggi perché io abbia mantenuto questa attitudine sin dagli danesi. Il vantaggio rispetto ad altri specialisti ad esempio nei calci piazzati, è che nel mio caso qualunque allenamento mi permette di perfezionare il tackle, cercando di farlo nel modo più pulito e corretto possibile, senza commettere fallo".
Lei è anche l’eccezione alla regola di un calcio che non ha più bandiere. In tre anni e mezzo è diventato il giocatore più presente della rosa (129 gare), ad appena 24 anni. Si sarebbe aspettato di diventare un simbolo del Grifone, quando arrivò qui nel 2022 non ancora affermato?
"Il mio calcio è costruito innanzitutto su tre concetti base: poter giocare, stare bene ed essere felice. Nient’altro. Ecco perché oggi posso confermare di essere molto soddisfatto della mia esperienza al Genoa. Io leader? Le dico questo: ce ne sono tanti in squadra, e comunque non necessariamente sei un leader perché hai giocato tante partite".
È stato uno degli uomini-mercato del Genoa sino alla chiusura dei trasferimenti. Le ha pesato allenarsi con il pensiero che poteva essere ceduto?
"Non ne sono stato condizionato, ho fatto l’abitudine che si possano creare situazioni simili in periodi di mercato. Sono sempre rimasto concentrato e focalizzato sul Genoa".
Il Genoa scandinavo ormai vale quasi un quarto della rosa: quest’anno siete sei. Tre danesi (lei, Gronbaek e Otoa), due norvegesi (Ostigard e Thorsby), un islandese (Ellertsson). Siete molto affiatati?
"È sicuramente tutto più facile quando in gruppo hai compagni che provengono dalla tua stessa parte del mondo, con la tua medesima cultura. In questo modo si crea una connessione personale più immediata, ma qui va detto che il rapporto è eccellente con tutti, e non da oggi".
Thorsby, uno che in Liguria ha messo radici, dice che qui è sempre estate… (risata, ndr)
"Beh, non mi spingerei a tanto, però è vero che qui si vive benissimo".
La rosa attuale è, a giudizio del club, più forte dell’anno scorso, ma come dice Vieira "è stata ringiovanita e serve pazienza". L’inizio è stato complicato: che idea si è fatto?
"È sempre difficile fare previsioni di questo tipo, sul valore accresciuto della squadra. Di sicuro potenzialmente questa è un’ottima rosa e lavoriamo per ottenere il meglio da noi stessi. Da quello che ho visto sin qui, non escludo certo che si possano raggiungere risultati importanti”.
Sempre Vieira: "Salvarsi sarà più complicato del campionato passato". La concorrenza è forte: pensiamo alla crescita del Como, il vostro prossimo avversario, o alle due vittorie iniziali ottenute dalla Cremonese.
"Il livello generale è salito, ma la parola chiave è combattere, attaccare ogni spazio che abbiamo, andando a battagliare con tutti".
Ci svela il vostro punto di forza?
"Sarebbe bello se mi chiamassero, ma la priorità è il Genoa: se mai accadesse, sarebbe solo una conseguenza di quanto ho fatto qui".
"Io uso questa semplice parolina che dice tutto: “Togetherness”. Voi, in Italia, direste solidarietà, fratellanza, unità. E’ il nostro valore-chiave".
Il club punta a migliorare il tredicesimo posto di un anno fa. Si può fare?
"Giusto che voglia provarci. Abbiamo ambizioni molto alte e questo è l’obiettivo di tutti, anche se poi va contestualizzato nella realtà".
Quanto l’ha fatta crescere Vieira?
"Avere un allenatore che ha giocato a livelli altissimi nel tuo stesso ruolo è una grande fortuna. Vieira è prezioso, mi sta aiutando moltissimo a migliorare con il pallone fra i piedi... con la sua voce mi spinge forte da lontano durante gli allenamenti”.
Nel 4-2-3-1 rossoblù, lei e Masini sembrate avere ormai un’intesa perfetta a guardia della difesa.
"Vero. Ci intendiamo a meraviglia, c’è sintonia anche fuori dal campo e questo aiuta. Ormai non servono molte parole, ci capiamo in un attimo, anche perché entrambi in campo abbiamo innata la stessa missione: aiutare i compagni. Meglio di così..."